Nuove tombe in Egitto rivelano lingue d’oro e un mix di antiche culture
Ricercatori egiziani hanno rivelato, il 4 luglio, la scoperta di diciotto nuove tombe nella storica città di Marina el-Alamein, situata sulla costa del Mar Mediterraneo. Una recente spedizione archeologica ha portato alla luce una serie di reperti essenziali per comprendere le cerimonie funebri e la ricchezza culturale dell’antico Egitto. Tra i reperti figurano lastre d’oro uniche, dette “lingue d’oro”, rinvenute nella bocca di alcuni defunti, un sarcofago di granito ancora sigillato, un altare decorato con motivi funerari e una statua parziale della divinità greca Afrodite.
Secondo una dichiarazione ufficiale del Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, questa rivelazione evidenzia l’antica importanza di Marina el-Alamein come punto di collegamento culturale tra l’Egitto e le nazioni del Mediterraneo. Le sepolture furono identificate come appartenenti all’epoca tolemaica, che andò dal 322 a.C. al 30 a.C., e all’epoca romana, dal 30 a.C. al 395 d.C. Il periodo tolemaico si riferisce al periodo in cui l’Egitto era amministrato dai successori di uno dei capi militari di Alessandro Magno. L’influenza romana, a sua volta, iniziò con la morte della regina Cleopatra VII, segnando l’annessione del territorio come provincia dell’Impero Romano.
Durante l’annuncio della scoperta il 4 luglio, tramite i social media, Sharif Fathy, ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, ha dichiarato che i resti ritrovati costituiscono “un significativo contributo scientifico e archeologico”. Questa aggiunta è fondamentale per svelare l’identità culturale degli antichi residenti della città e per ridefinire la comprensione del suo ruolo di centro di civiltà e cultura che collegava l’Egitto al resto del Mediterraneo. Il ministro ha anche affermato che il governo prevede di rendere il sito archeologico visitabile, con l’obiettivo di espandere le opzioni di turismo culturale nella zona.
Sullo stesso tema: Gli archeologi rivelano 18 tombe egiziane con lingue d’oro sulla costa mediterranea

Il simbolismo dietro le lingue d’oro
Ventiquattro delicate lame d’oro, posizionate nelle bocche di alcuni dei corpi ritrovati, sono il pezzo forte di questa rivelazione. Nelle credenze dell’antico Egitto, questi manufatti funzionavano come amuleti, garantendo al defunto la capacità di esprimersi nell’aldilà. Questa funzione fu particolarmente cruciale durante il processo davanti a Osiride, la divinità legata al regno dei morti e alla resurrezione.
Hesham Hussein, che ricopre la carica di Sottosegretario per l’Archeologia del Basso Egitto e del Sinai, ha affermato che le lingue d’oro rappresentano un elemento abbondantemente registrato nelle sepolture di epoca tolemaica e romana. Ha spiegato in dettaglio che “questi oggetti venivano usati affinché il defunto potesse comunicare nell’aldilà, specialmente durante il processo davanti a Osiride, o, in un senso più completo, per interagire e pronunciare canti sacri nell’altro mondo”.
Oltre agli oggetti d’oro, gli esperti hanno identificato un amuleto unico modellato sull’Occhio di Horus. Questo emblema, strettamente connesso alla divinità Horus, era venerato nella cultura antica per il suo legame con la difesa contro le forze del male.
Notevole lo stato di conservazione delle camere sepolcrali
Gli archeologi hanno registrato la presenza di undici tombe scavate direttamente nella roccia, conosciute come ipogei, che sono camere sepolcrali sotterranee scavate a circa otto metri di profondità. Oltre a queste, sono state rinvenute altre sette strutture costruite in pietra calcarea, situate più vicino alla superficie. Alcuni di questi edifici sono rimasti intatti e sigillati fin dall’antichità, con gli ingressi bloccati da massicce lastre di pietra.
Copertura completa: Ultime Notizie (IT)
Le indagini hanno portato alla luce anche un sarcofago in granito lungo circa 2,5 metri, rinvenuto con il coperchio completamente sigillato. I resti umani rinvenuti all’interno restano al vaglio del team scientifico. Nelle vicinanze sono stati rinvenuti frammenti di una sfinge ricoperta di intonaco, segno della persistenza di componenti religiose classiche anche durante fasi di intensa influenza greco-romana.
Nello stesso sito, il team archeologico ha portato alla luce pezzi di ceramica, vasi di pietra, altari, elementi di costruzione e numerosi luoghi di sepoltura in superficie. Tali reperti illustrano l’ampia gamma di rituali funerari praticati dagli antichi abitanti della città.
Tra i ritrovamenti merita menzione un altare in pietra calcarea con basamento che replica il disegno di una “falsa porta”, elemento distintivo delle necropoli dell’antico Egitto. Nel contesto dei riti funerari egizi, questa porta simbolica non fungeva da vero e proprio accesso, ma piuttosto da portale mistico che univa l’universo dei vivi con quello dei morti. La credenza popolare affermava che, attraverso di essa, lo spirito del defunto riceveva gli omaggi e le offerte depositate dai suoi parenti.
La fusione culturale tra influenze egiziane e greche
A circa un centinaio di chilometri a ovest della città di Alessandria, Marina el-Alamein prosperò durante le fasi ellenistica e bizantina. Diversi studiosi la identificano con la città ancestrale di Leucaspis, citata dal geografo Strabone. Il sito archeologico, scoperto nel 1986 durante i lavori di costruzione, ha rivelato negli ultimi decenni una complessa struttura urbana con strade, abitazioni, aree commerciali, un porto e vaste aree sepolcrali. Con le indagini più recenti, il numero totale delle tombe censite nel sito è arrivato a 44.
Dorota Dzierzbicka, direttrice della Missione archeologica polacco-egiziana a Marina el-Alamein, ha sottolineato che “l’insieme dei reperti dimostra che la città era una società culturalmente eterogenea, dove le usanze egiziane e greco-romane si intrecciavano sia nella vita quotidiana che nei rituali di sepoltura”. Secondo l’archeologo, le nuove prove approfondiscono la conoscenza sulla coesistenza di diverse civiltà in uno dei centri urbani costieri più significativi dell’antico Egitto.
















