La cometa 3I/Atlas cambia composizione dopo essersi avvicinata al Sole, mostra il telescopio Subaru
I ricercatori hanno registrato cambiamenti nella composizione chimica della cometa 3I/Atlas, mesi dopo il suo passaggio attraverso il Sistema Solare. La rivelazione è stata fatta sulla base dei dati raccolti dal telescopio Subaru, uno strumento dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone, che indica un progressivo cambiamento nell’oggetto dopo il suo avvicinamento al Sole.
L’attrezzatura ottica ha osservato la cometa poco dopo aver attraversato il perielio, il punto più vicino al Sole, il 7 gennaio. Le analisi hanno permesso di identificare i toni presenti nella nube di gas che circonda 3I/Atlas, conosciuta come chioma, e di definirne così gli elementi chimici.
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La ricerca è stata condotta da Yoshiharu Shinnaka, professore alla Kyoto Sangyo University, in Giappone. È stata approvata la pubblicazione dei risultati su The Astronomical Journal, ma finora sono disponibili in formato pre-pubblicazione su arXiv.

Come è avvenuta l’analisi della cometa 3I/Atlas
Essendo un corpo celeste di origine extrasolare, 3I/Atlas è stato oggetto di intense indagini. Nello studio giapponese sono state utilizzate procedure analitiche e informazioni provenienti da altre ricerche. In questo modo è stato possibile calcolare la relazione tra l’anidride carbonica (CO2) e l’acqua presente nella chioma, che chiarisce le reazioni chimiche del campione e segnala le trasformazioni fisiche nel suo nucleo.
Le misurazioni effettuate dal telescopio Subaru hanno mostrato una concentrazione inferiore di CO2 rispetto all’acqua, in contrasto con i dati di altri telescopi che hanno registrato un’elevata percentuale di anidride carbonica. Gli scienziati attribuiscono questa disparità alle variazioni di composizione tra gli strati esterni ed interni del nucleo. Questa particolarità si spiega con il passaggio vicino al Sole, che provoca la fuoriuscita di gas in diversi punti dal centro della cometa.
Per Shinnaka, il metodo di analisi utilizzato in questa ricerca sarà rilevante per indagare altri oggetti interstellari che potrebbero essere trovati in futuro.
“Attualmente siamo in grado di confrontare direttamente le comete che hanno origine dall’interno e dall’esterno del Sistema Solare, oltre ad esaminare le distinzioni nella loro struttura e sviluppo. Analizzando questi oggetti, miriamo a raggiungere una comprensione approfondita della formazione planetaria in diversi sistemi stellari, compreso il nostro”, ha concluso il ricercatore.














