La sonda cinese Tianwen-1 registra immagini senza precedenti della cometa interstellare su Marte
L’esplorazione dello spazio profondo ha raggiunto un nuovo livello grazie al lavoro della sonda Tianwen-1, attualmente posizionata nell’orbita di Marte. Le apparecchiature cinesi sono riuscite a registrare fotografie dettagliate della cometa 3I/ATLAS, un raro corpo celeste formatosi ben oltre i confini del nostro Sistema Solare. Realizzata alla fine del 2025, la cattura segna la prima occasione storica in cui un corpo errante proveniente da altre stelle viene documentato dal vicinato marziano, evidenziando un gigantesco salto tecnologico nella capacità umana di tracciare bersagli dinamici nel cosmo.
La registrazione fotografica è avvenuta mentre l’oggetto spaziale passava a circa 30 milioni di chilometri dal modulo orbitale cinese, muovendosi alla velocità estrema di 58 chilometri al secondo, pari a oltre 208mila chilometri all’ora. Questa osservazione senza precedenti fornisce un immenso volume di informazioni senza precedenti ai ricercatori di tutto il mondo, che cercano di comprendere la composizione chimica e il comportamento fisico dei materiali forgiati nei sistemi stellari alieni, aprendo una finestra diretta sui meccanismi di formazione di altri mondi.

Il materiale visivo rilasciato dalla China National Space Administration (CNSA) mostra chiaramente il nucleo solido e la nube di gas che circonda la cometa, consentendo uno studio dettagliato della sua architettura fisica. La manovra ha richiesto il massimo dai sensori di Tianwen-1, inizialmente costruiti solo per mappare il suolo di Marte, ma alla fine si sono rivelati un’enorme versatilità concentrandosi su un bersaglio minuscolo ed estremamente veloce nel vuoto dello spazio.
Ciò che il corpo celeste rivela sui sistemi stellari distanti
L’approccio 3I/ATLAS a Marte ha offerto un’occasione d’oro per la comunità astronomica. I corpi interstellari funzionano come vere e proprie capsule temporali cosmiche, poiché portano intatte le caratteristiche fisiche e chimiche delle regioni in cui sono nati. Lo studio di questa struttura aiuta a scoprire i processi di creazione del pianeta negli angoli remoti della Via Lattea, fungendo da modello pratico per affrontare teorie che fino ad allora si basavano solo sull’osservazione del nostro Sistema Solare. Ogni particella di polvere e molecola di gas rilasciata nel vuoto porta la firma di un ambiente alieno, consentendo agli scienziati di indagare su mondi situati a migliaia di anni luce di distanza.
I ricercatori ritengono che 3I/ATLAS si sia formato in un disco protoplanetario estremamente freddo, un vivaio stellare in cui gli elementi volatili possono sopravvivere congelati per miliardi di anni. La lettura spettrale di questi materiali è fondamentale per scoprire la densità e l’esatta temperatura della nebulosa che ha dato origine all’oggetto. Comprendere queste variabili aiuta a correggere e migliorare i modelli matematici sull’evoluzione dei sistemi planetari. Con ogni nuovo visitatore che attraversa il nostro quartiere, gli astronomi raccolgono più pezzi per ricomporre il vasto puzzle della formazione delle galassie. Per organizzare i dati, gli scienziati si concentrano su tre elementi principali trovati nell’oggetto:
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- Ghiaccio d’acqua conservato dalla formazione della nebulosa originale.
- Anidride carbonica in stato di sublimazione accelerata.
- Monossido di carbonio, che indica temperature di formazione prossime allo zero assoluto.
La traiettoria peculiare conferma l’origine al di fuori del Sistema Solare
3I/ATLAS passa alla storia come il terzo corpo interstellare confermato dalla scienza, succedendo al famoso ‘Oumuamua, visto nel 2017, e alla cometa 2I/Borisov, identificata nel 2019. La prima rilevazione di questo nuovo viaggiatore è avvenuta nel luglio 2025, attraverso la rete di telescopi ATLAS, installata alle Hawaii e originariamente progettata per monitorare gli asteroidi a rischio di impatto con la Terra.
La certezza che l’oggetto provenisse da un’altra stella è emersa subito dopo averne calcolato il percorso, classificato dagli astrofisici come iperbolico. Questo modello geometrico funge da firma matematica indiscutibile del fatto che il corpo non è legato alla gravità del nostro Sole ed è nato in un diverso sistema planetario.
A differenza delle orbite ellittiche e chiuse che caratterizzano gli asteroidi e le comete locali, il percorso iperbolico indica che il visitatore ha energia cinetica e velocità sufficienti per sfuggire all’attrazione gravitazionale della nostra stella. Dopo aver attraversato il quartiere terrestre e marziano, continuerà il suo viaggio infinito verso lo spazio profondo, senza mai ritornare.
La manovra ingegneristica ha richiesto la ricalibrazione totale della sonda cinese
Fotografare 3I/ATLAS da Tianwen-1 ha rappresentato una sfida tecnica colossale che ha richiesto soluzioni innovative da parte del team di controllo. La fotocamera ad alta risoluzione dell’apparecchiatura, chiamata HiRIC, è stata progettata per registrare montagne e crateri immobili sulla superficie di Marte, una funzione completamente opposta alla necessità di mettere a fuoco un punto buio e in rapido movimento nel mezzo dello spazio. Per raggiungere il successo, gli ingegneri sulla Terra dovevano creare da zero una strategia di osservazione. Il processo prevedeva la ricalibrazione completa dei sistemi di puntamento e l’esecuzione di rotazioni orbitali millimetriche per allineare le lenti con il percorso previsto del bersaglio. Ci sono volute decine di simulazioni sui computer di Pechino per trovare il tempo di esposizione perfetto, che non poteva essere troppo lungo per evitare di sfocare la foto, né troppo breve per non catturare il debole bagliore del nucleo. Anche la stabilità termica è diventata una preoccupazione centrale, richiedendo un riscaldamento specifico affinché i sensori potessero funzionare perfettamente durante i pochi minuti della finestra di osservazione. I dati grezzi hanno viaggiato per milioni di miglia fino alla Cina, dove ingombranti algoritmi hanno ripulito le immagini per il rilascio pubblico.
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Prime scoperte sulla struttura chimica del visitatore
Le informazioni spettrali e le acquisizioni visive inviate da Tianwen-1 forniscono già i primi indizi concreti sull’identità fisica di 3I/ATLAS.
Le immagini rivelano un nucleo molto denso e dai contorni ben definiti, forse strutturato da un amalgama di rocce primitive e diversi tipi di ghiaccio spaziale.
La valutazione della luce che rimbalza sulla superficie dell’oggetto indica una forte presenza di polvere organica dalla tonalità rossastra, segno distintivo dei corpi celesti che nascono in zone di freddo estremo, molto lontane dal calore delle stelle madri.
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In modo complementare, gli spettrometri installati su altri veicoli spaziali in orbita attorno a Marte sono stati in grado di catturare tracce chiare di ghiaccio d’acqua e anidride carbonica che evaporano dalla superficie. È stata confermata anche la presenza di monossido di carbonio, a dimostrazione che l’oggetto mostra la classica attività comatosa quando si avvicina ad una fonte di calore.
La task force internazionale ha unito le agenzie spaziali su Marte
La registrazione 3I/ATLAS non si è limitata ad uno sforzo solitario da parte del programma spaziale cinese. L’esistenza di una vera e propria flotta di satelliti artificiali attorno a Marte ha consentito la realizzazione di una campagna di osservazione congiunta, moltiplicando esponenzialmente il volume e la precisione dei dati raccolti sul corpo celeste.
Anche l’Agenzia spaziale europea (ESA) e la NASA hanno riproposto le fotocamere dei loro satelliti marziani per analizzare i gas emessi dalla cometa e cercare di catturare foto ancora più vicine al nucleo. Sul suolo del Pianeta Rosso, i robot esploratori Perseverance e Curiosity hanno ricevuto il comando di puntare le loro lenti verso il cielo, cercando di registrare il passaggio del visitatore da una prospettiva di superficie.
La flessibilità della tecnologia cinese sorprende gli scienziati
Per gli ingegneri responsabili di Tianwen-1, il successo del tracciamento ha rappresentato un rigoroso stress test per le capacità della sonda, andando ben oltre il suo scopo originale di studiare Marte. Il successo della manovra ha dimostrato la resistenza e l’adattabilità dei sistemi di navigazione del modulo orbitale, lasciando le apparecchiature certificate per le future missioni di opportunità che potrebbero verificarsi nello spazio profondo.
Prossimi passi per il programma spaziale cinese
Lanciata nello spazio nel luglio 2020, la missione Tianwen-1 ha consolidato un capitolo storico per la scienza in Cina. La navicella spaziale ha raggiunto la gravità di Marte nel febbraio 2021 ed è riuscita a far atterrare in sicurezza il robot Zhurong nel maggio dello stesso anno. Attualmente, il satellite continua a mappare il terreno, approfondendo la conoscenza umana sulla geologia del Pianeta Rosso.
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Tutte le conoscenze tecniche acquisite durante il monitoraggio 3I/ATLAS saranno fondamentali per le prossime iniziative del Paese, con particolare attenzione alla missione Tianwen-2. Lanciata nel 2025, questa nuova fase del programma ha l’obiettivo ambizioso di raccogliere campioni fisici da un asteroide e analizzare da vicino una cometa. I metodi di navigazione creati per fotografare il visitatore interstellare verranno applicati direttamente a queste future operazioni altamente complesse.















