Joe Manganiello, noto attore Marvel e DC, descrive in dettaglio la consultazione con sciamani e rituali in 7 anni contro gravi malattie

Joe Manganiollo - Foto: Reprodução

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Joe Manganiello, noto attore cinematografico, ha confermato di aver cercato aiuto presso gli sciamani e di aver partecipato a riti pagani per un periodo di sette anni, mentre era in cura per una grave malattia. Il racconto completo dell’artista appare nel suo nuovo libro autobiografico, intitolato ‘Bloodlines’, la cui traduzione in portoghese sarebbe ‘Laços sanguine’. Frammenti della pubblicazione sono stati inizialmente rilasciati dal portale Fox News.

Attualmente 48enne, Manganiello è ampiamente riconosciuto per ruoli importanti, come Flash Thompson nella serie “Spider-Man”, al fianco di Tobey Maguire, e per aver interpretato l’antagonista Deathstroke nel film “Justice League”, uscito nel 2016. La sua carriera comprende anche apparizioni nei lungometraggi della serie “Magic Mike”, oltre ad essere la moglie della famosa attrice Sofía Vergara.

Nel contenuto del suo lavoro, Manganiello approfondisce le sue esperienze dopo aver superato un grave problema di salute che minacciava la sua esistenza. L’editore responsabile della pubblicazione anticipa che il materiale esplorerà la ricerca dell’attore “oltre i metodi medici tradizionali, in un viaggio significativo attraverso il mondo che ha portato rivelazioni sulle origini della sua famiglia, sull’eredità dei traumi e sulle narrazioni più profonde che modellano la nostra identità”.

Sebbene non sia specificata la malattia precisa che lo colpì, il testo autobiografico classifica la condizione come “una serie di malattie legate a disturbi autoimmuni”. Queste condizioni hanno causato impatti significativi su diverse parti del suo corpo, tra cui la pelle, la ghiandola tiroidea, gli occhi, i polmoni e il sistema digestivo.

Nei sette anni dedicati alla ricerca della guarigione, Manganiello ha dovuto sopportare “un dolore incessante, l’asportazione chirurgica di un organo, un profondo shock esistenziale e una lunga battaglia per la vita”. Come narrato nel libro, gli operatori sanitari che lo assistevano avevano “poche alternative e nessuna delucidazione definitiva sulla natura di ciò che stava accadendo”, uno scenario comune nei casi complessi di malattie autoimmuni, che spesso sfidano diagnosi e trattamenti convenzionali.

Di fronte alla mancanza di risposte della medicina convenzionale, il libro continua a narrare come l’attore, nella sua incessante ricerca di una cura, cercò rifugio “nell’assistenza degli sciamani, nella pratica di rituali pagani, nell’esplorazione di mitologie ancestrali, nella riscoperta di documenti familiari dimenticati e nella rivitalizzazione della propria fede”.

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