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La cometa interstellare 3I/ATLAS ha mostrato composti prebiotici dopo che il calore del Sole ha spezzato la sua crosta di 20 metri durante il viaggio nel Sistema Solare. Dalla superficie aperta gli strumenti hanno rilevato direttamente acqua, metanolo, carbonio e acido cianidrico, sostanze legate alla formazione delle molecole biologiche essenziali.

Il momento più significativo del fenomeno è arrivato il 16 marzo 2026, quando il corpo celeste ha raggiunto il punto di massimo avvicinamento a Giove, a 0,358 unità astronomica, cioè circa 53,5 milioni di chilometri. Durante la manovra il visitatore ha sfiorato per poco la sfera di Hill del gigante gassoso, la zona in cui la gravità del pianeta compete con quella solare. La velocità stimata, di circa 68 chilometri al secondo rispetto al Sole, ha escluso il rischio di una cattura gravitazionale permanente o di collisioni con gli altri pianeti.

Date chiave e traiettoria del visitatore interstellare

  • Scoperta: 1 luglio 2025, dal sistema di osservazione ATLAS a Río Hurtado, in Cile
  • Passaggio al periastro: 29 ottobre 2025, a 1,36 unità astronomiche dal Sole
  • Avvicinamento alla Terra: 19 dicembre 2025, a 1,8 unità astronomiche di distanza
Cometa 3I Atlas - Divulgação
Foto: Cometa 3I Atlas – Divulgação

Prima che la radiazione solare rompesse la superficie, il 3I/ATLAS ha attraversato intere epoche protetto da una corazza di 15-20 metri di spessore. Quel rivestimento è stato compattato e trasformato chimicamente dai raggi cosmici galattici che lo hanno colpito lungo il percorso nel mezzo interstellare. Romain Maggiolo, ricercatore dell’Istituto reale belga di aeronomia spaziale e primo autore dello studio sulla crosta, ha spiegato: “È molto lento, ma nel corso di miliardi di anni è un effetto molto forte”, in traduzione libera. Lo strato indurito funzionava come una barriera termica e meccanica, impedendo al ghiaccio e ai gas intrappolati di sublimare prima del passaggio al periastro, e lo studio è pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.

Gas e molecole che la cometa libera dopo la rottura

Prima della rottura, gli astronomi avevano notato un comportamento insolito nelle emissioni del visitatore. La cometa emetteva monossido di carbonio, anidride carbonica e metanolo, ma mostrava quantità minime di vapore acqueo, al contrario delle comete del Sistema Solare, in cui l’acqua è il ghiaccio prevalente. Il calore intenso del periastro ha dovuto consumare lo strato esterno blindato per liberare i serbatoi più profondi.

Tra le sostanze confermate dagli strumenti spaziali ci sono metanolo, acido cianidrico, acqua e carbonio, insieme a solfuro di carbonile, nichel ionizzato, polvere di silicati e molecole organiche complesse. Il carbonio costituisce la frazione dominante della massa dell’oggetto, soprattutto sotto forma di anidride carbonica. Il telescopio spaziale James Webb ha misurato il metano della cometa, con un rapporto tra deuterio e idrogeno di circa il 3,33 per cento, una cifra circa 14 volte superiore a quella della cometa 67P, studiata dalla sonda Rosetta dell’ESA, come riportato sulla rivista Nature Astronomy il 23 ottobre 2026.

La rilevazione di metanolo e acido cianidrico ha attirato l’attenzione di astronomi e astrobiologi, perché entrambe le sostanze partecipano alla sintesi di amminoacidi, zuccheri e basi nucleotidiche, necessarie per costruire DNA e RNA. Cyrielle Opitom, astronoma e ricercatrice dell’Università di Edimburgo, ha sottolineato il valore di questo materiale: “Sono una specie di fossili di un processo di formazione planetaria avvenuto molto lontano”, in traduzione libera. Uno studio con l’ALMA, in Cile, ha trovato più metanolo della maggior parte delle comete del Sistema Solare, e la presenza congiunta di questi mattoni molecolari rafforza l’ipotesi che i componenti della chimica prebiotica siano diffusi in diverse zone della galassia.

Quanti miliardi di anni ha il visitatore e com’è fatto

Il 3I/ATLAS è il terzo oggetto di origine interstellare catalogato, dopo 1I/’Oumuamua, registrato nel 2017, e 2I/Borisov, individuato nel 2019. L’età della cometa divide ancora gli scienziati. I modelli sull’evoluzione dinamica della galassia collocano il corpo tra 10 e 12 miliardi di anni, cioè molto prima della formazione del Sistema Solare, che risale a 4,6 miliardi di anni. Altri modelli, basati sul grado di saturazione da raggi cosmici galattici, suggeriscono una stima vicina a 7 miliardi di anni.

Le dimensioni del nucleo solido restano incerte. Le misure del telescopio spaziale Hubble e i calcoli basati sulle accelerazioni non gravitazionali collocano il diametro tra 440 metri e 5,6 chilometri, mentre alcune stime teoriche partono da circa 320 metri. Durante l’avvicinamento al Sole la cometa ha mostrato un aspetto insolito, con variazioni di colore, una chioma molto estesa, due code distinte e una struttura di anticoda visibile dagli strumenti terrestri. Uno studio Webb pubblicato sull’Astrophysical Journal Letters, diffuso all’inizio di novembre 2026 dallo Southwest Research Institute, ha inoltre trovato granuli di ghiaccio molto piccoli e mescolati a molta polvere, più simili a corpi ghiacciati oltre Nettuno.

Traiettoria iperbolica che la porta fuori dal Sistema Solare

Nei dibattiti pubblici sono circolate ipotesi su possibili origini artificiali. Le agenzie spaziali e la comunità scientifica hanno però escluso qualsiasi indizio di tecnologia extraterrestre e hanno confermato che si tratta di un oggetto naturale. I ricercatori non hanno ancora stabilito con precisione se il calore solare abbia rimosso la schermatura fino al nucleo primordiale intatto o se l’attività osservata riguardi soltanto gli strati intermedi della corazza irradiata. La cometa segue ora una rotta iperbolica di fuga definitiva verso lo spazio interstellare profondo, senza possibilità di tornare vicino al Sole.

Luís Henrique Costa é jornalista formado pela FMU, editor-chefe e fundador do Mix Vale, portal de notícias em atividade desde 2013. Responde pela direção editorial do veículo, que cobre Brasil e mundo em economia, benefícios sociais, esportes, tecnologia, ciência e entretenimento. Atua na área há mais de 15 anos e lidera uma equipe de cerca de 15 colaboradores.

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