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Il telescopio James Webb identifica due code di elio sull’esopianeta WASP-121 b distante 880 anni luce

James Webb
James Webb - Alejo Miranda/shutterstock.com

Telescópio Espacial James Webb ha identificato una struttura senza precedenti nell’atmosfera dell’esopianetaWASP-121b, situato a circa 880 anni luce da Terra.

Gli astronomi hanno osservato due enormi code di elio che fuoriescono dal pianeta, estendendosi per più della metà della sua orbita attorno alla stella ospite.

La scoperta è avvenuta durante un monitoraggio continuo di quasi 37 ore, coprendo più di un’orbita completa del pianeta.

  • L’esopianeta è classificato come Júpiter ultracaldo.
  • Il suo periodo orbitale dura solo 30 ore.
  • La vicinanza alla stella riscalda la sua atmosfera fino a migliaia di gradi, facilitando la perdita di gas leggeri.

Caratteristiche dell’esopianeta WASP-121 b

WASP-121 b ha un diametro circa 1,8 volte maggiore di quello di Júpiter.

Orbita attorno a una stella nella costellazione Puppis, a una distanza equivalente a circa il 2,6% della separazione tra Terra e Sol.

Il pianeta è bloccato dalle maree, con un lato sempre rivolto verso la stella, il che genera temperature estreme nell’emisfero diurno.

Queste condizioni favoriscono l’espansione e la fuoriuscita di elementi leggeri come l’elio e l’idrogeno.

Dettagli dell’osservazione con JWST

I ricercatori hanno utilizzato lo strumento NIRISS, un contributo canadese, per catturare la firma dell’elio nell’infrarosso.

L’osservazione continua ha rivelato che la fuga atmosferica persiste per circa il 60% dell’orbita.

Le code di elio si estendono a distanze maggiori di 100 volte il diametro del pianeta.

I modelli 3D indicano che una coda guida il movimento orbitale, attratta dalla gravità stellare, mentre l’altra segue dietro, spinta dal vento e dalla radiazione stellare.

Formazione di doppie code

La coda anteriore è formata dall’attrazione gravitazionale della stella, che attira verso l’interno il materiale fuoriuscito.

La coda posteriore è il risultato della pressione delle radiazioni e dei venti stellari, che spingono l’elio verso l’esterno.

Questa doppia configurazione sfida gli attuali modelli di fuga atmosferica, che generalmente prevedono una singola coda cometaria.

La struttura osservata copre quasi il 60% dell’orbita, rappresentando la rilevazione più estesa mai registrata.

Implicazioni per l’evoluzione planetaria

La continua fuga atmosferica può alterare significativamente nel tempo le dimensioni e la composizione dei pianeti gassosi.

In casi estremi, i giganti gassosi si riducono fino a dimensioni simili a Netuno o perdono l’intera atmosfera, lasciando solo nuclei rocciosi.

WASP-121 b funge da laboratorio per studiare questi processi in tempo reale.

Le future osservazioni con JWST aiuteranno a determinare se si verificano strutture doppie su altri esopianeti simili.

Strumento e gruppo di ricerca

NIRISS ha consentito il rilevamento preciso dell’elio metastabile a distanze interstellari.

Il team internazionale comprendeva astronomi da Instituto Trottier di Pesquisa a Exoplanetas di Universidade di

I risultati, pubblicati su Nature Communications, evidenziano la complessità delle atmosfere ultracalde di Júpiteres.

Ulteriori ricerche esploreranno il ruolo delle radiazioni e dei venti stellari nel modellare le atmosfere planetarie distanti.

Modelli teorici e sfide

Le simulazioni al computer esistenti spiegano le code singole, ma non riproducono la doppia struttura osservata.

La scoperta indica la necessità di nuovi modelli tridimensionali che incorporino le interazioni gravitazionali e la dinamica del vento.

Il fenomeno può contribuire a comprendere rarità come il “deserto caldo Netunos”, dove i pianeti intermedi sono scarsi.

Studi su altri sistemi verificheranno se la doppia configurazione rappresenta un caso isolato o un modello comune.

Il processo di perdita atmosferica osservato in WASP-121 b avviene in modo persistente e su larga scala.

Questa fuga modella l’evoluzione degli esopianeti vicini alle loro stelle.

Il rilevamento continuo fornisce dati preziosi per affinare le teorie sulla formazione e trasformazione planetaria.

I progressi nel JWST consentono osservazioni più dettagliate di fenomeni distanti precedentemente inaccessibili.

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