La vera maledizione della mummia: uno studio rivela gravi rischi per la salute nei resti mummificati venduti online
Una recente ricerca, condotta da scienziati della Staffordshire University, ha identificato una crescita microbica potenzialmente pericolosa nei resti mummificati di esseri umani e animali offerti in vendita su Internet. Questa scoperta, pubblicata sull’International Journal of Cultural Property nel 2026, rappresenta una minaccia sia per chi vende sia per chi acquista questi materiali.
L’indagine, che ha analizzato 128 annunci su piattaforme digitali e aste, ha evidenziato anche una violazione delle norme sulla pubblicazione. Questa pratica può esporre a rischi i postini, gli agenti doganali e il pubblico in generale.
Tra gli oggetti più pubblicizzati c’erano parti isolate del corpo umano, come mani e piedi. Più della metà dei resti mortali analizzati erano costituiti da teste, in vari stati di integrità e conservazione.
Sullo stesso tema: L’intelligenza artificiale genera virus innovativi con il potenziale per combattere i batteri resistenti
È stato notato che i venditori spesso fornivano informazioni limitate sulla manipolazione sicura di questi resti. Alcuni post online mostravano persone che maneggiavano mummie umane senza indossare guanti protettivi.
Anche se non tutti i materiali esaminati presentano chiari segni di proliferazione fungina o di deterioramento avanzato, i ricercatori avvertono che la presenza di microrganismi non è sempre evidente a occhio nudo. Ciò significa che le parti che sembrano belle possono ancora rappresentare pericoli nascosti.
Le prove fotografiche, citate nello studio, hanno rivelato che un acquirente negli Stati Uniti ha ricevuto resti umani mummificati inviati dal Regno Unito. I contrassegni postali indicavano che l’ordine era stato spedito tramite Royal Mail, anche se il sito web dell’istituzione vieta espressamente il trasporto di questo tipo di materiale.

La commercializzazione delle mummie su Internet solleva preoccupazioni per la salute
La dottoressa Kirsty Squires, professoressa di bioarcheologia umana presso l’Università dello Staffordshire e autrice principale dello studio, ha guidato la ricerca insieme a collaboratori delle università di Vilnius, Salento, Messina e Adelaide, tutte istituzioni internazionali.
Ha affermato che “l’avvento di Internet, in particolare delle piattaforme di social media, ha ampliato il traffico internazionale e stimolato la ricerca di patrimoni culturali unici, come le mummie umane e animali”.
Di più sul tema: L’influenza aviaria H5N1 è confermata in Australia, avvertendo della diffusione globale del virus
L’esperto ha aggiunto che “questi resti conservati comportano rischi per la salute e la biosicurezza, sia a causa della tossicità dei metodi di imbalsamazione sia per la conservazione impropria, che favorisce la proliferazione microbica”. La ricerca ha indicato che i resti mummificati venduti digitalmente mostrano segni di biodeterioramento, ma mancano indicazioni di sicurezza da parte dei venditori, il che indica una mancanza di conoscenza o una volontaria negligenza dei pericoli.
Secondo il dottor Squires, “ci sono prove che le mummie vengono spedite agli acquirenti, sia in patria che all’estero, con una preoccupazione minima o nulla circa le conseguenze sulla salute e sulla sicurezza di queste pratiche”. Ha sottolineato la necessità di “linee guida più esplicite e accessibili per evitare che acquirenti e venditori interpretino erroneamente o sfruttino le lacune nelle politiche di spedizione”.
Pericoli invisibili: spore e sostanze tossiche presenti nei resti mummificati
I potenziali rischi associati ai resti mummificati non sono una novità. L’esposizione e l’inalazione delle spore del fungo Aspergillus furono collegate alla morte di dieci dei dodici scienziati ambientalisti che parteciparono all’apertura della tomba del re Casimiro IV Jagellone nella città di Cracovia negli anni ’70.
Scopri di più: Gli archeologi scoprono mummie con lingue d’oro e frammenti dell’Iliade nelle antiche tombe egiziane
Si teorizza che una versione grave di aspergillosi possa aver contribuito alla morte di Lord Carnarvon, probabilmente derivante dall’aspirazione di spore di Aspergillus nella tomba di Tutankhamon. In queste situazioni le spore fungine possono rimanere inattive per secoli e, una volta mobilizzate, si disperdono nell’aria e diventano dannose per la salute umana.
Un imballaggio inadeguato e una conservazione impropria delle condizioni della mummia possono accelerare il biodeterioramento e la crescita dei funghi. Inoltre, la manipolazione di questi resti può rilasciare spore fungine nell’ambiente.
Scopri di più: Scoperta senza precedenti: gli archeologi trovano un frammento dell’Iliade di Omero in una mummia egiziana di 1.600 anni fa
I materiali mummificati possono contenere anche sostanze storicamente utilizzate nei processi di conservazione e imbalsamazione, come arsenico, mercurio e piombo.
Gli esperti chiedono una maggiore supervisione sulla vendita di resti umani online
Gli autori della ricerca sostengono la necessità di un controllo più rigoroso e di una guida più trasparente su tutte le piattaforme di e-commerce, sui servizi postali e di corriere espresso, sugli enti doganali e sulle autorità competenti.
Il dottor Squires ha aggiunto che “nonostante i significativi rischi per la salute e la sicurezza legati alla gestione dei resti mummificati, questi sono spesso trascurati dai venditori in un mercato non regolamentato”. Ha suggerito che ciò potrebbe essere dovuto “sia a una conoscenza limitata sui rischi biologici dei tessuti molli conservati, sia a interessi finanziari che trascurano la salute e la sicurezza delle persone”.
Ha concluso che “fino a quando non verranno attuate misure più efficaci, la popolazione deve rimanere vigile e denunciare la vendita di mummie alle autorità competenti e agli enti professionali”. Pertanto, “migliorare l’ispezione e l’istruzione è fondamentale per salvaguardare la salute pubblica e mantenere l’integrità dei reperti archeologici”.

















