Il prezzo dell’oro e dell’argento ha registrato un calo questo lunedì sul mercato internazionale, riflettendo il fallimento dei negoziati di pace tra Estados Unidos e Irã durante l’ultimo fine settimana. L’interruzione del dialogo ha sollevato le tensioni nel Oriente Médio e ha fatto lievitare il valore del petrolio greggio, sollevando nuovi timori sull’inflazione globale. Lo scenario ha colpito direttamente i contratti futures, con il metallo prezioso che è sceso a livelli di 151mila rupie per 10 grammi a Índia.
Il rafforzamento del dollaro USA a fronte dell’incertezza geopolitica mette in discussione lo status dell’oro come tradizionale asset di copertura per gli investitori. Il movimento al ribasso arriva dopo le minacce di blocco del numero Estreito di Ormuz, via vitale per il trasporto dell’energia, che hanno scosso la fiducia degli operatori finanziari. Analistas notano che la volatilità probabilmente rimarrà elevata finché non ci sarà chiarezza su come si svolgerà il conflitto che coinvolge Estados Unidos, Israel e Irã.
Impatto sui mercati dei futures e sulle quotazioni locali
A Multi Commodity Exchange (MCX), l’oro previsto per la consegna a giugno ha mostrato una svalutazione di quasi l’1%. Il calo di 1.162 rupie ha portato il prezzo a 151.490 rupie per 10 grammi in una sessione caratterizzata da un intenso volume di scambi, per un totale di 7.739 lotti scambiati. Il ritiro è stato accompagnato dall’argento, che è stato sottoposto a pressioni ancora maggiori sui trading desk a causa dei segnali globali sfavorevoli.
Anche nella capitale indiana, Nova Délhi, il prezzo fisico dei metalli ha seguito il trend di svalutazione registrato sulle borse merci. Secondo i dati consolidati da Associação di Artesãos di Ouro di Índia (Tutti India Sarafa Association), gli adeguamenti sono stati i seguenti:
- Oro: calo di 300 rupie, venduto a 155mila rupie per 10 grammi.
- Argento: forte calo di 1.800 rupie, toccando il valore di 245mila rupie al chilogrammo.
- Petrolio: traiettoria ascendente in risposta diretta al rischio di interruzione logistica nel Golfo Pérsico.
- Dollaro: apprezzamento rispetto alle principali valute mondiali, pressione sulle materie prime metalliche.
Fattori geopolitici e pressioni inflazionistiche
La crisi energetica globale è tornata alla ribalta in seguito all’annuncio del fallimento dei piani di cessate il fuoco, aumentando il rischio di uno scontro più ampio. La possibilità di chiusura del Estreito di Ormuz, menzionata nelle recenti linee guida strategiche, ha generato una corsa al dollaro, che ha iniziato a fungere da principale rifugio per i capitali speculativi. Esse Lo spostamento della liquidità toglie vento ai metalli preziosi, che normalmente si apprezzano nei periodi di instabilità quando la valuta statunitense è indebolita.
Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi del petrolio greggio riaccende le preoccupazioni sulla traiettoria dell’inflazione nelle principali economie mondiali, in particolare nel Estados Unidos. Con il costo dell’energia a livelli elevati, la Federal Reserve (Fed) tende a mantenere una posizione più rigida in relazione alla politica monetaria, riducendo le possibilità di tagli dei tassi di interesse a breve termine. Juros più alto per un periodo più lungo rende gli investimenti in oro meno attraenti, poiché il metallo non offre rendimenti da dividendi o cedole fisse.
Prospettive per il mercato delle materie prime
Gli esperti del settore finanziario ritengono che l’oscillazione laterale dei prezzi dovrebbe dettare il ritmo delle trattative nei prossimi giorni. L’instabilità ha cominciato ad intensificarsi alla fine di febbraio, in concomitanza con l’aggravarsi degli attriti diplomatici nella regione di Golfo. Il mantenimento di questa volatilità dipende ora dalla risposta dei mercati agli indicatori di inflazione che saranno pubblicati nel corso della settimana, oltre alle nuove posizioni ufficiali di Washington e Teerã.
La situazione di Estreito di Ormuz è considerata il punto di maggiore sensibilità per l’offerta di petrolio e, di conseguenza, per la stabilità dei prezzi delle materie prime. Caso Se il blocco si concretizzasse, l’impatto sui costi di trasporto e raffinazione potrebbe costringere a una completa rivalutazione delle proiezioni economiche per la seconda metà dell’anno. Per ora, la guida per gli investitori è cautela, monitorando attentamente il rafforzamento del dollaro come indicatore anticipatore di ulteriori ribassi dell’oro.
Lo scenario attuale mostra che, sebbene l’oro sia stato storicamente un bene rifugio, al momento la forza della valuta statunitense e la crisi energetica stanno prevalendo su questa caratteristica. La liquidità del mercato dei futures riflette questa incertezza, con grandi fondi che adeguano le loro posizioni per evitare perdite maggiori in caso di escalation militare. Monitorare le quotazioni in tempo reale resta essenziale per capire se l’attuale supporto dei prezzi verrà mantenuto o se verranno testati nuovi minimi.

