Departamento di Defesa di Estados Unidos ha pubblicato questo venerdì (8) documenti classificati contenenti rapporti di astronauti delle missioni Skylab che hanno assistito a fenomeni visivi non identificati durante le operazioni della prima stazione spaziale americana tra il 1973 e il 1974. I documenti tecnici descrivono lampi luminosi, oggetti rossastri luminosi e luci lampeggianti osservati dall’esterno della nave in diverse occasioni. L’apertura di questi file segna un significativo passo avanti nella trasparenza sugli eventi spaziali rimasti riservati per più di cinquant’anni.
Luce frequente Flashes documentata in Skylab 2
Durante della missione Skylab 2, gli astronauti Joseph Kerwin, Charles Conrad e Paul Weitz hanno registrato ripetuti episodi di lampi luminosi, principalmente durante i periodi notturni in cui riposavano con gli occhi chiusi ma in stato di veglia. Il fenomeno ha presentato variazioni significative in frequenza e intensità nel corso delle osservazioni.
Joseph Kerwin documentò la sua esperienza diretta in un rapporto ufficiale: “Abbiamo visto lampi di luce. Acho li abbiamo visti tutti. Eu li vedeva più spesso quando era a letto la notte, con gli occhi chiusi ma naturalmente sveglio. Eles tendeva ad aumentare e diminuire di frequenza.” I flash mostravano modelli distinti di presentazione visiva, che variavano tra:
- Pontos Luci luminose isolate di breve durata.
- Feixes di luce con diverse angolazioni e traiettorie.
- Immagini Efeitos simili a esplosioni o brillamenti solari.
- Sequências di lampi con frequenza variabile ed irregolare.
Gli astronauti hanno avanzato l’ipotesi scientifica secondo cui parte del fenomeno potrebbe essere associato al passaggio di particelle cosmiche attraverso il bulbo oculare, spiegazione che rimane oggetto di continua analisi tecnica da parte di istituti di ricerca specializzati.
Objeto rossastro estremamente brillante su Skylab 3
La missione Skylab 3 ha prodotto la documentazione di un fenomeno visivo distinto: uno straordinario oggetto rossastro luminoso osservato vicino alla stazione spaziale. Gli astronauti Alan Bean, Owen Garriott e Jack Lousma hanno seguito l’oggetto per circa cinque-dieci minuti prima del tramonto, registrando caratteristiche che sfidavano una spiegazione immediata.
Owen Garriott ha descritto l’osservazione nel suo resoconto ufficiale: “Abbiamo visto quel satellite circa una settimana prima dell’atterraggio in acqua. Foi è una delle cose più insolite che abbiamo visto.” L’oggetto aveva una tonalità rossa intensa e sembrava trovarsi in un’orbita molto simile a quella dello stesso Skylab. L’intensità luminosa attirò particolarmente l’attenzione dell’equipaggio, portando Garriott ad affermare: “Era molto più luminoso di Júpiter o di qualsiasi altro pianeta”. La luminosità non era costante, variava a intervalli regolari che suggerivano un movimento rotatorio controllato.
Padrões tecnica e analisi dei fenomeni
I registri rivelano una notevole coerenza nelle osservazioni: più astronauti in diverse missioni hanno riportato eventi simili senza previa comunicazione tra gli equipaggi. I fenomeni mostravano proprietà che sfidavano le spiegazioni basate su oggetti astronomici conosciuti o guasti alle apparecchiature delle navi.
La documentazione tecnica includeva misurazioni della luminosità relativa rispetto ai corpi celesti conosciuti, durata precisa delle osservazioni, posizione orbitale stimata e comportamento luminoso nel tempo. Gli astronauti hanno utilizzato riferimenti planetari, in particolare il confronto con Júpiter, per stabilire uno standard di intensità nei rapporti ufficiali. La variazione regolare della luminosità dell’oggetto in Skylab 3 suggeriva un movimento rotatorio controllato, un elemento che gli astronauti non erano in grado di spiegare completamente attraverso fenomeni astronomici conosciuti a quel tempo.
Transparência e prospettive di analisi future
Il rilascio di questi documenti arriva dopo anni di richieste pubbliche di accesso a informazioni su fenomeni non identificati. Departamento di Defesa ha classificato questi dati come “file non pubblicati”, indicando che non erano stati precedentemente resi disponibili in un formato pubblico aperto. I documenti rimangono soggetti ad analisi scientifiche in corso, con le agenzie spaziali e gli istituti di ricerca in attesa di revisione tecnica dei rapporti originali per determinare se le metodologie moderne e le attuali tecnologie di analisi possono offrire spiegazioni alternative ai fenomeni catalogati più di cinquant’anni fa.

