Cometa 3I/ATLAS sfreccia a 66 km al secondo senza rischi per la Terra

Cometa 3I/ATLAS - NASA Foto: Cometa 3I/ATLAS - NASA

L’agenzia spaziale statunitense Nasa ha reso noti i nuovi rilievi orbitali relativi alla cometa interstellare 3I/ATLAS, elaborati grazie alle stazioni terrestri situate nelle isole Hawaii. La strumentazione scientifica ha registrato lo spostamento del corpo celeste a una velocità pari a 66 chilometri al secondo rispetto al Sole. I gruppi di lavoro a terra hanno stabilito la traiettoria precisa per analizzare a fondo la dinamica del viaggiatore cosmico.

Il bolide proveniente dallo spazio profondo prosegue la sua corsa senza deviazioni verso l’esterno dell’orbita planetaria. L’oggetto mantiene una spinta costante che conferma la natura aperta della sua rotta attraverso il nostro sistema.

I dati raccolti dai sensori nell’arcipelago delle Hawaii hanno consentito agli esperti di individuare abbondanti tracce di monossido di carbonio, ghiaccio d’acqua e acido cianidrico nella nube gassosa, elementi che attestano una costituzione fisica nettamente differente rispetto agli agglomerati tipici del nostro sistema planetario. Il dispositivo di monitoraggio Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System ha localizzato per la prima volta il corpo celeste nei pressi della zona occupata da Giove. I ricercatori del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena hanno quantificato l’eccentricità orbitale in un valore di 1,45. Questo parametro numerico certifica senza margini di dubbio l’origine esterna del viaggiatore.

Un indice di eccentricità superiore a 1 evidenzia come l’attrazione gravitazionale del Sole non sia in grado di trattenere l’oggetto all’interno di una traiettoria ellittica chiusa. Questa dinamica orbitale garantisce il definitivo allontanamento della materia nello spazio interstellare subito dopo il superamento del punto di massimo avvicinamento al Sole.

Rilevamenti sul diametro del nucleo e traiettoria lontana dalla Terra

Le osservazioni compiute dal telescopio spaziale James Webb indicano un diametro compreso tra gli 800 metri e 1,2 chilometri per il nucleo solido. Durante la fase di avvicinamento al Sole la dispersione continua di massa provocata dalla sublimazione tocca i 45 chilogrammi al secondo. I rilevatori dell’Osservatorio W. M. Keck, situato sul Maunakea, hanno misurato una magnitudine apparente pari a 16 e una temperatura superficiale di 140 Kelvin sul settore rivolto verso la luce solare.

Gli analisti della struttura dedicata agli oggetti vicini alla Terra nel Maryland hanno precisato che il tragitto della cometa si sviluppa a una distanza minima di 240 milioni di chilometri dal nostro pianeta, misura equivalente a 1,6 unità astronomiche. Il passaggio al perielio porterà l’ammasso a una distanza minima dal Sole di 180 milioni di chilometri, senza rappresentare alcun pericolo per la Terra.

Cometa 3I Atlas – Divulgação

Composizione chimica della chioma ed elementi rilevati dai sensori

Le emissioni volatili sprigionate dalla cometa evidenziano una quantità di monossido di carbonio tre volte superiore rispetto a quella tipicamente riscontrata nei corpi ghiacciati che si generano nella Nube di Oort. Gli specialisti attivi nell’osservatorio di La Silla in Cile hanno identificato particelle microscopiche costituite da polvere di silicati. Il materiale espulso comprende le seguenti componenti chimiche:

  • Ghiaccio d’acqua rilevato lungo la superficie esterna
  • Monossido di carbonio presente con un segnale spettrale continuo
  • Acido cianidrico concentrato nella parte interna della chioma
  • Molecole organiche semplici strutturate con catene di carbonio
  • Polveri dense di ferro e magnesio rilasciate lungo i bordi

Il radiotelescopio Alma, operativo nel deserto di Atacama, ha misurato il periodo di rotazione del nucleo, che si compie regolarmente nell’arco di 14 ore terrestri. Le parabole hanno intercettato distacchi strutturali sul settore orientale della crosta, evidenziando porzioni di materiale rimaste incontaminate dal momento dell’espulsione dal sistema stellare di origine. L’esame spettrale ha documentato una concentrazione assai ridotta di azoto molecolare nei gas. La scheda orbitale arricchisce la serie storica degli oggetti interstellari conosciuti, inaugurata da 1I/’Oumuamua nel 2017 e proseguita con 2I/Borisov nel 2019.

Attività della rete di osservatori astronomici e costi operativi

Gli scienziati dell’Osservatorio Europeo Australe hanno impostato gli strumenti per tracciare la scia di particelle ionizzate, mentre il telescopio orbitale Hubble ha focalizzato le rilevazioni sulla luce riflessa dalla parte solida. Il centro operativo di Baltimora ha programmato quattro sessioni di acquisizione dedicate alla banda dell’ultravioletto. La traiettoria del corpo celeste prosegue a velocità sostenuta in direzione della costellazione di Pegaso prima di abbandonare definitivamente il piano del sistema planetario.

La Nasa concluderà le attività di tracciamento ottico nel mese di novembre 2026, momento in cui la posizione dell’oggetto risulterà coperta dal bagliore del Sole. La spesa complessiva legata alle operazioni di rilevamento ammonta a 3,8 milioni di dollari a carico della divisione per le scienze planetarie, con la documentazione scientifica inviata all’archivio Planetary Data System di Washington.

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