MeerKAT rileva segnali radio dalla cometa 3I/ATLAS monitorata da NASA

Avi Loeb - Reprodução

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Un corpo celeste proveniente dall’esterno del sistema solare catalizza l’attenzione dei principali enti spaziali internazionali. La cometa interstellare catalogata come 3I/ATLAS è al centro di una campagna di monitoraggio su vasta scala a seguito della rilevazione di emissioni radio anomale. La natura insolita di questi rilevamenti ha spinto il Planetary Defense Coordination Office della NASA a incrementare il livello di sorveglianza, attivando una rete globale di osservatori per seguire la traiettoria del corpo celeste durante il suo transito.

Individuato tramite il sistema di monitoraggio astronomico Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS), il corpo rappresenta il terzo visitatore interstellare confermato nella storia dell’astronomia moderna. La sua traiettoria marcatamente iperbolica prova che l’oggetto non appartiene al campo gravitazionale del Sole, confermandone l’origine nello spazio profondo. Scienziati e centri di calcolo esaminano costantemente parametri orbitali e velocità per risalire alla composizione e alla stella di provenienza.

NASA – 出典: LaserLens/Shutterstock.com

La comunità scientifica analizza con particolare attenzione i dettagli strutturali del nuovo arrivato, che presenta marcate discrepanze rispetto ai precedenti visitatori 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov. Le stime spettroscopiche indicano proprietà chimiche inedite, capaci di svelare dati essenziali sull’evoluzione planetaria in sistemi extrasolari e di rendere questa cometa un obiettivo prioritario per la ricerca internazionale.

Rilevamento delle frequenze a 1,6 GHz tramite il radiotelescopio sudafricano

Il momento decisivo nelle osservazioni è coinciso con l’intervento dell’osservatorio radio MeerKAT, situato in Sudafrica, che ha registrato una forte emissione strutturata proveniente dalle vicinanze del nucleo. Il segnale registrato a 1,6 GHz ha mostrato caratteristiche di regolarità non riconducibili immediatamente ai processi standard riscontrati nelle comete tradizionali, come l’ordinaria interazione del vento solare con i granelli di polvere e gas. L’evento ha innescato discussioni scientifiche approfondite per identificare con esattezza il fenomeno fisico in atto.

I ricercatori hanno vagliato differenti ipotesi per spiegare i dati rilevati dalla strumentazione. Tra le spiegazioni naturali emerge la presenza di radicali ossidrile (molecole OH) che assorbono e modulano la radiazione di fondo a causa della sublimazione dei ghiacci a ridosso del perielio. Le congetture su ipotetiche origini artificiali sono state considerate prive di fondamento solido, mentre la forza dell’emissione continua a superare ampiamente i valori solitamente riscontrati nelle comete native del nostro sistema.

La scoperta del terzo visitatore proveniente dallo spazio profondo

La prima registrazione dell’oggetto risale alla metà del 2025, quando i sensori del programma ATLAS hanno individuato l’anomalia orbitale durante una scansione automatizzata della volta celeste. Da quel giorno gli astronomi hanno tracciato il percorso del viaggiatore siderale, calcolando la rotta che lo ha condotto dalle profondità della galassia verso le regioni interne del sistema solare.

Il nucleo cometario avanza a una velocità superiore ai 100.000 chilometri orari, un ritmo talmente elevato da impedire qualsiasi cattura da parte dell’attrazione solare. Dopo aver aggirato il perielio, l’oggetto proseguirà la sua corsa verso l’esterno senza fare più ritorno, a ulteriore conferma della sua traiettoria aperta verso il mezzo interstellare.

La designazione 3I colloca formalmente la cometa al terzo posto nella lista degli oggetti interstellari riconosciuti. Il passaggio ravvicinato fornisce un’opportunità scientifica senza precedenti per analizzare materiale primordiale nato attorno a un’altra stella, aprendo nuovi scenari sulla disponibilità di elementi chimici nella Via Lattea.

Protocolli di sorveglianza e cooperazione tra le agenzie internazionali

Dopo la rilevazione dei dati radio, la NASA ha disposto l’impiego coordinato delle strutture osservative terrestri e orbitali. Il Planetary Defense Coordination Office mantiene un controllo costante sul corpo celeste per monitorare ogni anomalia, escludendo rischi di collisione e focalizzandosi sullo studio di un fenomeno scientifico mai documentato prima.

Complessi osservativi di primo piano, inclusi il Very Large Telescope (VLT) situato in Cile e il telescopio spaziale Hubble, sono stati puntati in direzione della traiettoria della cometa. Le indagini coprono l’intero spettro elettromagnetico, raccogliendo rilevamenti fotometrici dal visibile fino alle bande dell’infrarosso e dell’ultravioletto.

I programmi scientifici mirano a identificare i componenti chimici della chioma e la struttura del nucleo solido. Anche l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) partecipa attivamente alle sessioni osservative, impiegando i propri strumenti orbitali e terrestri per integrare i dati raccolti dalle stazioni statunitensi.

La cooperazione su scala globale consente di coprire l’intero arco delle ventiquattro ore sfruttando la rotazione terrestre, in modo che vi sia costantemente un osservatorio principale allineato con la cometa. Tutte le informazioni ottenute vengono messe a disposizione dei gruppi di ricerca per accelerare l’elaborazione dei modelli fisici.

Proprietà fisiche del nucleo e composizione molecolare

I dati raccolti mediante spettrografia indicano un profilo materiale diverso rispetto a quello degli altri due viaggiatori interstellari noti. Se 2I/Borisov presentava affinità con i corpi ghiacciati del nostro sistema e 1I/’Oumuamua mostrava caratteristiche rocciose e allungate, 3I/ATLAS contiene composti organici complessi e ghiacci volatili insoliti per la nostra regione spaziale. Tali proporzioni chimiche indicano che il materiale si è aggregato all’interno di un disco protoplanetario governato da condizioni ambientali differenti da quelle solari. Il diametro stimato del nucleo è compreso tra 320 metri e 5,6 chilometri, una misura che i programmi di osservazione stanno perfezionando. Le informazioni acquisite permettono di arricchire i modelli teorici sui processi di formazione stellare e sui requisiti necessari per l’abitabilità planetaria.

Distanza di sicurezza rispetto alla rotta terrestre

Le stime elaborate dai tecnici della NASA e dell’ESA confermano in modo inequivocabile che il corpo celeste non corre alcun pericolo di impatto con la Terra. La rotta iperbolica ha condotto l’oggetto al punto di massimo avvicinamento al pianeta entro confini ampiamente calcolati e sicuri.

Nel momento di passaggio più vicino, la cometa si è mantenuta a circa 27 milioni di chilometri dalla Terra, un valore pari a circa 70 volte la distanza che separa la Terra dalla Luna. Questo margine di sicurezza rappresenta comunque una distanza ideale per l’astronomia, consentendo ai sensori terrestri di acquisire dettagli ad altissima definizione.

Addestramento delle reti di tracciamento e sicurezza planetaria

La mobilitazione dei centri della NASA costituisce un banco di prova per i protocolli operativi destinati a gestire i Near-Earth Objects. Monitorare un corpo extrassolare ad altissima velocità consente di verificare l’efficacia dei sistemi di allerta precoce e la precisione dei telescopi nel tracciamento in tempo reale. Le operazioni congiunte forniscono competenze indispensabili per perfezionare la prontezza della rete mondiale contro eventuali minacce future nello spazio vicino.

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