La cometa interstellare 3I/ATLAS, il terzo oggetto confermato proveniente dall’esterno Sistema Solar, ha attraversato il perielio il 30 ottobre 2025. Observações effettuato dallo strumento SWAN, a bordo del satellite SOHO, ha rilevato una significativa produzione di acqua dopo questo avvicinamento ravvicinato a Sol. I dati Esses forniscono preziose informazioni sulla composizione e sul comportamento dei visitatori interstellari.
La scoperta di 3I/ATLAS è avvenuta nel luglio 2025 da parte del sistema ATLAS, e la sua traiettoria iperbolica ne ha confermato l’origine esterna. Diferente di oggetti precedenti come ‘Oumuamua e 2I/Borisov, questa cometa ha consentito studi più dettagliati grazie alla tempistica del suo passaggio. Le misurazioni SWAN hanno catturato l’attività post-perielio, rivelando modelli simili a comete da Sistema Solar.
Ulteriori ricerche con telescopi come Hubble e Gemini North hanno confermato la presenza di una chioma e di code distinte. L’analisi dell’idrogeno rilasciato ha indicato tassi elevati di sublimazione del ghiaccio, anche se la cometa si allontanava da Sol.
Traiettoria e scoperta iniziale
3I/ATLAS è stato identificato il 1 luglio 2025 dal programma Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System. L’orbita iperbolica di Sua, con un’eccentricità maggiore di 1, confermò rapidamente che si trattava di un oggetto interstellare. La velocità di ingresso in Sistema Solar ha superato i 30 km/s, una caratteristica tipica dei corpi espulsi da altri sistemi stellari.
Agenzie come la NASA e l’ESA hanno mobilitato risorse per tracciare la cometa sin dall’annuncio iniziale. I preliminari Observações indicavano un nucleo con un diametro stimato compreso tra 440 metri e 5,6 chilometri. La relativa vicinanza a Sol ha facilitato l’attivazione del ghiaccio superficiale, generando una chioma visibile e code di polvere e ioni.
Attività osservata da SWAN
Lo strumento SWAN, installato sul satellite SOHO dal 1996, monitora le emissioni di idrogeno ultravioletto in tutto il cielo. Nove giorni dopo il perielio, il 6 novembre 2025, SWAN ha registrato un bagliore caratteristico intorno a 3I/ATLAS. L’emissione Essa risulta dalla rottura delle molecole d’acqua da parte della radiazione solare, rilasciando atomi di idrogeno rilevabili.

In quella data, quando la cometa si trovava a 1,4 unità astronomiche da Sol, il tasso di produzione dell’acqua raggiunse 3,17 × 10²⁹ molecole al secondo. Una quantità di Essa equivale a volumi impressionanti, capaci di riempire in pochi secondi le piscine olimpioniche. La misurazione ha considerato le variazioni nell’emissione ultravioletta solare e correzioni precise per garantire l’affidabilità.
Nei giorni successivi la produzione è progressivamente diminuita, riflettendo la riduzione del solare termico. All’inizio di dicembre, circa 40 giorni dopo il perielio, la velocità è scesa a livelli compresi tra 10 e 20 trilioni di trilioni di molecole al secondo.
Tecnica di misura e affidabilità
Il metodo utilizzato da SWAN è stato sviluppato più di vent’anni fa e convalidato nell’osservazione di dozzine di comete. Ele combina le immagini dell’idrogeno con i dati giornalieri sulle emissioni solari ultraviolette. Ajustes per la rotazione solare garantisce la precisione dei tassi di fluorescenza dell’idrogeno.
Questo approccio si è dimostrato coerente nelle comete Sistema Solar, mostrando modelli di attività prevedibili. Nel caso di 3I/ATLAS, la diminuzione post-perielio ha seguito quanto previsto per i corpi ghiacciati. Apesar del suo lungo viaggio interstellare, la cometa ha mantenuto caratteristiche preservate fin dalla sua formazione.
Confronto con altre comete interstellari
Il primo oggetto interstellare, 1I/’Oumuamua, rilevato nel 2017, ha mostrato poca attività volatile durante il suo passaggio. La forma allungata di Sua e l’assenza di coma hanno generato dibattiti sulla sua natura. Já 2I/Borisov, nel 2019, si è comportata più come una tipica cometa, con produzione di gas osservabile.
3I/ATLAS combina elementi di entrambi, ma si distingue per la produzione documentata di acqua alta. La ricchezza di Essa in sostanze volatili suggerisce la formazione in ambienti freddi di sistemi planetari distanti. Il confronto rafforza la diversità tra gli oggetti interstellari rilevati fino ad oggi.
Implicazioni per la composizione del nucleo
Gli elevati tassi di sublimazione indicano che una frazione significativa della superficie del nucleo era attiva. Estimativas punta a circa il 20% dell’area attiva, un valore superiore al 3%-5% comune nelle comete solari. La caratteristica Essa potrebbe riflettere la conservazione dei ghiacci volatili nel corso di milioni di anni nello spazio interstellare.
I dati di Telescópio Espacial Hubble hanno aiutato a stimare la dimensione del nucleo. La combinazione con le misurazioni della produzione di acqua consente di modellare la densità e la porosità interna. Le informazioni Tais contribuiscono a comprendere come i corpi ghiacciati sopravvivono ai lunghi viaggi tra le stelle.
Ulteriori osservazioni da altri strumenti
Telescópio Gemini North ha catturato immagini a colori della cometa nel novembre 2025, rivelando un bagliore verdastro nella chioma. La tonalità Essa risulta da molecole come dicarbonio e cianogeno eccitate dalla luce solare. Le immagini evidenziavano code di polvere giallastre e ioni bluastri, tipici dell’intensa attività cometaria.
- Presenza di coma denso nelle immagini di Hubble a luglio e novembre 2025.
- Rilevamento della coda ionica che si estende per milioni di chilometri.
- Bagliore verdastro confermato dalla spettrografia in Gemini.
- Assenza di significativa frammentazione del nucleo durante il passaggio.
Significato scientifico del visitatore
Lo studio 3I/ATLAS offre una finestra sulle condizioni dei sistemi planetari remoti. La composizione ricca di acqua di Sua suggerisce la formazione di dischi protoplanetari simili al nostro. La conservazione delle sostanze volatili indica che le espulsioni interstellari possono trasportare materiale primordiale attraverso la galassia.
I ricercatori utilizzano questi dati per perfezionare i modelli di formazione stellare e planetaria. Il confronto con le comete locali rivela somiglianze strutturali nonostante le diverse origini. Futuras rilevamenti di oggetti interstellari trarranno vantaggio dalle tecniche applicate in questo caso.
La cometa continua la sua traiettoria allontanandosi da Sistema Solar, senza ritornare. Le osservazioni accumulate rimangono una registrazione dettagliata di un raro messaggero cosmico.







