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La cometa interstellare 3I/Atlas rivela una crosta di 20 metri formata da raggi cosmici, sottolinea James Webb

3I/Atlas
3I/Atlas - Foto: 3Dsculptor/Shutterstock.com

Telescópio Espacial James Webb ha effettuato un’osservazione dettagliata della cometa interstellare 3I/Atlas, identificando sulla sua superficie una crosta irradiata con una profondità stimata tra i 15 ei 20 metri. La scoperta, guidata dai ricercatori di Real Instituto Belga e Aeronomia Espacial, offre informazioni senza precedenti sugli effetti dei lunghi viaggi attraverso lo spazio profondo sugli oggetti celesti.

L’analisi dei dati raccolti nell’agosto 2025, quando la cometa si trovava a 445 milioni di chilometri da Terra, mostra che questo strato esterno si è formato nel corso di miliardi di anni. L’esposizione continua ai raggi cosmici galattici durante il suo passaggio attraverso Via Láctea ha alterato chimicamente la composizione della cometa, un processo che non si verifica così intensamente sui corpi celesti originari del nostro Sistema Solar.

3I/Atlas è il terzo oggetto interstellare confermato a visitare il nostro sistema. La traiettoria iperbolica di Sua e la velocità superiore a 210mila chilometri orari ne confermano l’origine esterna, proveniente da un altro sistema stellare. La ricerca si concentra sulla comprensione di come questi viaggiatori cosmici vengono modellati dall’ambiente galattico prima del loro breve passaggio attraverso il nostro vicinato.

Rota do comet 3I-ATLAS
Rotta della cometa 3I-ATLAS – Photo: Reproduction/ Youtube

La formazione graduale dello strato esterno

Durante il suo viaggio di un miliardo di anni attraverso la galassia, la cometa 3I/Atlas è stata incessantemente bombardata da raggi cosmici galattici, che sono particelle ad alta energia originate al di fuori del nostro Sistema Solar. L’interazione prolungata e intensa di Essa ha innescato un processo chimico fondamentale nelle sue calotte glaciali superficiali. L’impatto di queste particelle ha fornito l’energia necessaria per convertire il monossido di carbonio (CO) presente nel ghiaccio in anidride carbonica (CO2). Nel corso degli eoni, questa conversione cumulativa ha portato alla formazione della crosta spessa dai 15 ai 20 metri rilevata da James Webb. Il calcolo Simulações, ispirato ai dati della missione Rosetta sulla cometa 67P, suggerisce che un periodo di esposizione di un miliardo di anni è più che sufficiente per creare uno strato con queste caratteristiche. Diferentemente delle comete nel nostro sistema, 3I/Atlas non aveva la protezione dell’eliosfera, la bolla magnetica generata da Sol, consentendo alle interazioni con queste particelle di essere molto più dirette e trasformative.

Nessuna protezione solare durante il viaggio

La cometa 3I/Atlas ha viaggiato attraverso la galassia senza la protezione dell’eliosfera, la bolla protettiva che circonda Sistema Solar e filtra una parte significativa della radiazione cosmica. Essa condizione di vulnerabilità ha esposto l’oggetto a continue collisioni con particelle ad alta energia, rimodellandone chimicamente la superficie in modo profondo e permanente nel tempo.

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Le comete che hanno avuto origine in Sistema Solar, invece, mantengono composizioni considerate più primitive proprio perché beneficiano di questa barriera naturale. La crosta 3I/Atlante, quindi, è una testimonianza degli effetti accumulati su scale temporali galattiche, che alterano solo gli strati più esterni, mentre il suo nucleo può preservare anche materiale più antico.

L’analisi rafforza il modo in cui la radiazione prolungata modifica drasticamente gli oggetti sulle traiettorie interstellari. Observações sono in corso di elaborazione dati aggiuntivi per confrontare questi dati con quelli delle comete locali e comprendere meglio i processi di evoluzione delle comete in diversi ambienti cosmici.

Cambiamenti osservati nel perielio

Dopo aver raggiunto il perielio, il punto più vicino a Sol, il 29 ottobre 2025, l’intenso calore solare ha iniziato a sublimare la crosta irradiata di 3I/Atlante. Il processo Esse ha rilasciato grandi quantità di gas e polvere che sono rimasti intrappolati nello strato esterno, un fenomeno che espone gradualmente gli strati interni forse più conservati e primitivi.

Gli scienziati stanno confrontando gli spettri di luce della cometa prima e dopo il perielio per mappare la composizione originale del suo nucleo. Avvicinandosi Durante, la luminosità della cometa è aumentata rapidamente, mostrando un colore blu intenso, segno caratteristico del rilascio di gas volatili, in particolare di molecole di carbonio riscaldate.

La chioma, la nube di gas e polvere che circonda il nucleo, ha dimostrato una predominanza di anidride carbonica, uno schema atipico nelle comete Sistema Solar. Jatos di gas sono stati registrati da satelliti come SOHO e STEREO-A anche a distanze considerevoli da Sol, indicando una vigorosa attività superficiale.

Gli spettri rivelano una composizione unica

Lo strumento NIRSpec, a bordo di James Webb, è stato fondamentale nel rilevare elevate concentrazioni di anidride carbonica (CO2) nella chioma della cometa. L’abbondanza di questo composto suggerisce che 3I/Atlas si sia formato in regioni ghiacciate ricche di anidride carbonica vicino alla sua stella madre, un ambiente di formazione distinto da quello che ha dato origine alle comete nel nostro sistema.

Sebbene la crosta modificata dalle radiazioni copra la superficie, si ritiene che il nucleo della cometa conservi ancora materiali primitivi provenienti da Via Láctea. La tonalità bluastra osservata nel coma è attribuita al riscaldamento delle molecole di carbonio, indice della composizione chimica rilasciata durante la sublimazione.

L’analisi spettroscopica ha rivelato un rapporto CO2/acqua (H2O) di 7,6, il più alto mai registrato per una cometa, con emissioni di 129 kg di CO2 al secondo dal nucleo. I dati hanno anche confermato la presenza di granelli di ghiaccio d’acqua inferiori a 1 micrometro nella chioma, convalidando il modello di elaborazione dei raggi cosmici.

Traiettoria iperbolica e dimensioni

Scoperto nel luglio 2025 dal sistema ATLAS in Chile, vicino alla costellazione di Sagitário, 3I/Atlas segue un’orbita iperbolica. Isso significa che dopo il suo passaggio attraverso Sol, lascerà Sistema Solar per sempre, continuando il suo viaggio attraverso lo spazio interstellare. La velocità Sua di 210.000 km/h è la prova inconfutabile della sua origine esterna.

Le immagini catturate dai telescopi Hubble e James Webb hanno fornito dettagli della chioma e della coda, consentendo di stimare il diametro del suo nucleo tra 440 metri e 5,6 chilometri. Nell’agosto 2025 la cometa presentava già una superficie rossastra ed emissioni ultraviolette, segni della sua peculiare composizione.

L’attività iniziale della cometa è stata rilevata nel maggio 2025, quando si trovava ancora a 6,4 unità astronomiche da Sol, una distanza considerevole. Atualmente, la cometa rimane visibile ai telescopi professionali, anche se la sua luminosità diminuisce man mano che si allontana.

I modelli di sublimazione hanno dovuto essere adattati per tenere conto delle composizioni atipiche, che possono includere anche metalli come il nichel. Comparações con il secondo visitatore interstellare, 2I/Borisov, evidenziano somiglianze in termini di volatilità, ma anche importanti differenze nella composizione chimica.

Differenze chimiche in relazione alle comete locali

Gli oggetti interstellari come 3I/Atlas hanno una caratteristica sorprendente: l’abbondanza di anidride carbonica nella chioma supera quella dell’acqua, in diretto contrasto con le comete Sistema Solar, dove generalmente domina l’acqua. La crosta irradiata, risultato di miliardi di anni di esposizione ai raggi cosmici, domina la superficie, ma gli strati più profondi probabilmente preservano la chimica primordiale della galassia.

I dati raccolti nell’agosto 2025 convalidano questa distinzione, sottolineando il ruolo fondamentale delle radiazioni nell’evoluzione dei visitatori interstellari. Telescópios a terra continua a monitorare la coda e il tasso di luminosità per integrare le osservazioni spaziali.

Un’occasione unica per la scienza

Il passaggio 3I/Atlas offre una rara opportunità per calibrare modelli di emissione ed evoluzione di oggetti che sono stati esposti a livelli prolungati e intensi di radiazione cosmica. Le continue osservazioni colmano importanti lacune negli studi sull’evoluzione delle comete e sulla diversità dei piccoli corpi celesti in Via Láctea.

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