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La cometa interstellare 3I/Atlas rivela una composizione chimica unica nelle osservazioni della NASA

Cometa
Cometa - Sjo/ iStock

La cometa 3I/Atlas, rilevata il 1 luglio 2025 dal telescopio ATLAS a Chile, rappresenta il terzo oggetto interstellare che ha confermato di attraversare Sistema Solar. Astrônomos della NASA e agenzie internazionali ne monitorano il passaggio da allora, con osservazioni intensificate nel novembre 2025. La traiettoria iperbolica conferma la sua origine esterna, senza alcuna orbita collegata a Sol.

La sua velocità iniziale di 61 km/s e l’accelerazione fino a 57 km/s oltre all’influenza solare evidenziano le peculiarità dinamiche. Equipes aziende globali utilizzano telescopi terrestri e spaziali per registrare i dati prima che vengano rilasciati definitivamente.

La composizione chimica, rivelata dalle analisi spettroscopiche, differisce dalle comete locali, con un’enfasi sull’alto contenuto di anidride carbonica. I risultati di Esses derivano da missioni come James Webb e Hubble, che hanno catturato emissioni gassose in agosto e settembre 2025.

Il monitoraggio globale rivela i dettagli della struttura 3I/Atlas

3IATLAS
3IATLAS – Foto: Jack_the_sparow/Shutterstock.com

L’attrezzatura della NASA ha catturato immagini della cometa da molteplici prospettive mentre si avvicinava al perielio il 30 ottobre 2025.

La missione MAVEN, in orbita attorno a Marte, ha registrato atomi di idrogeno attorno all’oggetto il 28 settembre 2025, a 30 milioni di chilometri dal pianeta rosso.

Il rover Perseverance ha identificato la cometa come un debole bagliore il 4 ottobre 2025, confermando la sua visibilità remota.

Queste osservazioni, combinate con i dati di SOHO tra il 15 e il 26 ottobre 2025, forniscono il quadro più ampio fino ad oggi.

La composizione chimica differenzia 3I/Atlas dagli oggetti solari

Il 6 agosto 2025, Telescópio James Webb ha rilevato una chioma dominata da anidride carbonica, con una proporzione otto volte maggiore dell’acqua osservata nelle comete di Sistema Solar. L’anomalia Essa suggerisce la formazione nelle regioni fredde di un altro disco protoplanetario, possibilmente sulla linea di ghiaccio della CO₂.

Nelle emissioni compaiono anche monossido di carbonio e solfuro di carbonile, indicando un’esposizione prolungata alle radiazioni interstellari. Il nucleo, stimato tra 440 metri e 5,6 chilometri di diametro da Hubble il 20 agosto 2025, mostra espulsioni stabili senza bagliori rilevati.

  • Anidride carbonica (CO₂): Principal componente del coma, superiore all’80% delle emissioni volatili.
  • Acqua (H₂O): concentrazione Baixa, suggerendo barriere interne al calore solare.
  • Monossido di carbonio (CO): Presente a livelli moderati, compatibile con età avanzate.
  • Altre tracce: Cianeto e alto deuterio, tre volte quello degli oceani terrestri.

Questi elementi rafforzano l’ipotesi di un sistema di origine con condizioni termiche diverse.

Origine ed età stimata del visitatore cosmico

I modelli computazionali indicano che 3I/Atlas si è formato da 7,6 a 14 miliardi di anni fa nello spesso disco di Via Láctea, una regione di vecchie stelle con bassa metallicità. L’età di Essa supera i 4,6 miliardi di anni di Sistema Solar, rendendolo una reliquia delle prime ere galattiche.

La sua probabile espulsione è avvenuta attraverso interazioni gravitazionali con corpi massicci nel suo sistema natale, dirigendolo nello spazio interstellare. Observações di TESS suggerisce l’attività della cometa dal 7 maggio 2025, a 6,4 unità astronomiche da Sol.

Astronomi come Tom Statler della NASA descrivono l’oggetto come una capsula del tempo per storie stellari remote. L’elevata velocità verticale rispetto alle stelle vicine rafforza la sua orbita inclinata nella galassia.

La ricca composizione di nichel e ferro rilevata nelle analisi del novembre 2025 supporta questa narrazione di formazione primordiale.

Anomalie di coda ed emissioni del 3I/Atlas

Il 5 novembre 2025, la NASA ha registrato un’anticoda invertita che punta verso Sol, un fenomeno senza precedenti che è durato giorni prima di dissiparsi. La struttura Essa, composta da plasma e polvere, è stata sostituita da una coda antisolare convenzionale di 56mila chilometri.

Le emissioni radio e ultraviolette, generate dalle interazioni con il vento solare, producono fluttuazioni regolari osservate da strumenti come HiRISE di Mars Reconnaissance Orbiter il 2 ottobre 2025.

La polarizzazione estrema nella luce riflessa sfida i modelli di sublimazione, suggerendo complesse dinamiche interne. Caudas di polvere, visibile a Gemini South nell’agosto 2025, è cresciuto fino a 30 secondi d’arco.

Queste variazioni, senza una visibile perdita di massa, incuriosiscono i team che prevedono l’influenza gravitazionale di Júpiter nel marzo 2026.

Traiettoria della cometa e osservazioni future

3I/Atlas ha raggiunto il perielio a 1,4 unità astronomiche da Sol, senza rischi per Terra, con un avvicinamento minimo il 19 dicembre 2025 a 1,8 unità astronomiche. L’uscita Sua va oltre l’eliosfera, a 50 km/s.

Missioni come Psyche e Lucy hanno catturato sequenze nel settembre 2025, a 53 milioni di chilometri di distanza, rivelando un alone di gas e polvere. JWST prevede nuove osservazioni nel dicembre 2025 per mappare i cambiamenti post-perielio.

I telescopi terrestri seguono l’oggetto nella costellazione Virgem fino alla primavera del 2026, con una magnitudine apparente di 10. Rede Internacional di Alerta di Asteroides coordina gli avvisi per traiettorie precise.

Implicazioni scientifiche del passaggio 3I/Atlante

Lo studio della cometa amplia la comprensione degli oggetti interstellari, con frequenze di passaggio forse sottostimate. Le proprietà chimiche di Suas contrastano con ‘Oumuamua e Borisov, arricchendo i modelli di formazione planetaria.

I dati sulle emissioni di idrogeno provenienti da MAVEN nel settembre 2025 illustrano le interazioni con gli ambienti planetari. Astrônomos prevede che le analisi spettrali finali riveleranno di più sui dischi di accrescimento nelle stelle antiche.

La campagna di osservazione, che coinvolge 20 missioni, dimostra il coordinamento globale per eventi rari. L’oggetto, che ora sta diminuendo di luminosità, continuerà a fornire informazioni alle simulazioni dell’evoluzione galattica.

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