Il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato, il 31 luglio, che la partnership con la Russia di Vladimir Putin è fondamentale per la ristrutturazione dell’ordine internazionale. La dichiarazione è avvenuta durante il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), con sede a Bishkek, capitale del Kirghizistan.
Nonostante la retorica grandiosa, Xi Jinping non ha accettato pubblicamente le richieste di Vladimir Putin di iniziare la costruzione del gasdotto Energy of Siberia 2. Questo progetto mira a trasportare il gas russo dall’Europa, che ha imposto sanzioni al Paese, direttamente alla Cina.
Il leader cinese è d’accordo con la proposta, ma insiste nel pagare l’importo sovvenzionato di 50 dollari al metro cubo, simile a quello addebitato ai cittadini russi. Questo prezzo contrasta con i 259 dollari attualmente pagati dalla Cina per il gas Siberian Energy 1 e i 420 dollari che la Russia addebita ad altre nazioni.
L’insistenza di Vladimir Putin nel concludere l’accordo sul gasdotto a valori di mercato, combinata con l’evasione di Xi Jinping, rivela le dinamiche della relazione bilaterale. Questo scenario evidenzia la crescente dipendenza economica della Russia dalla Cina, che si posiziona come fornitore di materie prime. Gli scambi commerciali di prodotti agricoli sono aumentati del 34%.
Le relazioni tra i due paesi vanno oltre i settori energetico e alimentare. Vladimir Putin ha affermato che a metà agosto è iniziato il primo servizio regolare di container della Cina lungo la rotta del Mare del Nord attraverso l’Artico. In un contesto di disgelo globale, questa collaborazione assume un’importanza strategica nella rivalità tra Cina e Stati Uniti, spiegando l’interesse di Donald Trump, allora presidente americano, per regioni come la Groenlandia e il Canada.
Xi Jinping ha affermato che, nonostante le crescenti incertezze e gli elementi imprevedibili nel panorama internazionale, la Cina cerca di intensificare i legami con la Russia. L’obiettivo è collaborare con Mosca per rafforzare gli attori che sostengono la “riforma della governance globale” e la costruzione di un “mondo multipolare egualitario e ordinato”.
Nella sua risposta, Vladimir Putin ha affermato che l’alleanza strategica tra Russia e Cina funge da “modello” per le relazioni internazionali. Ha indicato cinque settori prioritari per approfondire la cooperazione: commercio, energia, industria, trasporti e tecnologia. Il presidente russo ha anche sottolineato l’importanza di un maggiore coordinamento in forum come l’ONU, i Brics, il G20 e lo stesso OCS.
Il luogo dell’incontro, l’Asia centrale, porta con sé un forte simbolismo, poiché la regione è storicamente contesa da entrambi i paesi per la sua ricchezza energetica. Si osserva che, in questo e in altri aspetti, la Cina sta assumendo una posizione di leadership. Questo movimento è stato alimentato dall’invasione russa dell’Ucraina, che ha portato all’isolamento della Russia da parte dell’Occidente e alla sua crescente dipendenza economica dalla Cina.
Un esempio concreto dell’influenza cinese è il progetto ferroviario Cina-Kirghiso-Uzbekistan (CKU). Il presidente kirghiso Sadyr Japarov ha espresso a Xi Jinping l’ambizione di trasformare la ferrovia in una “Via della seta d’acciaio”.
Questa tratta ferroviaria inizia a Kashgar, nella provincia dello Xinjiang, in Cina, attraversa il Kirghizistan e raggiunge l’Uzbekistan, dove viene integrata nella rete ferroviaria dell’Asia centrale. L’iniziativa offre alla Cina l’accesso terrestre all’Occidente senza passare attraverso il territorio russo. Dall’Uzbekistan le merci possono procedere lungo rotte già consolidate verso paesi come il Turkmenistan, l’Iran e la Turchia, raggiungendo l’Europa, o collegarsi ad altri corridoi dell’Eurasia.
Durante il periodo dell’impero sovietico, queste nazioni dell’Asia centrale erano sotto un forte controllo russo. Questo progetto ferroviario è un ulteriore indicatore della trasformazione delle dinamiche di potere tra Cina e Russia.
