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Tragedia in Himalaya: una valanga provoca 1.318 morti e oltre 5.600 dispersi

Tragédia no Himalaia - X
Foto: Tragédia no Himalaia - X
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Il bilancio delle vittime della valanga che ha colpito la settimana scorsa il confine tra Cina e Nepal è salito a 1.318 morti e 5.624 dispersi. I dati sono stati rilasciati il ​​4 settembre 2026 dalle autorità di gestione dei disastri di entrambi i paesi, rivelando l’entità della catastrofe causata dal crollo di un ghiacciaio.

Impatto devastante e numero di vittime nelle regioni colpite

La tragedia ha distribuito le sue perdite in modo significativo tra le due nazioni. Le informazioni più recenti mostrano una situazione allarmante:

  • In Tibet (Cina): 31 persone hanno perso la vita e 531 sono disperse.
  • In Nepal: il record è di 1.287 morti e 5.083 persone ancora senza notizie.

L’insieme dei numeri evidenzia una catastrofe di grandi proporzioni, con le squadre di soccorso che affrontano condizioni estreme sulle montagne per cercare di localizzare le migliaia di persone scomparse e fornire assistenza alle comunità colpite dalla distruzione diffusa.

Salvataggio miracoloso dei lavoratori intrappolati nel tunnel della centrale elettrica

In un raro momento di sollievo, i soccorritori in Nepal sono riusciti a trovare vivi due lavoratori che erano rimasti intrappolati in un tunnel di una centrale idroelettrica. Il salvataggio è avvenuto nove giorni dopo la valanga che ha devastato la regione, portando un raggio di speranza nelle operazioni di ricerca di altri possibili sopravvissuti.

Il primo sopravvissuto è stato estratto dal tunnel della centrale elettrica Trishul 3A durante un’operazione condotta dall’esercito nepalese. Poco dopo un parlamentare locale ha confermato il salvataggio di una seconda persona. Le immagini diffuse dall’Esercito mostravano uno degli operai coperto di fango, trasportato da un soccorritore. Entrambi hanno ricevuto cure sul posto e sono stati portati in un ospedale di Kathmandu.

“Non riesco a spiegare cosa proviamo in questo momento. Siamo semplicemente grati a Dio”, ha detto Amir Maharjan, fratello di uno degli operatori soccorsi, esprimendo il sollievo della famiglia. Funzionari, tra cui il ministro dell’Energia del Nepal Biraj Bhakta Shrestha, hanno affermato di sperare che più persone possano essere salvate lì.

Comprendere il collasso dei ghiacciai e la formazione delle onde di fango

La catastrofe ebbe inizio il 26 agosto 2026, quando parte di un ghiacciaio vicino al picco Langtang Lirung, in Nepal, crollò. La frana ha trascinato grandi quantità di ghiaccio e rocce, provocando una valanga che ha colpito direttamente il fiume Lhende Khola. Questo evento bloccò il flusso naturale del fiume, provocando la formazione di un’onda gigante di fango, rocce, ghiaccio e acqua.

L’alluvione è avanzata per oltre 20 chilometri, devastando villaggi, strade, ponti e strutture energetiche sia in Nepal che in Tibet. La forza della corrente era tale da modificare i paesaggi e lasciare una scia di distruzione in una vasta area montuosa.

Distruzione al posto di frontiera di Gyirong e suo valore commerciale

Uno dei punti più gravemente colpiti è stato il posto di frontiera di Gyirong, situato in Tibet. Le immagini di sicurezza hanno registrato la furia dell’alluvione, che ha spazzato via edifici e persone alla sprovvista. Questo posto rappresenta un collegamento commerciale vitale tra Cina e Nepal, essendo un corridoio essenziale per il flusso di merci e persone tra i due paesi.

La distruzione di questa infrastruttura cruciale rappresenta un duro colpo per gli scambi commerciali tra le due nazioni, richiedendo un lungo processo di ricostruzione e ripresa economica. L’interruzione delle attività in questo punto strategico colpisce direttamente le comunità che dipendono dal commercio transfrontaliero per la loro sussistenza e sviluppo.

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