L’influenza aviaria H5N1 è confermata in Australia, avvertendo della diffusione globale del virus

gripe aviária

gripe aviária - Foto: JUN LI/Istock

Due uccelli marini gravemente malati su una spiaggia isolata nell’Australia occidentale hanno portato l’epidemia di influenza aviaria nell’ultimo continente ancora libero dalla malattia. Recenti test di laboratorio hanno confermato la presenza del virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (APAI) H5N1 in una sterna bruna e in una procellaria gigante. Entrambi sono tipi di uccelli marini che si trovano spesso nelle fredde acque dell’Oceano Australe.

L’H5N1 è una varietà di influenza aviaria, nota anche come influenza aviaria, causata da un virus dell’influenza A. Il ceppo specifico identificato era HPAI H5N1 clade 2.3.4.4b, un ceppo con circolazione mondiale e capacità di diffondersi rapidamente.

Negli ultimi cinque anni, questo particolare ceppo del virus ha causato la morte di milioni di animali selvatici e pollame.

Si tratta dei primi casi confermati di questa variante virale nel territorio australiano. Le prossime settimane saranno cruciali per determinare se i casi attuali rappresentano incidenti isolati o il punto di partenza di un’epidemia più diffusa.

Dal 2021, il ceppo HPAI H5N1 dell’influenza aviaria si è diffuso in tutti i continenti del pianeta, ad eccezione dell’Australia.

In diverse regioni internazionali, il virus ha causato gravi danni alla fauna selvatica e ha generato perdite economiche significative nel settore del pollame. Inoltre, questo ceppo ha infettato mammiferi in diverse occasioni, tra cui bovini da latte, foche e leoni marini.

Identificazione della via d’ingresso del virus H5N1 nel continente

Il ceppo H5N1 attualmente rilevato rappresenta una sfida distinta rispetto alle epidemie di influenza aviaria che l’Australia ha dovuto affrontare in precedenza. Ciò è dovuto alla sua capacità di infettare una gamma molto più ampia di specie e alla sua diffusione più rapida rispetto ad altri ceppi, anche tra i mammiferi e attraverso vaste distese continentali.

La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto diretto con animali infetti o ambienti contaminati, compresa l’ingestione di carcasse.

Per questo motivo, gli uccelli che vivono in grandi colonie, come sule, sterne e albatros, sono i più vulnerabili alle infezioni. Inoltre, anche gli animali spazzini, come i diavoli della Tasmania e altre specie che si nutrono di carcasse, corrono un rischio maggiore di esposizione al virus.

Per la popolazione umana, l’attuale rischio di infezione rimane basso. I casi nell’uomo sono considerati rari e la maggior parte dei casi riguarda l’esposizione diretta o indiretta ad animali infetti o ambienti contaminati. Gli esempi includono allevamenti da latte, mercati di uccelli vivi o spiagge con uccelli selvatici e mammiferi marini malati o morti.

Le specie dei due uccelli a cui è stata confermata l’influenza aviaria sono la prima indicazione di come il virus sia riuscito a raggiungere le coste australiane. Lo stercorario bruno e la procellaria gigante sono uccelli marini dell’Oceano Antartico noti per volare su lunghe distanze e nutrirsi di carcasse contaminate.

Il rilevamento del virus nell’Australia occidentale suggerisce fortemente che probabilmente ha raggiunto la terraferma australiana attraverso il movimento della fauna selvatica nell’Oceano Antartico piuttosto che attraverso le tradizionali rotte migratorie degli uccelli costieri provenienti dal nord.

La nostra ricerca indica che gli animali selvatici migratori, compresi gli uccelli marini, sono stati responsabili della diffusione di questo virus per migliaia di chilometri attraverso l’Oceano Antartico, originario del Sud America, a partire dall’anno 2023. Il sequenziamento genetico del virus sarà fondamentale per stabilire quanto strettamente il virus trovato in questi uccelli sia correlato ad altre varianti presenti sull’Isola Heard, in Antartide, in Sud America o altrove.

Negli Stati Uniti, questo virus ha devastato le industrie del pollame e dei latticini del paese. Questa situazione ha portato all’abbattimento di massa degli allevamenti commerciali, sia per contenere la diffusione del virus sia per evitare un eccessivo aumento dei prezzi ai consumatori.

Ad oggi non è stato identificato alcun caso di H5N1 negli allevamenti di pollame o negli allevamenti da latte in Australia. Tuttavia, i produttori di pollame devono ora aderire rigorosamente alle linee guida governative per mantenere gli standard di biosicurezza.

Ciò comprende azioni come ridurre al minimo il contatto tra pollame e specie selvatiche, garantire la protezione delle fonti di cibo e acqua e segnalare immediatamente eventuali segni insoliti di malattia o morte tra gli animali.

In pericolo sono anche le foche orsine australiane e gli uccelli marini che si riproducono in colonie, come le sterne, le sule e gli albatros. Anche le specie endemiche della Tasmania, come l’albatro timido e la berta coda corta (Yula), di grande rilevanza culturale, dimostrano vulnerabilità al virus.

Gli uccelli d’acqua dolce, come le anatre, rappresentano un’altra preoccupazione significativa, poiché hanno la capacità di diffondere i virus dell’influenza attraverso l’acqua. Per gli uccelli in grave pericolo di estinzione, come i pappagalli dal ventre arancione, anche un piccolo numero di morti per influenza aviaria può mettere a rischio imminente l’intera specie.

Strategie di risposta e prevenzione contro l’influenza aviaria

Considerando che l’Australia è l’ultimo continente senza tracce del virus H5N1, il paese ha avuto il tempo di organizzare la propria preparazione.

Dall’inizio del 2024, una task force nazionale specializzata ha guidato la risposta del Paese a una possibile epidemia di H5N1.

Questa task force, guidata congiuntamente dalla National Emergency Management Agency e dai dipartimenti federali dell’agricoltura, dell’ambiente e della salute, ha condotto esercizi di simulazione dell’epidemia e intensificato la sorveglianza in tutta l’Australia.

Questa preparazione deve ora concretizzarsi in azioni concrete ed efficaci.

La sorveglianza dovrebbe essere ampliata per comprendere gli uccelli marini, le zone umide, gli spazzini, i mammiferi marini, gli uccelli domestici e quelli allevati a fini commerciali. I campioni che risultano positivi devono essere sequenziati rapidamente per mappare con precisione il modo in cui il virus può diffondersi.

I gestori della fauna selvatica hanno bisogno di solidi piani di emergenza per le popolazioni selvatiche vulnerabili prima che siano esposte al virus.

Oltre alla sorveglianza, ci sono altri strumenti che possono essere utilizzati. Negli Stati Uniti i ricercatori stanno valutando l’efficacia della vaccinazione contro l’influenza aviaria nelle foche, come misura per proteggere la foca monaca hawaiana, una specie a rischio di estinzione.

Se la situazione dell’epidemia dovesse peggiorare in Australia, il Paese dovrebbe prendere in considerazione l’implementazione di opzioni simili per proteggere la fauna selvatica altamente vulnerabile come le foche, i cigni neri e altre specie di uccelli autoctoni.

Il contributo del pubblico è fondamentale per aiutare le autorità a contenere la diffusione dell’H5N1 segnalando eventuali avvistamenti di uccelli o mammiferi marini che sembrano malati o già morti alla hotline di emergenza per le malattie degli animali al numero 1800 675 888. Si consiglia di registrare la loro posizione esatta e, se possibile, condividere fotografie scattate da una distanza di sicurezza.

Il pubblico dovrebbe inoltre evitare il contatto diretto con animali malati o morti e tenere i cani e altri animali domestici lontani dalle carcasse.

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