Shigeru Miyamoto ha rivelato in un’intervista che considera Zelda II: Adventure di Link un fallimento, nonostante abbia avuto l’idea del progetto. Il creatore del franchise ha spiegato che lo sviluppo è sfuggito al suo controllo quando il team responsabile ha preso decisioni che si discostavano da quella che vedeva come la naturale evoluzione della serie. Superar questa pausa durò anni e fu possibile solo quando il franchise tornò ai suoi principi fondamentali.
Desenvolvimento fuori controllo creativo
La decisione di delegare Zelda II ad un altro team ha segnato un punto di svolta nella storia del progetto. Miyamoto ha affermato che i loro giochi spesso migliorano in modo significativo durante lo sviluppo man mano che emergono e vengono incorporate idee innovative. Com Zelda II, tuttavia, tutto è cambiato. Il risultato finale è rimasto statico, riflettendo una pianificazione che non si è evoluta né si è adattata alle sfide creative che si sono presentate.
Il cambiamento più radicale è stata la sostituzione della prospettiva dall’alto verso il basso con un sistema di navigazione in stile RPG, con azione su un piano 2D. L’approccio di Essa ha avvicinato il gioco a un gioco di ruolo d’azione primitivo rispetto a un Zelda convenzionale. Per i fan di Para che si aspettavano un seguito diretto, l’esperienza è stata scomoda. Il secondo titolo si allontanava troppo dalla formula che definiva la serie.
Zelda II: una storia parallela, non un seguito
Miyamoto ha chiarito la sua posizione ufficiale sul posto di Zelda II nella cronologia e nella narrativa del franchise. Il gioco non rappresenterebbe un seguito legittimo, ma piuttosto una storia parallela, un diversivo narrativo che esplorava eventi secondari dopo gli eventi dell’originale The Legend di Zelda.
La riclassificazione di Essa ha consentito a Nintendo di riposizionare Link in Past come vero successore del primo titolo. Miyamoto ha confermato direttamente questa interpretazione:
- Zelda II ha funzionato come una narrazione laterale e sperimentale
- Da Link a Past sono tornati alla prospettiva e allo stile originali
- Il terzo gioco ha gettato le basi del franchise moderno
- Retorno in stile classico si è rivelata la giusta direzione
Da Link a Past come ripristino creativo
L’impatto di A Link su Past sulla storia del franchise non può essere sottovalutato. Após La fredda accoglienza di Zelda II, la decisione consapevole di tornare ai fondamentali è stata più che una correzione di rotta, è stata una rinascita. Non solo il gioco ottenne un immediato successo di critica, ma fornì anche il DNA per tutti i titoli successivi.
La scelta di ripristinare la prospettiva dall’alto e il gameplay incentrato sull’esplorazione e sulla risoluzione di enigmi ha funzionato come un manifesto creativo. Il pubblico ha risposto positivamente, confermando l’intuizione del team su come dovrebbe essere la serie. L’approccio Essa è diventato la spina dorsale della progettazione Zelda negli anni successivi.
Legado dura attraverso le generazioni di console
De Ocarina di Time a The Wind Waker, passando per Twilight Princess e arrivando a Breath di Wild, ogni successivo rilascio di successo portava con sé la filosofia stabilita da A Link a Past. I designer hanno imparato che rispettare l’identità principale del franchise, esplorando al contempo le innovazioni in quel contesto, era la chiave per un successo duraturo.
Breath di Wild ha consolidato questa lezione rivoluzionando la serie mantenendo i suoi principi fondamentali di esplorazione libera, risoluzione di enigmi, combattimento impegnativo e narrazione connessa. L’eredità creativa di A Link fino a Past ha permeato ogni decisione progettuale in questo titolo che ridefinisce il genere.
Il riconoscimento pubblico del fallimento di Miyamoto II da parte di Miyamoto non era solo un’ammissione di errori passati. Era è una dimostrazione di come imparare dagli errori, abbracciare il cambiamento quando necessario e riconoscere il valore di ritornare ai principi che hanno reso memorabile un franchise. La serie, iniziata come esperimento su una console a 8 bit, alla fine ha insegnato all’intero settore dei giochi l’importanza dell’identità creativa.
