Condanna troppo leggera: la famiglia dell’adolescente ucciso ad Asahikawa reagisce alla condanna a 27 anni di carcere
Il tribunale distrettuale di Asahikawa ha annunciato lunedì 22 giugno 2026 la condanna a 27 anni di carcere per Riko Uchida, 23 anni, accusata di omicidio e altri crimini, per aver spinto uno studente delle scuole superiori da un ponte nella stessa città, decisione che ha soddisfatto la richiesta del pubblico ministero.
Turbolenze in tribunale e le dichiarazioni della famiglia dopo la decisione
L’annuncio del verdetto ha scatenato un incidente in aula, con un uomo che ha pronunciato ad alta voce frasi come “Dovresti ricevere la pena di morte!” e “Non otterrai ciò che meriti!”, che ha portato all’interruzione della seduta e al suo successivo arresto. Dopo la conferma della condanna a 27 anni di Uchida, la famiglia della giovane deceduta ha rilasciato un comunicato ufficiale.
La famiglia della vittima ha espresso incredulità nei confronti della sentenza “indulgente”, considerando la brutalità e il dolore inimmaginabile che la giovane ha patito fino alla morte. Hanno sostenuto che, dato l’utilizzo di circa 100.000 yen del saldo PayPal della figlia prima dell’omicidio, l’accusa avrebbe dovuto includere la rapina, qualificando il crimine come rapina. I genitori si rammaricano che alla figlia diciassettenne siano stati portati via la vita e i sogni, mentre Riko Uchida, sostenuta dalla legislazione, potrà tornare in libertà dopo un massimo di 27 anni e ricostruire la sua vita.
Il padre dell’adolescente ha espresso profonda vergogna immaginando come avrebbe riferito l’accaduto a sua figlia. Sono passati circa due anni dal delitto, la famiglia continua ad affrontare un periodo di dolore e sofferenza che, secondo lui, non si rimarginerà mai. Nonostante il dolore, la famiglia riconosce la sovranità dello Stato di diritto e, quindi, non cerca di infliggere la stessa sofferenza all’imputato, ma chiede al tribunale di riflettere sulla prospettiva di una situazione simile nella propria vita, applicando una sanzione che riecheggia davvero i sentimenti delle persone colpite.
Richiesta di modifiche alla legge penale giapponese
La legislazione giapponese stabilisce che la pena massima per il caso di Uchida è di 27 anni, mentre qualsiasi pena più alta comporta l’ergastolo. I familiari difendono, senza esitazione, l’applicazione dell’ergastolo o di una pena ancora più severa. Notano che anche se l’ergastolo non viene imposto per ragioni di “equilibrio delle pene”, la disparità tra la pena massima e l’ergastolo è eccessiva. In considerazione di ciò, chiedono una revisione della legge per aumentare la pena massima in caso di omicidio, garantendo una punizione più adeguata.
Il padre ha concluso la sua dichiarazione con la speranza che atrocità come quella subita da sua figlia e vissuta dalla sua famiglia non si ripetano in futuro. Ha colto l’occasione per ringraziare sentitamente la polizia per il suo impegno nelle indagini, il sostegno e la serietà dei pubblici ministeri e degli avvocati, il lavoro dei giornalisti nella ricerca della verità e la solidarietà di tutti coloro che hanno inviato condoglianze e fiori.
















