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La cometa interstellare 3I/ATLAS si avvicina alla Terra a dicembre senza rischio di collisione

3I ATLAS
3I ATLAS - REPRODUÇÃO X 3I ATLAS - REPRODUÇÃO X

La cometa 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare rilevato nel Sistema Solare, raggiungerà la massima vicinanza alla Terra il 19 dicembre 2025. In quella data, il corpo celeste passerà a circa 270 milioni di chilometri dal pianeta, una distanza equivalente a quasi il doppio del raggio orbitale della Terra attorno al Sole. Gli astronomi della NASA e dell’Agenzia spaziale europea (ESA) confermano che la traiettoria iperbolica della cometa non presenta alcun rischio di collisione, consentendo la continuazione delle osservazioni scientifiche.

Scoperto il 1° luglio 2025 dal telescopio ATLAS in Cile, 3I/ATLAS viaggia a più di 210mila chilometri all’ora, provenendo dalla direzione della costellazione del Sagittario. Dopo aver raggiunto il perielio il 29 ottobre, a 210 milioni di chilometri dal Sole, l’oggetto è riapparso nel cielo terrestre all’inizio di novembre, mostrando cambiamenti nella chioma e nella coda.

Gli esperti utilizzano missioni come Hubble, James Webb e SPHEREx per analizzarne la composizione, che include anidride carbonica e ghiaccio d’acqua, rivelando indizi sugli antichi sistemi stellari. Il passaggio ravvicinato di Marte del 3 ottobre ha consentito immagini dettagliate da sonde come Mars Express ed ExoMars Trace Gas Orbiter.

Scoperta e identificazione iniziali

Gli astronomi hanno identificato 3I/ATLAS come una cometa interstellare poco dopo la sua rilevazione, grazie a osservazioni preliminari che hanno mostrato attività cometaria. L’oggetto, inizialmente catalogato come A11pl3Z, ha ricevuto la designazione ufficiale C/2025 N1 (ATLAS) e 3I/ATLAS, evidenziando la sua origine al di fuori del Sistema Solare.

Il telescopio spaziale Hubble ha catturato immagini il 21 luglio, quando la cometa si trovava a 445 milioni di chilometri dalla Terra.a, rivelando una chioma di polvere a forma di lacrima. Gli studi iniziali stimano che il nucleo abbia un diametro compreso tra 440 metri e 5,6 chilometri.

Le previsioni indicano che la cometa rimarrà visibile ai telescopi amatoriali fino a gennaio 2026, prima di allontanarsi definitivamente.

Immagine attraverso lo spazio Hubble Telescopio della cometa interstellare 3IATLAS, che mostra la sua criniera e la coda che cresce
Foto – NASA/ESA/David Jewitt (UCLA)

Composizione chimica rivelata dagli osservatori

Il telescopio spaziale James Webb ha osservato 3I/ATLAS il 6 agosto 2025, rilevando la presenza dominante di anidride carbonica nella chioma, che si estende per quasi 350.000 chilometri e brilla di verde. Questa nube di gas e polvere differisce dalle comete locali, suggerendo la formazione in condizioni stellari distanti.

Le analisi SPHEREx, tra il 7 e il 15 agosto, hanno confermato la presenza di ghiaccio d’acqua ed emissioni di idrossile (OH), indicative della sublimazione solare. La composizione include tracce di nichel atomico, che incuriosisce gli scienziati, ma non cambia la sua classificazione naturale.

Osservazioni terrestri, come quelle dell’Osservatorio del Teide in Spagna, hanno registrato una coda anti-collare rivolta verso il Sole, con un allungamento fino a 30 secondi d’arco.

Cambiamenti osservati dopo il perielio

Dopo il perielio, la cometa ha mostrato una maggiore luminosità, raggiungendo la magnitudine 7-8, e un colore più blu rispetto al Sole, secondo i dati dell’Osservatorio Swift. Questa accelerazione anomala, di 1,1×10⁻⁶ unità astronomiche al giorno al quadrato, è il risultato delle espulsioni di gas, che aumentano il tasso di perdita di massa da 150 kg/s a 2 milioni di kg/s.

Le immagini della sonda cinese Tianwen-1, a 30 milioni di chilometri di distanza, hanno catturato getti di materiale che si estendono per 1 milione di chilometri verso il Sole. La frammentazione parziale, suggerita dagli astronomi, spiega la perdita del 16% della massa, senza alcun impatto sull’orbita.

Il radiotelescopio MeerKAT ha rilevato segnali radio a 1665-1667 MHz, legati a molecole OH, rafforzandone la natura organica.

Traiettoria e passaggi planetari

  • Passaggio di Marte: 3 ottobre 2025, 28 milioni di chilometri, osservato da Perseverance, Curiosity e orbiter.
  • Vicino a Venere: 3 novembre 2025, a 97 milioni di chilometri di distanza.
  • Avvicinamento alla Terra: 19 dicembre 2025, 269 milioni di chilometri, sul lato opposto del Sole.
  • Incontro con Giove: 16 marzo 2026, a 54 milioni di chilometri di distanza, monitorato da Giunone e JUICE.

Queste distanze garantiscono la sicurezza, dato che la cometa lascia il Sistema Solare su una traiettoria iperbolica. L’International Asteroid Warning Network (IAWN) coordina il tracciamento per perfezionare i dati sull’orbitaaltro.

Osservazioni di missioni spaziali

Missioni come Europa Clipper e Lucy della NASA hanno reindirizzato gli strumenti su 3I/ATLAS in ottobre, catturando spettri infrarossi. JUICE dell’ESA tenterà le osservazioni a novembre, nonostante la distanza di 64 milioni di chilometri, con dati previsti per febbraio 2026 a causa delle limitazioni di trasmissione.

Il Gemini South Telescope ha registrato la coda in agosto, misurando 56.000 chilometri di lunghezza. Queste raccolte forniscono il primo sguardo dettagliato di un visitatore interstellare post-perielio.

Gli astronomi prevedono che l’oggetto, stimato in 7 miliardi di anni, offre spunti sulla formazione galattica, superando i 4,6 miliardi di anni del Sistema Solare.

Voci smentite dagli esperti

Le speculazioni sull’origine tecnologica, guidate dalle accelerazioni e dalla composizione, sono state confutate dalla NASA, che classifica 3I/ATLAS come una cometa naturale. Secondo i bollettini del Minor Planet Center, le teorie sulla frammentazione estrema o sui segnali artificiali mancano di prove.

L’estrema polarizzazione negativa, simile a quella di 2I/Borisov, è il risultato della polvere interstellare e non di un progetto intenzionale. Le osservazioni confermano l’assenza di esplosioni o comportamenti non gravitazionali oltre la sublimazione prevista.

Gli scienziati sottolineano che l’attenzione rimane sulla scienza, con campagne globali che migliorano i modelli delle orbite iperboliche.

Visibilità per gli osservatori

La cometa riappare nel cielo mattutino di novembre, visibile in costellazioni come quella della Vergine con telescopi da 30 centimetri di apertura. Nell’emisfero australe, il rilevamento richiede cieli bui prima dell’alba.

  • Magnitudo massima: 12 a novembre, scendendo a 14 a dicembre.
  • Durata: fino a gennaio 2026, prima della partenza definitiva.
  • Equipaggiamento: binocolo da 70 mm insufficiente; preferisco rifrattori da 8 pollici.

I dilettanti in Austria e Spagna hanno già registrato immagini post-perielio, che mostrano un coma in espansione.

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