La Corte di Asahikawa impone 27 anni di carcere a Riko Uchida per omicidio studentesco e atti di omicidio colposo
Un’immagine mostra l’aula del tribunale distrettuale di Asahikawa, teatro della lettura della sentenza di Riko Uchida, avvenuta alle 14:50 del 22 giugno in città. La sentenza è stata emessa in un processo assistito da un giudice laico.
Il 22 giugno Riko Uchida, 23 anni e disoccupata, è stata condannata a 27 anni di carcere dal tribunale distrettuale di Asahikawa. La pena massima, richiesta dall’accusa, è il risultato di gravi accuse, tra cui omicidio, aggressione al pudore con conseguente morte e falsa detenzione. Il caso riguarda la morte di uno studente liceale della città di Rumoi, allora 17enne, che sarebbe stato spinto da un ponte sospeso in un fiume ad Asahikawa nel 2024.

Il giudice Yuka Tanaka ha sottolineato la natura “crudele e spregevole” del crimine, affermando che la dignità della vittima è stata completamente mancata di rispetto. Sebbene non siano state accertate le circostanze esatte della caduta nel fiume, il tribunale ha ritenuto che le continue minacce e pressioni esercitate da Uchida sulla giovane fossero “atti di omicidio”, punto cruciale per la condanna. Questa interpretazione giuridica sottolinea che indurre la morte attraverso la coercizione psicologica e le minacce ripetute può essere legalmente equiparato all’atto di togliere direttamente una vita, stabilendo un precedente per i crimini in cui l’intenzione non è una prova fisica, ma piuttosto un’influenza coercitiva.













