Classifica delle 10 ultime canzoni ufficiali dei Mondiali: dalla peggiore alla migliore
C’è una lunga storia di canzoni ufficiali che accompagnano ogni edizione della Coppa del Mondo, tradizionale uscita FIFA con la collaborazione di artisti di diverse nazionalità. Il repertorio negli anni si è rivelato piuttosto vario, spaziando dall’opera e dall’afrobeat al reggae, gospel e samba.
La ricerca della FIFA di canzoni memorabili e l’elenco dal peggiore al migliore
In alcune occasioni, il massimo organo di governo del calcio ha trovato il tono giusto, pronunciando veri e propri inni diventati intramontabili nel mondo del calcio. Tuttavia, altre volte, le scelte hanno prodotto brani poco ricordati o che non hanno avuto molta ripercussione. Di seguito, vi riportiamo la classifica delle ultime dieci canzoni ufficiali dei Mondiali, in ordine che va dalla meno impattante alla più suggestiva.
10. La partnership pop di Nicky Jam, Will Smith ed Era Istrefi per i Mondiali 2018 in Russia
La canzone del 2018 “Live It Up”, eseguita da Nicky Jam, Will Smith ed Era Istrefi, è spesso classificata come una delle meno memorabili tra le selezioni FIFA. Nonostante sia ottimista, la traccia pop sembra mancare di profondità e viene rapidamente dimenticata dopo l’ascolto. Il rap di Will Smith, in particolare, è percepito come un elemento decontestualizzato, e la musica non riesce a stabilire alcun legame significativo con la Russia, paese ospitante di quell’edizione.
9. Il tocco del reggae e dell’arabo in “Hayya Hayya (Better Together)” per i Mondiali del 2022
La canzone ufficiale della Coppa del Mondo 2022, “Hayya Hayya (Better Together)”, con Trinidad Cardona, Davido e Aisha, incorpora una base reggae che potrebbe persino ispirare passi di danza. Le sezioni che evocano il suono arabo, con percussioni agili, diteggiature veloci e il ritornello “hayya hayya ha”, sono considerate i punti di forza della composizione. Tuttavia, il brano manca di entusiasmo o di un’atmosfera di superamento, non riuscendo a consolidarsi come inno caratteristico del torneo.
8. La ballata piena di sentimento del Divo “The Time of Our Lives” con Toni Braxton nel 2006
“The Time of Our Lives”, pubblicata per la Coppa del Mondo del 2006 in Germania, si distingue come una delle poche ballate della lista. Con un tocco emotivo e potente, la canzone presenta la bellissima voce operistica del gruppo Il Divo, completata dall’inconfondibile voce di Toni Braxton. Sebbene sia una bellissima melodia, la canzone non è molto ricordata e inoltre non stabilisce un forte legame con la cultura tedesca.
7. Il pop-rock di Anastacia con l’estetica Y2K in “Boom” ai Mondiali del 2002
Con un arrangiamento pop-rock caratteristico dei primi anni 2000, “Boom”, di Anastacia, per la Coppa del Mondo del 2002 (Corea del Sud/Giappone), mostra un’estetica che si rifà all’era Y2K. Questa è una delle poche tracce che suona come una vera canzone pop piuttosto che come una commissione FIFA. La voce potente di Anastacia è impressionante, anche se la scelta di una cantante americana per un Mondiale ospitato in Asia è stata peculiare. Per il pubblico brasiliano la canzone riporta ancora alla mente il ricordo del quinto scudetto.
6. La formula afrobeat in “Dai Dai” con Shakira e Burna Boy per i Mondiali 2026
Per la Coppa del Mondo 2026, che si terrà negli Stati Uniti, Canada e Messico, la FIFA ha optato per il suono afrobeat di “Dai Dai”, con la colombiana Shakira e il nigeriano Burna Boy. La composizione sembra trarre ispirazione dalla formula di successo “Waka Waka”, dimostrando la tendenza della FIFA a replicare i successi. Nonostante la mancanza di originalità, la canzone è considerata buona, ha un notevole potenziale radiofonico ed è cresciuta nelle classifiche, con la capacità di restare nell’animo del pubblico.
5. Il mix di samba ed elettronica in “We Are One (Ole Ola)” per la Copa do Brasil
“We Are One (Ole Ola)”, il tema della Coppa del Mondo 2014 in Brasile, con Pitbull, Claudia Leitte e Jennifer Lopez, aveva già un vantaggio grazie alla sua base di samba e alle percussioni di Olodum. Tuttavia, la traccia incorpora anche chitarre acustiche e ritmi elettronici con un tocco eurodance, che la rende un po’ un ibrido. Sebbene firmata dall’americano Pitbull, la canzone presenta elementi brasiliani nella strumentazione e nella partecipazione di Claudia Leitte. Una delle critiche più comuni è che, dopo il successo di “Waka Waka”, le canzoni hanno iniziato a suonare chiaramente come produzioni su commissione, alla ricerca di un successo immediato, che riflette la crescente commercializzazione della FIFA e la ricerca di una formula globalizzante.
4. L’autentica atmosfera italiana di “Un’Estate Italiana” nel 1990
La canzone “Un’Estate Italiana”, eseguita da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato per i Mondiali del 1990 in Italia, ottiene ciò che molti altri non sono riusciti: immergere l’ascoltatore nello spirito del Paese ospitante. Con testo, titolo e artisti in italiano, la canzone non lascia dubbi sulle sue origini. Oltre ad essere un pop rock con sfumature epiche, ha il pregio di suonare come un’autentica canzone pop che poteva essere ascoltata in qualsiasi radio dell’epoca, con grande risonanza culturale locale.
3. L’epico inno gospel “Gloryland” con Daryl Hall e Sounds of Blackness del 1994
Basta ascoltare il ritornello di apertura di “Gloryland”, sigla dei Mondiali statunitensi del 1994, per comprenderne l’intento epico. Con un suono che ricorda il gospel americano, il brano, eseguito da Daryl Hall (di Hall & Oates) e dal gruppo Sounds of Blackness, eleva il calcio a un livello quasi divino. La voce grandiosa, l’arrangiamento tipico delle ballate dei primi anni ’90 e il fascino del sassofono contribuiscono in modo significativo alla sua qualità. In termini di inno, la canzone colpisce nel segno.
2. Le polemiche e il clamoroso successo di “Waka Waka” di Shakira nel 2010
“Waka Waka” di Shakira, per i Mondiali del 2010 in Sud Africa, è stata circondata da polemiche, comprese accuse di plagio e critiche per la scelta di un cantante colombiano per una canzone sudafricana. Tuttavia, nulla di tutto ciò ha impedito alla canzone di diventare uno degli inni più iconici della storia dei Mondiali e una pietra miliare nella carriera della grande Shakira. Tanto che, fino ad oggi, la FIFA non è stata in grado di eguagliare il suo impatto e negli anni successivi ha cercato di replicare la stessa formula, dimostrando la ricerca di un simile successo globale.
1. “La Copa de la Vida” di Ricky Martin: il momento spartiacque che ha definito i successi della Coppa del Mondo
È importante riconoscere che, sebbene “Waka Waka” sia innegabilmente uno dei più grandi successi dei Mondiali, la sua esistenza e il suo formato sono stati lastricati da “La Copa de la Vida” (La Coppa della Vita) di Ricky Martin per i Mondiali del 1998 in Francia. Il clamoroso successo del cantante portoricano, con il suo suono grandioso e swing, fortemente ancorato al samba, stabilì lo standard per quello che sarebbe stato un vero successo della Coppa del Mondo. La canzone ha dato impulso alla carriera di Ricky Martin ed è vista come un momento spartiacque nel riconoscimento globale del potenziale degli artisti latini da parte dell’industria musicale e del pubblico, trasformando la strategia della FIFA per gli anni successivi.
















