L’avvertimento di Oracle sui contratti IA rivela un rischio di 300 miliardi di dollari e abbassa le azioni del 35% per il mese
An unusual concern was expressed by Oracle in its most recent annual report, pointing out a significant risk related to its massive investments in artificial intelligence (AI) infrastructure. La società ha avvertito che se uno dei suoi grandi clienti non rinnova i contratti, i data center da miliardi di dollari costruiti per accordi come “Stargate” potrebbero rimanere inattivi, creando difficoltà nel subaffitto. Questa rivelazione ha intensificato l’apprensione a Wall Street sulla fattibilità dei profitti derivanti dagli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Il prezzo delle azioni di Oracle è crollato del 35% in un solo mese, segnando il calo più grande tra i suoi concorrenti. Questo scenario arriva in un momento in cui i giganti della tecnologia, tra cui Microsoft, Meta e Amazon, stanno promuovendo licenziamenti di massa. La ristrutturazione mira a reindirizzare le risorse finanziarie, precedentemente destinate al costo del lavoro, verso una corsa agli armamenti incentrata sull’infrastruttura informatica basata sull’intelligenza artificiale.
Oracle lancia un avvertimento sulla dipendenza dai principali clienti dell’intelligenza artificiale
Al centro della crisi di fiducia c’è la strategia aggressiva di Oracle volta a dominare l’infrastruttura AI. L’azienda ha investito ingenti somme nella costruzione di data center, firmando un contratto di proporzioni astronomiche con OpenAI, noto come “Stargate”. Tuttavia, con il completamento di queste infrastrutture che costano centinaia di miliardi di dollari, Oracle ha spiegato, nel suo ultimo rendiconto finanziario, che il default di clienti cruciali potrebbe trasformare questi asset molto costosi in asset improduttivi.
L’azienda ha sottolineato la difficoltà di trovare in breve tempo nuovi locatari per queste strutture altamente specializzate. La completa divulgazione di questi rischi ha alimentato lo scetticismo dei mercati finanziari riguardo al rendimento degli investimenti nell’intelligenza artificiale, soprattutto dopo un periodo di espansione sfrenata della spesa in conto capitale del settore. Il mercato sta cominciando a chiedersi se le grandi aziende tecnologiche, convertendo il capitale in potenza di calcolo, saranno in grado di mantenere i pagamenti a queste startup di intelligenza artificiale.
Il megacontratto “Stargate” di Oracle con OpenAI sotto esame
L’ansia di Oracle non è infondata. I dati di Bloomberg indicano che sei aziende, tra cui Oracle, Microsoft e Meta, hanno assunto impegni per un totale di 850 miliardi di dollari in locazioni di data center che non sono ancora iniziate. Di questo importo, Oracle detiene la quota maggiore, in gran parte grazie al suo accordo “Stargate” da 300 miliardi di dollari con OpenAI.
Per soddisfare questa domanda, Oracle sta sviluppando data center su larga scala negli Stati Uniti progettati per fornire solide capacità di cloud computing. Gli analisti di mercato sottolineano che, sebbene Oracle eviti di menzionare direttamente OpenAI quando si parla dei rischi di default, la startup è il principale obiettivo di preoccupazione. Il successo dell’esecuzione di questo piano di espansione dipende in modo cruciale dalla continua capacità di OpenAI di onorare i pagamenti per Oracle Cloud Infrastructure (OCI). In caso di difficoltà finanziarie di OpenAI, rinegoziare o trasferire queste strutture, altamente personalizzate per l’azienda, sarebbe una sfida complessa.
Cambiamento strategico: licenziamenti per finanziare le infrastrutture di intelligenza artificiale
Il disagio di Oracle riflette la più ampia preoccupazione degli investitori per l’aumento della spesa nel settore tecnologico. Recentemente, a Wall Street sono riemerse domande sul ritorno finale sugli investimenti guidati dal boom dell’intelligenza artificiale. Il calo dei corsi azionari delle sei maggiori società con leasing nel mese di giugno segnala una minore tolleranza del mercato per le grandi spese in conto capitale.
Tuttavia, per i giganti della tecnologia, la minaccia di perdere la corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale è vista come un rischio maggiore rispetto a una spesa eccessiva. Ciò ha innescato un “massiccio spostamento di risorse” in cui le aziende hanno tagliato i tradizionali costi del lavoro per indirizzare i fondi verso infrastrutture informatiche basate sull’intelligenza artificiale su larga scala. Mentre Oracle espone i propri rischi, Microsoft, ad esempio, pianifica nuovi licenziamenti che dovrebbero interessare circa il 2,5% della sua forza lavoro globale, il che significa migliaia di persone.
Microsoft giustifica i tagli con la necessità di ridurre i costi e aumentare l’efficienza, guidata dalla convinzione che l’intelligenza artificiale trasformerà tutto. Questa strategia mira a liberare capitale da investire nella costruzione di infrastrutture di intelligenza artificiale. La stessa Oracle ha licenziato 21.000 dipendenti negli ultimi 12 mesi, riconoscendo che l’adozione dell’intelligenza artificiale ha contribuito alla riduzione dell’organico. Anche altre aziende, come Amazon e Meta, pianificano tagli significativi.
Previsioni di Wall Street per l’esplosione della spesa per l’intelligenza artificiale
Le stime delle principali istituzioni finanziarie di Wall Street rivelano uno scenario ancora più ambizioso per l’iniezione di capitale nel settore.
- Goldman Sachs:Si prevede che la spesa globale in conto capitale per l’intelligenza artificiale crescerà da 765 miliardi di dollari all’anno nel 2026 a 1,6 trilioni di dollari all’anno nel 2031. La spesa cumulativa dal 2026 al 2031 potrebbe raggiungere circa 7,6 trilioni di dollari.
- Morgan Stanley:Ha rivisto al rialzo le previsioni di spesa in conto capitale per le maggiori aziende tecnologiche statunitensi nel 2026, da 433 miliardi di dollari a 805 miliardi di dollari. Si prevede che gli investimenti di capitale per il 2027 raggiungeranno 1,1 trilioni di dollari.
- Proiezione ampia:Morgan Stanley prevede che entro il 2028, quasi 3 trilioni di dollari fluiranno attraverso l’economia globale in investimenti in infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, con oltre l’80% di tale valore ancora da realizzare.
Le sfide della supply chain della nuova corsa tecnologica
L’espansione dell’infrastruttura informatica basata sull’intelligenza artificiale ha creato colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento. La questione non si limita all’acquisto massiccio di GPU, ma comprende la necessità di risolvere contemporaneamente i processi di fornitura dell’intera catena, comprese le apparecchiature di alimentazione per data center, i sistemi di raffreddamento a liquido, le CPU, la memoria e le comunicazioni ottiche.
Nonostante gli avvertimenti sulle possibili conseguenze negative, Oracle mantiene la sua posizione aggressiva negli investimenti. La società ha affermato che l’acquisizione di maggiore potenza di calcolo è essenziale per favorire la crescita della propria attività OCI, che richiederà inevitabilmente investimenti di capitale e spese operative significativi. Questa scommessa ad alto rischio basata sull’intelligenza artificiale mette i giganti della tecnologia di fronte a un bivio, bilanciando la promessa di enormi vantaggi tecnologici con una montagna di leva finanziaria e il rischio incombente di insolvenza dei clienti.








