Bacio in campo e funerale programmato: l’allenatore della Norvegia rivela il dramma personale dopo l’arresto cardiaco

Stale Solbakken

Stale Solbakken - Alizada Studios/ shutterstock.com

Il cuore di Stale Solbakken rimase inattivo per un periodo di sette minuti il ​​13 marzo 2001. Quel drammatico episodio accadde più di due decenni prima che l’attuale Ct della Norvegia festeggiasse un risultato importante: la qualificazione della sua squadra agli ottavi di finale della Coppa del Mondo 2026.

La commossa celebrazione dell’allenatore, una volta raggiunto gli spalti del MetLife Stadium, nel New Jersey, è culminata in un tenero bacio con la moglie Anniken, segnando la storica impresa.

“Mia madre iniziò a organizzare il mio funerale”, ha detto Solbakken, ricordando l’episodio in cui, all’età di 33 anni, mentre giocava ancora come centrocampista per il Copenhagen, in Danimarca, crollò durante il riscaldamento al centro di allenamento.

L’ex giocatore, allora 33enne, è stato subito ricoverato al Rigshospitalet, a Copenaghen, dove è rimasto ricoverato per un periodo.

La tragedia imminente è stata scongiurata grazie al pronto intervento del medico sociale, Frank Odgaard, che ha avviato senza esitazione la rianimazione cardiopolmonare, trattenendo l’atleta fino all’arrivo di un’ambulanza dotata di defibrillatore.

Per Solbakken quei sette minuti rappresentarono, forse, il periodo più lungo e critico della sua esistenza.

“Non riuscivo a vedere nulla, solo il buio più totale. Poi una luce azzurra, come un tunnel. Era una luce bellissima. Quando mi hanno svegliato, ho pensato: ‘Oh no, posso restare qui ancora un po’?’ Non ho alcuna spiegazione per quello che ho visto”, ha condiviso l’allenatore norvegese, che, dopo l’incidente, ha subito un intervento chirurgico e ora vive con un defibrillatore impiantato nel petto.

Per garantire l’efficacia della procedura, i medici hanno adottato una misura estrema: hanno indotto Solbakken ad andare nuovamente in arresto cardiaco. Quella decisione cruciale si è rivelata fondamentale nel 2009, quando l’allenatore ha dovuto affrontare un altro problema cardiaco.

“La tua frequenza cardiaca scende così tanto che, alla fine, il cuore si ferma. In poche parole: ti uccidono. Lo fanno fino a un minuto e poi ti riportano in vita”, ha spiegato l’allenatore, descrivendo nel dettaglio la complessità della procedura.

L’impatto di quanto accaduto portò Staale Solbakken a porre fine alla sua carriera di atleta professionista, rinunciando alla recitazione fino all’età di 36 anni. La sua carriera comprendeva periodi in club come Hamarkameratene, Lillestrom, Wimbledon e la stessa Copenaghen.

“Per chi ha assistito a tutto questo, quello che ha vissuto deve essere stato un trauma. Mia moglie non può ancora parlarne, anche dopo tanti anni. In quel momento era rimasta sola con due figli. Aveva solo 23 o 24 anni, e sono rimasto colpito da come è riuscita ad affrontare questa situazione difficile in così giovane età”, ha ricordato Solbakken, sottolineando il profondo impatto sulla famiglia.

“I miei genitori volarono subito in Danimarca. Mi dissero che mentre ero ancora sull’aereo mia madre cominciò a organizzare il mio funerale. All’inizio si preoccupavano se sarei sopravvissuto. Poi, se il mio cervello avrebbe subito danni. Questi erano i pensieri che tormentavano la mia famiglia e i miei compagni di squadra, che hanno assistito al mio crollo, alla mia morte e al mio ritorno alla vita”, ha concluso Solbakken, sottolineando la disperazione e l’incertezza vissute da tutti intorno a lui.

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