Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato giovedì che le forze americane attaccheranno l’Iran questa sera con grande forza e che Washington intende prendere il controllo dell’isola di Kharg e di altri punti delle infrastrutture petrolifere iraniane.
Trump ha scritto sulla rete Truth Social che, nel prossimo futuro, gli Stati Uniti occuperanno l’isola strategica attraverso la quale passa la maggior parte delle esportazioni di petrolio dell’Iran e controlleranno completamente i mercati di petrolio e gas del paese, ripetendo ciò che hanno fatto in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro.
La dichiarazione arriva nel mezzo di una nuova ondata di ostilità. Gli Stati Uniti hanno confermato per due giorni consecutivi attacchi contro obiettivi iraniani, inclusi radar, difese antiaeree e centri di controllo vicino allo Stretto di Hormuz. L’Iran ha risposto con azioni contro le posizioni americane nella regione.
Gli attacchi contro petroliere civili scatenano proteste internazionali
La tensione è salita con l’attacco americano alla petroliera Jalveer, battente bandiera della Guinea-Bissau, accusata di aver tentato di rompere il blocco dei porti iraniani nel Golfo di Oman. Negli ultimi giorni tre marinai indiani sono morti in incidenti simili, tra cui la nave mercantile Settebello.
L’India ha convocato i rappresentanti americani per una protesta formale e ha definito le morti una perdita irreparabile. L’azione ha colpito lavoratori provenienti da un paese esterno al conflitto diretto, il che ha aumentato le ripercussioni negative.
Contesto della strategia di Trump con il Venezuela
Nel citare il Venezuela come esempio di successo, Trump fa riferimento all’influenza americana nel settore petrolifero dopo il cambio di potere di gennaio. Nel caso venezuelano non c’è stata solo un’azione militare: la vicepresidente Delcy Rodríguez ha fatto da interlocutore, accettando le condizioni imposte da Washington per mantenere la stabilità.
Analisti notano che un’operazione simile in Iran sarebbe più complessa. L’isola di Kharg è un centro vitale, ma un’acquisizione fisica comporterebbe maggiori rischi di vittime americane e richiederebbe risorse che gli Stati Uniti avrebbero in scorte limitate di armi a lungo raggio.
Esitazione e pressione per la negoziazione
In un’intervista a Fox News, Trump ha mostrato un tono più cauto, affermando che lo scenario è “folle” e che preferisce evitare le infrastrutture civili per non far soffrire la popolazione. Ha ribadito la sua preferenza per l’isola di Kharg, ma si è chiesto se gli americani avessero lo “stomaco” per l’operazione.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha difeso questo approccio come una forte tattica negoziale. I comandanti militari evitano di dettagliare i piani futuri, ma il messaggio è chiaro: massima pressione per forzare un accordo.
Impatto sulla regione e sul mercato globale
L’escalation mette a rischio qualsiasi progresso verso un cessate il fuoco. L’Iran ha dichiarato bloccato lo Stretto di Hormuz fino a nuovo avviso, il che potrebbe influenzare il flusso globale di petrolio. Cina, Russia, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno chiesto moderazione e ripresa del dialogo.
La chiusura o la restrizione dello stretto avrebbero un effetto immediato sui prezzi del petrolio, già messi sotto pressione dall’instabilità. L’isola di Kharg concentra circa il 90% delle esportazioni iraniane, rendendola una parte centrale di qualsiasi strategia di strangolamento economico.