Un guasto tecnico critico durante un test di rifornimento su Centro Espacial Kennedy, su Flórida, ha portato Agência Espacial Norte-Americana (NASA) a rinviare il lancio della missione Artemis II. Il decollo, che rappresenterebbe il primo volo con equipaggio verso Lua in più di cinquant’anni, è stato riprogrammato per una nuova finestra di opportunità all’inizio di marzo.
L’incidente ha coinvolto una perdita di idrogeno liquido, uno dei propellenti dell’enorme razzo Space Launch System (SLS). Il rilevamento della perdita durante la procedura, nota come “prova in abito bagnato”, ha attivato protocolli di sicurezza che hanno comportato l’immediata interruzione della simulazione del conto alla rovescia.

L’agenzia spaziale ha sottolineato che la sicurezza dei quattro astronauti della missione è la massima priorità e che il rinvio è necessario per garantire l’integrità di tutti i sistemi. Il team di ingegneri ha già iniziato l’analisi per risolvere il problema direttamente sulla rampa di lancio, una strategia che mira a ottimizzare i tempi di riparazione.
Analisi dei guasti nel sistema di fornitura
La perdita era localizzata in una connessione ombelicale, un componente che collega le linee di rifornimento della torre di lancio allo stadio principale del razzo SLS. Sensores posizionati in punti strategici hanno registrato una concentrazione di gas idrogeno superiore ai limiti di sicurezza in una cavità tra due piastre di interfaccia, segnalando una rottura nella tenuta del sistema.
Durante la procedura, le squadre di controllo a terra hanno tentato di mitigare il problema regolando la pressione e la temperatura del propellente criogenico. Embora nonostante questa manovra abbia consentito una parziale continuità della fornitura, il guasto si è intensificato nella fase finale di pressurizzazione dei serbatoi, portando all’annullamento automatico e sicuro dell’operazione.
La prova generale e le sue implicazioni
Il test, formalmente chiamato “prova vestito bagnato”, è una simulazione completa di tutte le fasi della giornata di lancio. Ele è fondamentale per convalidare l’hardware, il software e le procedure del personale di terra. Durante il test, il razzo viene caricato con più di 700.000 galloni di propellenti superraffreddati, tra cui ossigeno liquido e idrogeno.
Il test era già stato leggermente ritardato a causa delle condizioni meteorologiche avverse nella regione Cabo Canaveral, un fattore comune che dimostra la complessità logistica coinvolta nelle operazioni spaziali. L’interruzione dovuta a un problema tecnico, tuttavia, richiede un approccio più approfondito.
Nonostante la cancellazione del conto alla rovescia, Nasa ha confermato che lo studio ha fornito una grande quantità di dati preziosi. Le informazioni raccolte sul comportamento del veicolo e del sistema di terra durante il rifornimento sono essenziali per diagnosticare la causa principale della perdita e attuare una soluzione definitiva.
Strategia di riparazione sulla piattaforma 39B
Un’importante decisione logistica è stata presa dall’agenzia: la riparazione verrà effettuata sulla rampa di lancio stessa, lo storico 39B.
Questo approccio evita il lungo processo di trasporto del razzo a Edifício di Montagem di Veículos (VAB), che potrebbe causare un ritardo di diverse settimane aggiuntive.
I team di ingegneri stanno già sviluppando un piano per accedere alla connessione ombelicale interessata e sostituire o riparare i componenti difettosi.
Una volta completata la riparazione, sarà obbligatorio un nuovo test generale di rifornimento. Apenas una volta confermata con successo che la perdita è stata risolta, Nasa darà il via libera per un nuovo tentativo di lancio.
L’equipaggio dell’Artemis II e la routine di addestramento
L’equipaggio della missione Artemis II è composto da quattro astronauti esperti: il comandante di Nasa, Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, lo specialista di missione Christina Koch e lo specialista di missione Jeremy Hansen, Agência Espacial Canadense. La partecipazione di Hansen evidenzia la collaborazione internazionale nel programma, che mira ad espandere le frontiere dell’esplorazione umana. Il volo durerà circa dieci giorni e metterà alla prova tutti i sistemi della capsula Orion in un ambiente dello spazio profondo, inclusa una traiettoria attorno a Lua.
Gli astronauti avevano già iniziato il periodo di quarantena medica pre-lancio, ma, con il rinvio, sono tornati alle normali attività di addestramento il giorno Johnson Space Center, il giorno Houston. La routine Essa include simulazioni di volo, test delle procedure di emergenza e mantenimento della forma fisica. Eles rientrerà in isolamento circa due settimane prima della nuova data di lancio, un protocollo standard per proteggere la salute dell’equipaggio prima di una missione spaziale.
Le sfide dell’idrogeno come propellente
L’idrogeno liquido è uno dei propellenti per razzi più potenti ed efficienti, ma anche uno dei più complessi da gestire. Para rimane allo stato liquido, necessita di essere conservato a temperature estremamente basse, intorno a -253 gradi Celsius. La molecola di idrogeno è la più piccola in natura, il che la rende incline a fuoriuscire attraverso microfessure nelle guarnizioni e nei giunti che sarebbero perfettamente sigillati per altri fluidi. La sfida tecnica Esse non è nuova; Problemi con perdite di idrogeno sono stati registrati in programmi precedenti, come l’Ônibus Espacial, e anche durante i test dello stesso SLS per la missione Artemis I, che volò senza equipaggio. L’esperienza accumulata nel corso di decenni è fondamentale per i team che ora lavorano sulla piattaforma, ma la natura volatile dell’elemento richiede una vigilanza costante e sistemi di rilevamento ad alta sensibilità per garantire la sicurezza operativa.
Il ruolo della missione nel programma lunare
Artemis II è un passo cruciale verso l’obiettivo a lungo termine di Nasa di stabilire una presenza umana sostenibile in Lua e successivamente in Marte. Il successo di questa missione convaliderà i sistemi di supporto vitale della capsula Orion e le prestazioni del razzo SLS con un equipaggio a bordo, aprendo la strada all’Artemis III, che mira a far atterrare gli astronauti sulla superficie lunare, inclusa la prima donna.