Secondo un gruppo di oltre 70 scienziati provenienti da 17 paesi, il riscaldamento globale continua ad accelerare, con il livello del mare che aumenta a un ritmo sempre più rapido. Il nuovo rapporto, pubblicato sulla rivistaDati scientifici del sistema terra, aggiorna 12 indicatori climatici chiave e rafforza l’urgenza di tagli profondi alle emissioni di gas serra.
I ricercatori, inclusi autori dell’IPCC, sottolineano che il riscaldamento ha raggiunto 1,39°C nel 2025 rispetto all’era preindustriale, con quasi tutto l’aumento attribuito all’azione umana. Senza una forte riduzione delle emissioni, si prevede che il limite di 1,5°C dell’Accordo di Parigi verrà superato intorno al 2030.
Sistemi di osservazione in pericolo
Uno dei punti più gravi dello studio è il rischio per i sistemi di monitoraggio. I tagli al budget e le decisioni geopolitiche indeboliscono le reti satellitari e gli strumenti terrestri essenziali per monitorare il meteo in tempo reale. Senza dati affidabili, diventa più difficile prevedere gli estremi e pianificare gli adattamenti.
Valérie Masson-Delmotte, paleoclimatologa francese ed ex copresidente di un gruppo di lavoro dell’IPCC, ha avvertito che questi sistemi sono minacciati proprio quando hanno più bisogno di robustezza.
Lo squilibrio energetico della Terra è record
Lo “squilibrio energetico” del pianeta – la differenza tra l’energia solare ricevuta e quella restituita allo spazio – è raddoppiato negli ultimi decenni e ha raggiunto livelli senza precedenti. Ciò è dovuto alla combinazione delle emissioni record dei combustibili fossili e della riduzione dell’inquinamento da aerosol, che in precedenza aveva un effetto rinfrescante.
Il livello del mare è aumentato di 23 cm tra il 1901 e il 2025, con il tasso attuale di 3,84 mm all’anno, il doppio del tasso precedente. Il numero di giorni con ondate di caldo marino è più che triplicato dal 1991, raggiungendo i 65 giorni nel 2025.
Perché il ritmo è una preoccupazione?
Il riscaldamento causato dall’uomo avanza di 0,27°C ogni decennio, il livello più alto mai registrato. Peter Thorne, professore alla Maynooth University e membro dell’IPCC, paragona gli indicatori a “segni vitali di un paziente con sintomi preoccupanti”.
Sebbene ci siano segnali di un rallentamento nella crescita delle emissioni di CO₂, gli scienziati stimano che non sia sufficiente contenere il riscaldamento entro il limite desiderato. Aurélien Ribes di Météo-France ha riassunto così: mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5°C sembra ormai impossibile senza cambiamenti più drastici.

