Lo studio indica che la NASA ha trovato la vita su Marte 50 anni fa e ne ha accidentalmente incenerito le prove
La ricerca di risposte definitive sull’esistenza di microrganismi in Planeta Vermelho potrebbe aver avuto un successo prematuro e non riconosciuto esattamente 50 anni fa. Novas interpretazioni dei dati chimici suggeriscono che gli strumenti delle sonde inviate sul suolo marziano hanno rilevato materia organica, ma i protocolli di analisi hanno finito per incenerire i campioni prima della conferma. Lo scenario farebbe pensare ad un errore tecnico causato dalla mancata conoscenza in quel momento dell’esatta composizione del terreno.
L’elemento centrale di questa svolta scientifica è il perclorato, un sale altamente ossidante e infiammabile se sottoposto ad alte temperature. Negli anni ’70, l’agenzia spaziale non era a conoscenza della prevalenza di questo composto sulla superficie del suo vicino planetario.
ANNIVERSARIO DI QUESTA FOTO STORICA!!
Il 18 maggio 1979, il lander della missione Viking 2, che, insieme al suo gemello Viking 1, fu inviato da@NASAper cercare la vita su Marte ha catturato questa immagine dell’acqua ghiacciata sulla superficie di Utopia Planitia.pic.twitter.com/LXY5JMzr2h
—Sacani (Spazio Today) – AKA Gordão Foguetes (@SpaceToday1)19 maggio 2024
Eseguendo test standard di riscaldamento del suolo per rilasciare gas analizzabili, l’apparecchiatura avrebbe inavvertitamente creato una fornace chimica, distruggendo qualsiasi traccia biologica che potesse esistere.
Il ruolo decisivo del perclorato nelle analisi
La comprensione della chimica marziana è cambiata radicalmente dopo la missione Phoenix del 2008, che ha identificato perclorato in abbondanza nella regolite. I dati Esse erano il pezzo mancante per rivalutare i risultati ottenuti dalle sonde Viking 1 e 2. Il gascromatografo-spettrometro di massa (GC-MS) utilizzato all’epoca riscaldava i campioni ad alte temperature, con l’obiettivo di vaporizzare i composti organici per l’identificazione.
- Il suolo marziano conteneva perclorato, sconosciuto agli scienziati nel 1976.
- Il riscaldamento dei campioni ha attivato la proprietà ossidante del sale.
- La reazione chimica risultante ha incenerito tutta la materia organica presente.
- Gli strumenti hanno rilevato solo anidride carbonica e cloruri residui.
La presenza di clorometano e diclorometano nei risultati originali è stata, per decenni, attribuita alla contaminazione terrestre portata dalle navi stesse. Tuttavia, moderni esperimenti di laboratorio, simulando le condizioni di Marte con la presenza di perclorato, hanno riprodotto esattamente gli stessi gas. Isso indica che le molecole organiche erano originarie del pianeta e sono state degradate dal metodo di ricerca stesso.
Modelli biologici e persistenza dei segnali positivi
Il dibattito assume nuovi contorni con l’introduzione del modello BARSOOM, proposto dal chimico Steve Benner. La teoria suggerisce l’esistenza di batteri autotrofi capaci di respirare l’ossigeno immagazzinato, adattati alle condizioni aride e ossidanti dell’attuale superficie. Segundo questa ipotesi, gli organismi avrebbero meccanismi per sopravvivere in nicchie protette, essendo compatibili con dati precedentemente considerati inconcludenti o negativi.
Questo punto di vista è in linea con il sostegno storico di Gil Levin, ricercatore principale di uno degli esperimenti biologici di Viking, il test Liberação di Marcador. Levin ha sostenuto fino alla fine della sua vita che i risultati positivi del metabolismo rilevati nel 1976 erano autentici. La spiegazione del perclorato risolve la contraddizione tra il segno positivo del metabolismo e la presunta assenza di corpi organici, convalidando la possibilità che la vita sia stata rilevata e poi distrutta dallo strumento vicino.
Impatto sulle missioni moderne e sulla raccolta dei campioni
Le lezioni apprese dalle interpretazioni errate del passato hanno plasmato fondamentalmente l’architettura delle missioni attuali, come quella del rover Perseverance. La strategia contemporanea ha abbandonato l’analisi termica distruttiva in situ come metodo principale per rilevare la vita. Invece, l’attenzione si è spostata sulla raccolta e sullo stoccaggio ermetico di rocce e sedimenti promettenti.
L’obiettivo ora è riportare questi campioni a Terra, dove laboratori dotati di tecnologia superiore e liberi dai limiti energetici di una sonda spaziale saranno in grado di eseguire analisi a freddo. Il metodo Esse preserverà le strutture molecolari complesse che andrebbero perse in test sul campo aggressivi, garantendo che, se esistono biofirme, non verranno confuse con reazioni chimiche abiotiche.








