Il pianeta gigante sfida la morte stellare e rivela l’atmosfera al telescopio James Webb
Nuove osservazioni effettuate dal telescopio spaziale James Webb hanno confermato l’esistenza di un’atmosfera su un gigantesco pianeta gassoso, WD 1856 b, che orbita attorno a una stella morta. La scoperta sorprende la comunità scientifica, poiché il pianeta, di dimensioni paragonabili a Giove, avrebbe dovuto essere distrutto durante la fase di gigante rossa della sua stella, evento che avrebbe inghiottito gli oggetti vicini.
Nel 2020, WD 1856 b aveva già incuriosito gli astronomi per la sua orbita estremamente vicina a una nana bianca, il nucleo rimanente di una stella che ha esaurito il suo combustibile. Questo gigante gassoso, situato a una distanza dalla sua stella 50 volte inferiore a quella della Terra dal Sole, presentava caratteristiche che sfidavano le aspettative sulla sopravvivenza planetaria in scenari così estremi. Le recenti misurazioni, dettagliate il 1 luglio sulla rivista Nature, aggiungono uno strato di mistero rivelando la sua atmosfera e la temperatura inaspettatamente alta.
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Per Christopher O’Connor, astrofisico della Northwestern University e coautore dello studio, questo è uno dei sistemi planetari più singolari mai conosciuti. La presenza dell’atmosfera suggerisce uno scenario insolito di formazione e migrazione, sfidando i tradizionali modelli planetari.
Dettagli dell’orbita sorprendente e rilevamento di WD 1856 b
Situata a circa 80 anni luce dalla Terra, WD 1856 b completa un’orbita attorno alla sua stella nana bianca ogni 34 ore, rimanendo a meno di tre milioni di chilometri di distanza. Il fatto più impressionante è che il pianeta è sette volte più grande della nana bianca, che ha all’incirca le dimensioni della Terra, in un’insolita inversione gerarchica nel cosmo.
🚨 The James Webb Space Telescope has detected the same unexplained absorption signal on the surfaces of Pluto and Tita pic.twitter.com/74bDEXU9c6
— Dailyscienceinfo (@NatureScienceA1) July 7, 2026
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Nonostante i progressi tecnologici, osservare WD 1856 b con il telescopio spaziale James Webb è stato un compito complesso. Le nane bianche sono intrinsecamente più deboli delle stelle spesso studiate, e il pianeta diventa visibile solo durante il breve periodo di otto minuti in cui transita davanti alla sua stella. Secondo Victoria Boehm, astronoma della Cornell University e coautrice dello studio, qualsiasi svista comporterebbe la perdita dell’osservazione.
Nonostante le difficoltà, il telescopio ha avuto successo. L’analisi dei transiti ha permesso al team di stimare che WD 1856 b sia tra 4 e 11 volte la massa di Giove e che la sua atmosfera contenga aerosol e composti organici, incluso probabile metano. La temperatura rilevata sul pianeta è stata particolarmente scioccante: circa 127 gradi Celsius (260 gradi Fahrenheit), circa 136 gradi Celsius (240 gradi Fahrenheit) più calda di quanto la debole luce della nana bianca potesse giustificare.
Il calore eccessivo del pianeta è diventato un indizio cruciale per svelare la sua traiettoria unica. Gli scienziati hanno considerato due ipotesi principali per l’orbita ravvicinata di WD 1856 b: o è stato inghiottito dalla stella nella sua fase di gigante rossa, oppure le collisioni gravitazionali con altri corpi lo hanno spinto in quella posizione molto tempo dopo il periodo di pericolo. O’Connor ha descritto il fenomeno come “un invito da parte dell’universo ad essere creativi”.
Integrando le nuove misurazioni con i modelli esistenti sul raffreddamento dei grandi pianeti nel tempo, il team è stato in grado di tracciare la storia termica di WD 1856 b. I dati indicano che il pianeta si è riscaldato circa un miliardo di anni fa, un periodo significativamente successivo alla morte della sua stella ospite. Questa scoperta corrobora la teoria della migrazione gravitazionale ed è rafforzata dall’elevata concentrazione di metano nell’atmosfera del pianeta, che verrebbe diluito se fosse stato inghiottito dalla stella.
Anche con le nuove prove, alcuni astronomi rimangono scettici. Caroline Morley dell’Università del Texas ad Austin, che non è stata coinvolta in questo studio ma è stata coautrice di ricerche precedenti che suggerivano un pianeta più freddo, mette in dubbio l’idea di “riscaldamento”. Lei, tuttavia, ritiene plausibili i dati sulla composizione atmosferica. Ian Crossfield dell’Università del Kansas, uno degli scopritori del WD 1856 b, ha definito i risultati della migrazione “provocatori”, sottolineando la necessità di ulteriori indagini.
Attualmente, il team continua con lo studio dettagliato dell’atmosfera di WD 1856 b, seguendo altri quattro transiti con la James Webb. Questo sistema planetario offre uno sguardo al lontano futuro del nostro sistema solare. Tra circa cinque miliardi di anni, il Sole si espanderà in una gigante rossa, consumando Mercurio, Venere e potenzialmente la Terra, prima di trasformarsi in una nana bianca. Tuttavia, queste nuove scoperte suggeriscono che i giganti gassosi più distanti, come Giove, potrebbero persistere.
Ryan MacDonald, astrofisico dell’Università di St. Andrews in Scozia e autore principale della ricerca, ha detto a Scientific American che “Giove ha ancora una lunga vita davanti a sé”. Conclude, nella sua dichiarazione, che “la morte delle stelle non è la fine”.















