3I/ATLAS mostra l’origine nel gelo vicino allo zero assoluto
Gli astronomi hanno individuato l’impronta chimica della cometa interstellare 3I/ATLAS all’interno di un’indagine diffusa sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Le analisi indicano che questo terzo corpo celeste proveniente dall’esterno del Sistema Solare si condensò in ambienti caratterizzati da un gelo estremo prima dell’espulsione verso le profondità galattiche.
I ricercatori hanno esaminato le emissioni rilasciate dal nucleo di 3I/ATLAS durante l’avvicinamento al calore solare. I rilievi hanno dimostrato che la materia originale dell’astro è rimasta inalterata fin dalla sua nascita in un sistema planetario alieno. I dati confermano la conservazione di ghiacci primordiali intatti per miliardi di anni.
L’oggetto 3I/ATLAS ha attraversato lo spazio profondo senza subire alterazioni.
Durante il passaggio nelle vicinanze del Sole, gli strumenti a terra hanno registrato il tasso di sublimazione dei gas mentre l’irraggiamento termico riscaldava la crosta rocciosa esterna, confermando che il monossido di carbonio e altre molecole volatili si condensano unicamente all’interno di ambienti stellari prossimi allo zero assoluto. Il corpo celeste ha conservato la configurazione strutturale primaria malgrado la lunga traversata. La traiettoria iperbolica ha certificato l’assenza di legami con l’attrazione gravitazionale del Sole. Gli scienziati hanno raccolto i segnali luminosi della coda con telescopi terrestri.
La condensazione dei composti chimici avviene a temperature estreme
I rilevamenti hanno evidenziato la presenza abbondante di monossido di carbonio solido descritta nello studio della Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Tale molecola ghiacciata sublima perfino sotto una debole esposizione termica, fattore che richiede una regione originaria dominata da un freddo radicale.
Le simulazioni indicano che il nucleo di 3I/ATLAS si aggregò nelle fasce più esterne del disco protoplanetario genitore. Nel Sistema Solare tali condizioni termiche si riscontrano oltre l’orbita del pianeta Nettuno, all’interno della Fascia di Kuiper e della Nube di Oort. La composizione relativa di polveri e vapori mostra notevoli analogie con le comete native del nostro circondario.
Capire il caso: Il Sole minaccia di distruggere la cometa aliena 3I/ATLAS
Tre soli corpi interstellari risultano finora registrati negli archivi astronomici.
La cometa 3I/ATLAS appartiene al ridotto inventario di visitatori galattici censiti dalle stazioni astronomiche mondiali. Le osservazioni hanno avuto inizio con la scoperta di 1I/’Oumuamua e sono proseguite con il passaggio di 2I/Borisov negli scorsi rilevamenti. Il passaggio di 3I/ATLAS convalida l’ipotesi che il transito di detriti esotici vicino alla Terra avvenga a intervalli regolari.
I tre viaggiatori interstellari mostrano strutture fisiche differenti
Il primo frammento registrato, 1I/’Oumuamua, mostrava una morfologia allungata e priva di attività cometaria visibile. Al contrario, la cometa 2I/Borisov manifestava un comportamento classico con emissioni costanti di cianogeno e vapore acqueo.
Le analisi spettrografiche distinguono chiaramente i tre oggetti rilevati:
- L’oggetto 1I/’Oumuamua non ha sviluppato alcuna chioma visibile durante il perielio.
- La cometa 2I/Borisov ha sprigionato getti convenzionali ad alta densità di cianogeno e acqua.
- Il nucleo di 3I/ATLAS ha mostrato grandi riserve di monossido di carbonio ghiacciato nel gelo profondo.
La varietà osservata dimostra che i sistemi extrasolari possiedono architetture differenti. Ogni stella crea blocchi rocciosi con miscele chimiche peculiari.
La rete di telescopi ATLAS rintraccia la traiettoria anomala
La rete denominata Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System, sintetizzata nella sigla ATLAS, ha captato i primi movimenti del corpo celeste nello spazio. I dispositivi del programma monitorano la volta celeste da stazioni situate nelle isole Hawaii, in Cile e in Sudafrica.
Il sistema persegue lo scopo primario di avvistare asteroidi in potenziale rotta di impatto con la Terra. La sensibilità degli apparati ha permesso di ricostruire il tragitto eccentrico percorso da 3I/ATLAS. L’inclinazione e la rapidità di spostamento superavano ampiamente la velocità di fuga del campo solare.

La velocità rilevata ha oltrepassato la soglia gravitazionale del Sole.
I pianeti giganti espellono i corpi celesti verso il vuoto
I giganti gassosi in accrescimento esercitano poderose perturbazioni gravitazionali sui corpi minori circostanti. Questa dinamica disperde trilioni di frammenti rocciosi nello spazio interstellare durante la giovinezza dei sistemi planetari.
Di più sul tema: Il telescopio Subaru rivela la composizione chimica della cometa interstellare 3I/ATLAS dopo il passaggio vicino al Sole
La cometa 3I/ATLAS abbandonò la propria stella di origine durante queste violente instabilità iniziali. Il blocco di ghiaccio ha vagato per milioni di anni all’interno della Via Lattea senza entrare in rotta di collisione con altri astri. Gli autori della Monthly Notices of the Royal Astronomical Society spiegano che il nucleo ha attraversato il vuoto indisturbato prima di penetrare nel nostro sistema.
La rotta di 3I/ATLAS esclude qualsiasi ritorno nel nostro sistema.
L’oggetto celeste non ritornerà.
Il nucleo prosegue la corsa iperbolica allontanandosi progressivamente dalla gravità del Sole verso l’esterno della galassia. La luminosità dell’astro scemerà gradualmente non appena le radiazioni cesseranno di riscaldare i ghiacci esposti. I centri astronomici hanno tracciato la traiettoria di uscita combinando l’impiego di radiotelescopi e rilevatori ottici. Le informazioni ottenute guideranno le simulazioni numeriche sui modelli cometari per molti anni.
Lo strato esterno protegge la composizione chimica primordiale
La crosta rocciosa esterna ha funzionato da scudo termico lungo i percorsi interstellari nella Via Lattea. L’irraggiamento cosmico ha modificato esclusivamente i primi metri superficiali, preservando intatto il materiale racchiuso nel nucleo.
Lo studio pubblicato sulla testata scientifica britannica indica che le molecole organiche interne rispecchiano quelle presenti all’origine dei pianeti del Sistema Solare. L’evidenza suggerisce l’esistenza di reazioni chimiche comuni nella sintesi dei ghiacci attraverso diversi bracci della Via Lattea. Gli astronomi hanno impiegato strumenti spettrografici per mappare le bande di assorbimento dei vari elementi.
Il nucleo di 3I/ATLAS ha protetto i gas congelati dal vuoto galattico.
Gli strumenti ottici misurano la perdita di massa del nucleo
I gruppi di lavoro hanno coordinato molteplici installazioni situate nell’emisfero australe per misurare la luce riflessa dalla cometa interstellare 3I/ATLAS. I controlli fotometrici hanno calcolato la curva di splendore e il decremento di massa durante il passaggio vicino al Sole.
I telescopi a grande apertura hanno separato il bagliore della chioma dal fondale stellare della Via Lattea. Le elaborazioni indicano che il diametro solido del nucleo raggiunge alcune centinaia di metri. Il tasso di sublimazione dei gas è calato progressivamente con l’aumento della distanza dal Sole.
Strutture future amplieranno il censimento di altri frammenti esterni come 3I/ATLAS.
L’avvio operativo di nuove infrastrutture internazionali, tra cui l’Osservatorio Vera C. Rubin in Cile, aumenterà la frequenza di rilevamento degli intrusi extrasolari. Le stazioni registreranno con maggiore anticipo i corpi provenienti dall’esterno del Sistema Solare.
L’indagine della Monthly Notices of the Royal Astronomical Society definirà i parametri di confronto per comprendere la temperatura e la chimica dei corpi in avvicinamento alla Terra.
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