Il Sole, una fonte vitale di energia per la Terra, manifesta occasionalmente eventi intensi come le eruzioni solari. Questi fenomeni provocano espulsioni di massa coronale, rilasciando nello spazio grandi volumi di plasma e campi magnetici.
Quando diretto verso il nostro pianeta, questo materiale interagisce con il campo magnetico terrestre provocando diversi effetti, dallo spettacolo delle aurore polari alle intense tempeste geomagnetiche che possono compromettere i sistemi GPS, le reti di comunicazione e i satelliti in orbita.
La previsione della meteorologia spaziale ha sempre rappresentato una sfida importante per la scienza. Tuttavia, un recente progresso promette di rivoluzionare questa capacità.
I ricercatori del New Jersey Institute of Technology hanno sviluppato un’intelligenza artificiale innovativa, chiamata EarlyDetect, che ha identificato segni discreti della formazione di aree attive sul Sole prima che diventassero visibili sulla superficie. Questo modello ha raggiunto un avanzamento di circa nove ore.
La ricerca rivela che i cambiamenti nelle onde acustiche e nel campo magnetico solare servono come indicatori dell’emergere di queste formazioni. Ciò significa che il Sole stesso emette segnali precursori e l’intelligenza artificiale EarlyDetect è stata addestrata a riconoscere queste variazioni appena percettibili.
Il sistema analizza le mappe orarie della potenza acustica e dei dati del campo magnetico, raccolti dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA. Le misurazioni acustiche, in particolare, sono fornite dallo strumento Heliosismic and Magnetic Imager (HMI), che registra ogni 45 secondi.
Attualmente, la tecnologia non è ancora pronta per operare con previsioni in tempo reale. Si verificano casi di falsi allarmi e situazioni in cui la notifica arriva in ritardo. Inoltre, il modello non garantisce il verificarsi di un’eruzione, poiché molte regioni attive non provocano eventi di grandi dimensioni come le espulsioni di massa coronale.
