Il governo britannico vieta l’accesso ai social network e alle piattaforme di gioco ai minori di 16 anni
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha rivelato lunedì (15) la decisione di vietare l’accesso alle piattaforme di social media ai minori di 16 anni, oltre ad implementare restrizioni sui siti di gioco e sui servizi di live streaming. Questa iniziativa rappresenta una posizione più severa nei confronti delle grandi aziende tecnologiche, superando le misure adottate da altre nazioni. La proposta mira a proteggere i bambini e gli adolescenti, un tema che genera ampio dibattito anche in Brasile: un recente sondaggio di Projeto Brief ha indicato che l’80% dei brasiliani sostiene la creazione di standard per proteggere i giovani nell’ambiente digitale.
Con questa revisione politica, Starmer ha sottolineato che i cambiamenti radicali “ripristineranno l’infanzia dei bambini”. Il capo del governo ha dettagliato le azioni rivolte ad applicazioni come Snapchat, TikTok e Instagram, ma anche alle piattaforme di gioco che facilitano l’interazione tra estranei e utenti minorenni.
In una conferenza stampa, Starmer ha giustificato la decisione affermando: “Mi è chiaro che un divieto totale è la misura appropriata”. Ha inoltre aggiunto che il cambiamento “farà una differenza sostanziale, rendendo i nostri figli più sicuri, più felici, dando loro più tempo, più stabilità, più autonomia per crescere e più opportunità”.
Il governo britannico ha fatto sapere che intende seguire un modello simile a quello già adottato dall’Australia, che aveva stabilito una restrizione simile nel dicembre dell’anno precedente.
Il divieto riguarderà piattaforme come YouTube, Facebook e X. Tuttavia, i servizi di messaggistica come WhatsApp e Signal saranno esclusi dal nuovo regolamento.
Oltre al divieto, il Regno Unito prevede di introdurre “blocchi innovativi” su funzionalità potenzialmente dannose come le trasmissioni in diretta e la possibilità di comunicazione tra minori di 16 anni e sconosciuti.
Starmer ha pubblicamente messo in dubbio le udienze: “C’è qualche circostanza nella vita di tutti i giorni in cui permetteresti a tuo figlio di entrare in contatto con uno sconosciuto, un adulto sconosciuto? No, ed è per questo che ci stiamo muovendo in questa direzione”.
Previsioni per l’entrata in vigore della nuova normativa nel Regno Unito
Il governo ha già il potere di avviare procedimenti per qualsiasi divieto, come indicato da Starmer. Si prevede che entro la fine dell’anno verranno sviluppate norme dettagliate, mentre il divieto dovrebbe entrare pienamente in vigore intorno alla prossima primavera.
Negli ultimi anni, il Regno Unito ha progressivamente intensificato il controllo sulle aziende tecnologiche, incoraggiandole o obbligandole a implementare controlli sull’età, adeguare i propri algoritmi e, più recentemente, impedire ai bambini di condividere immagini intime sui dispositivi mobili.
Tuttavia, di fronte alla crescente preoccupazione per l’impatto sulla salute mentale dei bambini che trascorrono troppo tempo online, Starmer ha optato per misure ancora più severe, dopo conversazioni con i genitori e analisi delle prove ottenute dall’Australia.
Il primo ministro, che si prepara ad una possibile sfida alla sua leadership nelle prossime settimane, ha sottolineato che la popolazione si aspetta giustamente l’intervento del governo.
L’Australia si è distinta come nazione pioniera vietando l’uso dei social network ai minori di 16 anni, bloccando l’accesso a piattaforme come TikTok, YouTube (di Alphabet) e Instagram e Facebook (di Meta) nel dicembre precedente.
Da allora, diversi paesi in tutto il mondo hanno espresso l’intenzione di regolamentare l’accesso ai social network, motivati dalle crescenti preoccupazioni sugli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei giovani.

Risultati della vasta consultazione pubblica sull’argomento
Per informare la decisione, il Regno Unito ha condotto un’ampia consultazione con educatori, tutori e giovani sulle nuove restrizioni. Tra le proposte discusse c’erano il possibile divieto per i minori di 16 anni, l’imposizione di limiti di tempo per l’utilizzo delle applicazioni e la restrizione delle caratteristiche di design considerate avvincenti dal governo.
La consultazione pubblica ha generato più di 116.000 risposte, da parte di genitori, rappresentanti del settore e giovani. Di questi partecipanti, oltre l’83% dei responsabili che hanno risposto concorda sul fatto che i rischi associati ai social media superano i benefici, e il 90% sostiene l’implementazione di un’età minima di 16 anni per l’accesso a queste piattaforme.
Nonostante il forte sostegno di molti genitori e politici al divieto, alcuni esperti di psicologia e ricercatori hanno espresso dubbi sull’efficacia della misura, sostenendo che non ci sono prove concrete che funzioni. Inoltre, un gruppo di studenti di Londra, parlando a Reuters, ha descritto il loro rapporto con la tecnologia come complesso e ambivalente.

















