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La NASA lancia la missione Artemis II per orbitare attorno alla Luna con quattro astronauti dopo cinquant’anni

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Agência Espacial Norte-Americana (Nasa) ha iniziato questo mercoledì, 1 aprile 2026, la storica missione Artemis II, che segna il ritorno degli esseri umani in prossimità della Luna dopo più di 50 anni. L’equipaggio, composto da tre americani e un canadese, è partito Centro Espacial Kennedy, Flórida, a bordo della capsula Orion alimentata dal razzo Space Launch System (SLS). L’obiettivo centrale di questa fase è testare tutti i sistemi di supporto vitale e le capacità di manovra della navicella nello spazio profondo prima dell’atterraggio umano previsto per i prossimi anni.

Questo viaggio di circa 10 giorni rappresenta una pietra miliare tecnologica e diplomatica per l’esplorazione spaziale contemporanea, consolidando le infrastrutture necessarie per una presenza permanente sul satellite naturale. La missione non prevede l’atterraggio sulla superficie, ma eseguirà una traiettoria di ritorno libera, sfruttando la gravità lunare per spingere la navicella indietro su Terra. I dati raccolti durante il viaggio serviranno a validare le prestazioni di Módulo e Orion e la resistenza dello scudo termico di Orion durante il rientro nell’atmosfera terrestre.

Composizione dell’equipaggio e obiettivi tecnici del volo

La squadra Artemis II è guidata dal comandante Reid Wiseman, accompagnato dal pilota Victor Glover e dagli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Glover entra nella storia come la prima persona di colore a viaggiare oltre l’orbita terrestre bassa. Terra, mentre Koch diventa la prima donna a realizzare un’impresa del genere. Hansen, rappresentante di Agência Espacial Canadense, è il primo cittadino di un’altra nazionalità, oltre a quella nordamericana, a partecipare ad una missione lunare di queste dimensioni.

Durante le prime 24 ore di volo, Orion rimarrà in un’orbita terrestre alta per consentire agli astronauti di eseguire controlli dettagliati sui sistemi di comunicazione e navigazione. Esta La fase iniziale è fondamentale per garantire che la capsula funzioni come previsto prima che il motore principale venga acceso per l’iniezione translunare. Gli esperti monitorano costantemente la pressurizzazione della cabina e l’efficienza dei pannelli solari che alimentano i sottosistemi elettronici di bordo.

  • Reid Wiseman: Comandante della missione e responsabile della supervisione tecnica.
  • Victor Glover: Piloto addetto manovre manuali di prossimità.
  • Christina Koch: Especialista incentrato su esperimenti scientifici e biologici.
  • Jeremy Hansen: Especialista responsabile dell’interfacciamento con i sistemi robotici.

Traiettoria di volo e massimo avvicinamento alla superficie lunare

Il piano di volo stabilito da Nasa prevede che la navicella spaziale raggiungerà una distanza di circa 7.400 chilometri dalla superficie lunare nel suo punto più vicino. Diferente delle missioni Apollo, Artemis II utilizzerà un’orbita a “figura otto”, che consente un ritorno sicuro anche in caso di guasto al motore principale dopo l’uscita dall’orbita terrestre. Il profilo della missione Este si concentra sulla sicurezza dell’equipaggio e sulla raccolta di immagini ad alta risoluzione del lato opposto di Lua.

Si prevede che la navicella supererà il record di distanza di Terra stabilito dalla missione Apollo 13, raggiungendo una distanza di oltre 370mila chilometri dal nostro pianeta. Durante Durante questo periodo la comunicazione con la base al Houston subirà interruzioni programmate ogni volta che l’Orion passerà dietro all’Lua, mettendo alla prova l’autonomia dei sistemi di navigazione inerziale. I sensori di radiazione installati nella cabina misureranno l’impatto delle tempeste solari e dei raggi cosmici sulla salute degli astronauti.

Tecnologie di supporto vitale ed esperimenti scientifici

La capsula Orion è dotata di un avanzato sistema di controllo ambientale che ricicla l’aria e gestisce automaticamente la temperatura interna per il comfort dei quattro occupanti. Além dei compiti di pilotaggio, il team condurrà indagini su come la microgravità e le radiazioni dello spazio profondo influenzano i tessuti biologici attraverso dispositivi “organ-on-a-chip”. Gli esperimenti Esses sono fondamentali per pianificare viaggi più lunghi, comprese le future esplorazioni con equipaggio del pianeta Marte.

L’Módulo dell’Serviço Europeu, accoppiato all’Orion, fornisce la propulsione necessaria e immagazzina le scorte essenziali di acqua e ossigeno per l’intera durata del viaggio. L’integrazione tra componenti di diverse agenzie internazionali dimostra la cooperazione globale necessaria per sostenere programmi spaziali complessi e ad alto costo. La struttura esterna della nave è stata progettata per resistere a variazioni estreme di temperatura, che possono variare di centinaia di gradi a seconda dell’incidenza della luce solare.

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NASA – malgosia janicka/shutterstock.com

Procedure di rientro e recupero nell’Oceano Pacifico

Dopo aver completato il giro attorno a Lua, Orion inizierà il suo viaggio di ritorno di quattro giorni, preparandosi per un impatto controllato sull’atmosfera terrestre a velocità superiori a 40mila chilometri all’ora. Lo scudo termico dovrà dissipare temperature che raggiungono i 2.800 gradi Celsius per proteggere l’integrità fisica degli astronauti e i dati scientifici archiviati. Il sistema di paracadute si dispiegherà in tre fasi per ridurre la velocità fino all’immersione finale al Oceano Pacífico, dove saranno posizionate le squadre di soccorso del Marinha di Estados Unidos.

Il recupero della capsula e dell’equipaggio dovrebbe avvenire il 10 aprile 2026, secondo il programma ufficiale della missione, se non si verificano ritardi tecnici o meteorologici significativi. Le procedure di estrazione degli astronauti sono ampiamente addestrate nei simulatori per garantire agilità e sicurezza immediata dopo l’atterraggio in acqua. Una volta tratto in salvo, Orion verrà trasportato sulla terraferma per un’accurata analisi tecnica che durerà mesi e che servirà come base per la certificazione della missione Artemis III.

Ultimi preparativi al Centro Espacial Kennedy

Il lancio è stato preceduto da mesi di rigorosi test del sistema di propulsione e del software di volo per evitare eventuali anomalie durante la salita iniziale. Il razzo SLS, il più potente mai costruito dall’agenzia, ha utilizzato i suoi due propellenti a combustibile solido e quattro motori RS-25 per superare la gravità di Terra nei primi minuti di volo. L’infrastruttura di lancio su Complexo 39B è stata modernizzata appositamente per resistere al peso e al calore generati da questa nuova generazione di veicoli spaziali.

  • Monitoraggio costante delle condizioni meteo locali al numero Flórida.
  • Il rifornimento criogenico viene effettuato ore prima dell’accensione dei motori.
  • Controllo della ridondanza su tutti i sistemi elettronici della capsula.
  • Coordinamento internazionale con stazioni di localizzazione in tutto il mondo.

I tecnici dell’Nasa hanno evidenziato che la precisione della traiettoria di inserimento translunare è il fattore determinante per il successo della missione e per il risparmio di carburante durante le correzioni di rotta. L’entusiasmo del pubblico e della comunità scientifica riflette l’importanza di questo volo come preludio alla realizzazione di una base lunare sostenibile. Il monitoraggio in tempo reale delle funzioni vitali degli astronauti e dello stato della navicella continuerà ininterrottamente fino al completamento con successo della missione.

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