Un telescopio europeo registra la stella compagna di Betelgeuse e risolve il mistero
I ricercatori sono riusciti a registrare la prova più convincente finora che la famosa supergigante rossa situata nella costellazione di Orione non orbita da sola nello spazio. Immagini recenti catturate da apparecchiature ad alta precisione hanno rivelato la presenza di un corpo celeste più piccolo posizionato esattamente accanto alla stella principale. La scoperta pone fine a decenni di dibattito accademico sul comportamento irregolare della luminosità di questa stella, che si trova a circa 650 anni luce dalla Terra. La conferma visiva trasforma la comprensione classica di uno dei punti più luminosi del nostro cielo notturno.
Popolarmente conosciuta per formare la spalla della figura del cacciatore nella costellazione di Orione, la supergigante è sempre servita da guida per i navigatori e gli appassionati di osservazione spaziale nel corso della storia. I nuovi dati mostrano che, nel corso di questi millenni di osservazione umana, la stella massiccia ha mantenuto un partner gravitazionale nascosto dalla sua stessa intensa luminosità.
La pubblicazione scientifica descrive in dettaglio la cattura visiva senza precedenti del sistema binario
La documentazione fotografica ad altissima risoluzione che mostra il corpo celeste secondario è stata convalidata da esperti internazionali dopo un’analisi rigorosa. L’Osservatorio Europeo Australe (ESO) ha ufficializzato la scoperta alla fine di luglio, accompagnata da uno studio completo sottoposto a revisione paritaria. I dettagli tecnici del ritrovamento astronomico sono finiti sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Astronomy & Astrophysics, consolidando la teoria secondo cui il sistema è effettivamente composto da due stelle.
Classificata nel gruppo delle dieci stelle più luminose visibili ad occhio nudo dal nostro pianeta, la supergigante ha una propria dinamica di espansione e retrazione fisica. L’agenzia spaziale americana, la NASA, documenta che questo movimento naturale dura circa 400 giorni, provocando normali fluttuazioni nella luminosità che raggiunge la Terra. Il problema che incuriosiva la comunità scientifica era un secondo ciclo di oscuramento, molto più lungo, che si verificava rigorosamente ogni sei anni e non rientrava nei modelli termodinamici conosciuti.
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I ricercatori delle istituzioni americane hanno previsto la posizione esatta della stella
La soluzione teorica all’enigma è emersa dal lavoro simultaneo di due distinti gruppi di astrofisici negli Stati Uniti. Morgan MacLeod, ricercatore dell’Università di Harvard, e Jared Goldberg, della City University di New York, hanno creato complesse simulazioni al computer per comprendere l’anomalia a lungo termine. Incrociando informazioni storiche sulla velocità radiale e sulla variazione della luce accumulate nel corso di decenni, gli scienziati hanno concluso che solo la forza gravitazionale di un secondo corpo celeste, che ruota molto vicino allo strato esterno della stella principale, potrebbe spiegare il fenomeno visivo.
I calcoli matematici generati dai team americani sono andati oltre il semplice suggerimento dell’esistenza dell’oggetto nascosto nello spazio profondo. I modelli indicavano una specifica finestra di opportunità, sottolineando che nel dicembre 2024 l’orbita avrebbe spostato la compagna abbastanza lontano dal bagliore accecante della supergigante rossa. Questa separazione temporanea creerebbe l’ambiente perfetto per un tentativo di registrazione fotografica diretta da telescopi terrestri.
L’Osservatorio in Cile registra la registrazione storica della nuova stella compagna
Basandosi su proiezioni matematiche elaborate negli Stati Uniti, l’astronomo Miguel Montargès, legato all’Osservatorio di Parigi, ha organizzato una campagna di osservazione alla fine dell’anno scorso. Il team ha utilizzato la potenza del Very Large Telescope, l’infrastruttura dell’Osservatorio Europeo Australe installata nel deserto cileno, puntando gli specchi direttamente sul bersaglio. L’elaborazione dei dati grezzi ha richiesto mesi di scrupoloso lavoro per rivelare la chiara presenza del corpo celeste, che tecnicamente era chiamato Betelgeuse B.
Il leader del gruppo di osservazione ha espresso entusiasmo per il risultato del progetto in una dichiarazione ufficiale rilasciata dall’istituzione europea. Montargès ha sottolineato la grandezza dell’impresa riuscendo a identificare un oggetto massiccio in orbita attorno a una delle stelle più monitorate nella storia dell’astronomia moderna. Lo scienziato ha classificato l’esperienza di vedere qualcosa di totalmente inaspettato nei dati del telescopio come l’apice del lavoro di ricerca spaziale.
Le caratteristiche fisiche del nuovo corpo celeste sorprendono la comunità scientifica
L’analisi preliminare dell’immagine catturata in Cile ha prodotto dati che contraddicevano le aspettative iniziali dei fisici teorici. Le simulazioni originali indicavano un oggetto con una massa simile a quella del nostro Sole, ma la firma luminosa registrata ha rivelato proporzioni molto maggiori di quelle inizialmente calcolate.
I dati estratti dall’osservazione diretta hanno stabilito nuovi parametri per il sistema appena scoperto, cambiando la comprensione delle dinamiche locali:
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- La massa del corpo secondario equivale a due o anche tre volte il peso totale del nostro Sole.
- L’emissione di luce propria della stella più piccola è significativamente più elevata di quanto previsto dai modelli matematici.
- Le grandi dimensioni e la luminosità hanno reso più semplice per i sensori a infrarossi del telescopio terrestre catturare l’immagine.
I prossimi passi prevedono il monitoraggio continuo e lo studio della fine del sistema
Anche con la documentazione fotografica in mano, il rigore del metodo scientifico richiede ulteriori passaggi di verifica per escludere qualsiasi anomalia ottica. Il team con sede a Parigi pianifica un nuovo ciclo di osservazioni tra un anno, quando l’orbita porrà l’oggetto sul lato opposto della stella principale. Questa seconda immagine servirà come prova definitiva e indiscutibile dell’esistenza del sistema binario, eliminando il piccolo margine di dubbio che ancora rimane sulla cattura.
La conferma definitiva di questo scenario modifica profondamente gli studi sull’evoluzione stellare nella costellazione di Orione. Trattandosi di una supergigante rossa in uno stadio avanzato di vita, la stella principale si dirige inevitabilmente verso una massiccia esplosione, conosciuta in astrofisica come supernova. La grande sfida dei ricercatori ora è calcolare come la forte interazione gravitazionale di questo vicino appena scoperto accelererà, ritarderà o modificherà il collasso finale dell’intera struttura cosmica.














