La crescente presenza dell’intelligenza artificiale (AI) nell’ambiente aziendale solleva interrogativi tra i giovani professionisti sul futuro dei loro ruoli, soprattutto quelli più operativi. Tuttavia, questa trasformazione non significa la fine delle opportunità. Al contrario, i compiti di apprendisti, stagisti e analisti sono in continua evoluzione ed è possibile rimanere rilevanti, anche eliminando le attività quotidiane ripetitive e meno strategiche.
Fine dei ruoli entry-level nell’era dell’intelligenza artificiale?
Sui social media circolano ampiamente speculazioni sulla fine dei posti di lavoro entry-level a causa dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, Tatiana Romero, direttrice delle risorse umane e della sostenibilità di Edenred, contesta questo punto di vista. Spiega che, nonostante vi sia una chiara trasformazione nelle mansioni svolte, rimane la necessità di formare nuovi talenti, essenziale per lo sviluppo dei futuri professionisti senior.
Pensiero critico: competenza essenziale per il futuro
Per Romero, il pensiero critico è la principale abilità che differenzia chi avanza da chi ristagna nell’era dell’intelligenza artificiale. La capacità di valutare quando e come applicare la tecnologia è fondamentale, evitando la mera esternalizzazione del ragionamento. Il direttore sottolinea che l’intelligenza artificiale si occuperà delle soluzioni più elementari e che il compito del professionista sarà quello di risolvere le sfide più complesse che si presentano. Sottolinea inoltre che il mercato non cerca più analisti che svolgano solo compiti operativi, ma piuttosto professionisti con sviluppate capacità interpersonali (soft skills) e capacità intellettuali.
Curiosità: una caratteristica da sempre apprezzata
Secondo Romero, la curiosità rimane una capacità vitale per i giovani che entrano nel mercato. Sottolinea che questa caratteristica è stata fondamentale fin dall’inizio della sua carriera nel reclutamento e continua a essere un elemento di differenziazione.
Imprese e dipendenti: responsabilità congiunta nell’uso dell’IA
Le organizzazioni, d’altro canto, tendono ad aspettarsi che i professionisti entry-level abbiano già familiarità con le tecnologie emergenti, compresa l’intelligenza artificiale. È però fondamentale che il dipendente conosca le linee guida interne dell’azienda per l’utilizzo dell’IA. Se l’azienda non ha ancora una politica chiara, la raccomandazione è quella di parlare con la leadership per comprendere i limiti e le migliori pratiche.
In breve, per chi è appena agli inizi nel mercato del lavoro, imparare a usare l’intelligenza artificiale è una competenza promettente per i prossimi anni. Ma è ancora più importante puntare sullo sviluppo personale e sulle capacità relazionali, poiché è in questo ambito che i professionisti diventano insostituibili e trovano le maggiori opportunità di crescita.
Strumenti di intelligenza artificiale per il mondo aziendale
La società di consulenza Ujamaa ha introdotto sul mercato il Difficult Conversations Simulator, uno strumento basato sull’intelligenza artificiale. Questa risorsa consente ai professionisti e ai manager delle Risorse umane di praticare dialoghi delicati, come il feedback, i processi di conclusione del rapporto e la mediazione dei conflitti, prima di applicarli in situazioni reali. Le simulazioni si adattano al contesto fornito dall’utente, affrontando temi come conflitti, sviluppo professionale e diversità, con la garanzia che i dati non vengano archiviati sulla piattaforma.
“Le organizzazioni dedicano risorse alla preparazione dei leader alle decisioni, ma raramente forniscono un ambiente in cui possano esercitarsi su come condurre le conversazioni richieste da queste scelte”, ha affermato Denise Silva, psicologa e fondatrice della società di consulenza.
