Un esemplare fossile risalente a circa 298 milioni di anni fa è stato identificato a Pejão, nel distretto di Aveiro, nel nord del Portogallo, da un gruppo internazionale che comprende studiose della Faculdade de Ciências da Universidade do Porto (FCUP, la facoltà di scienze dell’ateneo pubblico di Porto). L’annuncio, diffuso mercoledì (14), riguarda la forma giovanile di un insetto mai registrato prima nelle rocce del periodo Carbonifero e dall’aspetto simile a quello di una libellula moderna.
Il ritrovamento è avvenuto all’interno della miniera di carbone a cielo aperto di Paraduça durante le campagne di scavo condotte negli scisti del Carbonifero Superiore da Sara Silva, dottore di ricerca in Geoscienze presso la FCUP. Per determinare la natura del reperto, la geologa ha lavorato al fianco di Helena Couto, professoressa emerita della medesima facoltà e ricercatrice dell’Instituto de Ciências da Terra (ICT, centro di ricerca portoghese dedicato alle scienze della Terra), specializzata nello studio dei fossili.
“Le ninfe di insetti del Carbonifero sono piuttosto rare. Sono difficili da attribuire a gruppi specifici di organismi che condividono un antenato comune, i quali vengono generalmente definiti sulla base dei fossili di insetti adulti”, ha dichiarato Helena Couto nella nota ufficiale diffusa dall’università portoghese.
Tratti anatomici dell’esemplare di Paraduça e affinità con gli odonati
L’anatomia dell’invertebrato preistorico mostra una marcata somiglianza con gli stadi giovanili delle libellule attuali, appartenenti alla famiglia Libellulidae e all’ordine Odonata. L’addome voluminoso e le grandi zampe posteriori rivolte in avanti suggeriscono al gruppo di ricerca che l’organismo conducesse una probabile vita acquatica.
La totale mancanza di ali sviluppate nell’impronta rimasta nella roccia attesta che l’animale è morto mentre si trovava ancora nella fase di ninfa. Le misurazioni e i dettagli strutturali rilevati sul reperto estratto a Paraduça si riassumono in quattro parametri fisici:
- Lunghezza approssimativa del corpo: 10 millimetri.
- Porzioni anatomiche distinguibili: 8 segmenti visibili, accompagnati da frammenti di zampe e cerci corti (appendici poste all’estremità posteriore dell’addome).
- Modalità di conservazione nel sedimento: 2 calchi esterni.
- Datazione stimata del reperto: circa 298 milioni di anni.
Secondo i firmatari dello studio, l’insieme di questi elementi anatomici non corrisponde ad alcuna delle ninfe dell’era Paleozoica finora catalogate dalla paleontologia. L’esemplare documenta quindi la presenza di una specie finora sconosciuta nella documentazione fossile di quell’intervallo geologico.
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Inquadramento nell’ordine Paoliida e dati dello studio europeo
Poiché risulta complesso collegare gli esemplari immaturi ai fossili di insetti adulti già noti, gli scienziati hanno formulato due ipotesi per posizionare il reperto nell’albero evolutivo. La prima pista conduce all’ordine estinto Paoliida, mentre la seconda valuta le analogie nella disposizione delle zampe posteriori rispetto al tronco con i membri dell’ordine Plecoptera, un raggruppamento di insetti attestato fin dal sottoperiodo Pennsylvaniano.
“Cerci corti, zampe posteriori con femori allungati e robusti e un addome allungato, privo di appendici laterali, presentano una maggiore affinità con le ninfe attribuite all’ordine estinto Paoliida, rendendo questa l’ipotesi più probabile”, ha spiegato il team di studiosi nell’articolo scientifico e nel comunicato dell’ateneo.
L’analisi formale della scoperta ha coinvolto specialisti di Portogallo, Germania e Francia ed è stata sottoposta a revisione paritaria prima della comunicazione pubblica. I riferimenti editoriali e l’elenco completo degli autori della pubblicazione sono riportati di seguito:
- Titolo originale dello studio: A new enigmatic insect nymph from the Pennsylvanian Douro Basin, Paraduça Mine, Portugal.
- Rivista scientifica: periodico internazionale Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie – Abhandlungen (volume 318, numero 1, pagine da 9 a 15, con 37 riferimenti bibliografici).
- Cronologia editoriale: manoscritto ricevuto il 21 aprile 2026, accettato l’8 giugno 2026, pubblicato online il 1° luglio 2026 e uscito nel fascicolo del 15 settembre 2026.
- Autrici in Portogallo: Sara Silva (FCUP) e Helena Couto (FCUP e Instituto de Ciências da Terra).
- Autore in Germania: Torsten Wappler, paleontologo ed entomologo, direttore del Dipartimento di Storia Naturale presso l’Hessisches Landesmuseum Darmstadt (museo statale dell’Assia a Darmstadt) e professore aggiunto all’Università di Bonn.
- Autore in Francia: André Nel, entomologo del Muséum National d’Histoire Naturelle (MNHN, il museo nazionale di storia naturale francese), del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) e dell’Università della Sorbona a Parigi.
Depositi geologici del bacino del Douro nel nord del Portogallo
Il sito estrattivo di Paraduça, dove Sara Silva ha prelevato il frammento roccioso contenente l’insetto, rientra nel complesso minerario di Pejão, situato nel comune di Castelo de Paiva, all’interno del distretto di Aveiro. Quest’area appartiene al bacino carbonifero del Douro, una formazione geologica del Portogallo settentrionale che custodisce una delle principali testimonianze continentali del Carbonifero Superiore, epoca denominata anche Pennsylvaniano, nello stadio Gzheliano.
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Tale fascia temporale dell’era Paleozoica si estende approssimativamente tra 323 milioni e 298 milioni di anni fa. Gli strati di scisto del bacino hanno conservato resti della flora e della fauna continentali del periodo, rimasti esposti nei punti di scavo minerario fino alla chiusura definitiva delle attività di estrazione del carbone nel polo di Pejão, avvenuta nel 1994.
Prossime campagne di scavo per individuare le tracce delle ali
La classificazione tassonomica definitiva dell’animale rinvenuto a Paraduça resta ancora aperta. Sebbene la vicinanza morfologica con l’ordine estinto Paoliida guidi le valutazioni degli esperti, seguita dal confronto con l’ordine Plecoptera, la conservazione parziale del reperto attuale non consente un verdetto chiuso.
Negli insetti, le trachee (i canali interni che trasportano l’aria per la respirazione) si diramano lungo tutto il corpo e raggiungono anche l’interno delle ali. Per questo motivo, l’obiettivo successivo dei ricercatori della FCUP, tedeschi e francesi consiste nell’avviare nuove ricerche sul campo per recuperare un fossile più integro, capace di mostrare la conformazione della testa e gli abbozzi alari con tracce di tracheizzazione, elementi indispensabili per confermare l’identità della specie.
