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Vita ancestrale di microrganismi scoperti sotto il ghiaccio alle Blood Falls in Antartide

Cataratas de Sangue
Foto: Cataratas de Sangue - Reprodução
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Una recente indagine sulle intriganti Cascate di Sangue in Antartide, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rinomata rivista scientifica Nature Geoscience, ha confermato la presenza di una comunità di microrganismi discendenti diretti di un antico ecosistema marino. Questi esseri viventi sono stati ritrovati isolati sotto uno spesso strato di ghiaccio, rivelando un laboratorio naturale di resilienza biologica.

La scoperta, che ha sorpreso la comunità scientifica, fornisce nuove spiegazioni cruciali sulla capacità degli organismi microscopici di sopravvivere in condizioni estreme, isolati sotto il ghiacciaio Taylor per un periodo di migliaia di anni, lontano da qualsiasi contatto con il mondo esterno. Questo fatto offre una prospettiva unica sull’adattamento della vita in ambienti ostili.

La caratteristica tonalità rossastra del fenomeno naturale noto come Caduta di Sangue non è, infatti, causata da questi microrganismi. Il colore è dovuto all’elevata concentrazione di ferro presente in una salamoia con estrema salinità, che si accumula sotto il ghiacciaio. Quando quest’acqua arricchita di ferro emerge in superficie ed entra in contatto con l’ossigeno presente nell’aria, si verificano reazioni chimiche che generano i depositi di colore rosso osservati sul ghiaccio della regione.

Principali risultati della ricerca sotto il ghiacciaio

Lo studio approfondito ha coinvolto l’analisi di 167 diversi campioni raccolti dalla vasta area delle McMurdo Dry Valleys. I materiali analizzati includevano di tutto, dall’acqua, ai sedimenti e al ghiaccio stesso, alle particelle trasportate dal vento, offrendo una visione completa dell’ambiente.

I dati dettagliati, confermati dallo Scripps Institution of Oceanography, indicano che la comunità biologica ritrovata conserva inconfondibili tracce genetiche dei suoi antenati marini. Le analisi effettuate in laboratorio hanno dimostrato punti essenziali sulla vita microbica in quella località remota.

Gli scienziati hanno identificato una comunità di microeucarioti marini, tra cui diatomee, dinoflagellati, aptofiti e ciliati, concentrati nelle aree direttamente colpite dalla salamoia. I gruppi di diatomee con evidente collegamento oceanico rappresentavano tra il 60% e l’80% del totale rinvenuto in prossimità del punto in cui affiora l’acqua. La ricerca ha inoltre verificato la presenza di RNA attivo nel materiale biologico, segno evidente che gli organismi sono ancora vivi e con piena attività metabolica. I lignaggi genetici scoperti hanno mostrato marcate differenze rispetto alle attuali popolazioni marine nello stretto di McMurdo, indicando un lungo periodo di isolamento.

Scopri come la vita marina era intrappolata nel ghiaccio

La spiegazione scientifica dell’imprigionamento di questi organismi sottolinea che, in un remoto passato, durante un periodo di temperature più elevate, l’acqua del mare riuscì a penetrare nella Taylor Valley. Questa intrusione iniziale ha posto le basi per la formazione dell’ecosistema.

Con i successivi cambiamenti del livello degli oceani e il conseguente avanzamento della massa glaciale, una porzione significativa di quest’acqua salata venne naturalmente confinata nel sottosuolo ghiacciato della regione, sigillando la comunità biologica al suo interno.

Nel corso di innumerevoli millenni, il serbatoio sotterraneo in cui questi microrganismi erano isolati è diventato progressivamente più freddo, estremamente salato e completamente separato dall’oceano moderno, creando un ambiente unico e stimolante.

La straordinaria comunità microbica è riuscita ad adattarsi a queste condizioni estreme in modi sorprendenti. Agisce oggi come un testimone biologico vivente delle profonde trasformazioni geologiche e climatiche avvenute tra l’oceano e il continente antartico in epoche passate, offrendo preziosi spunti sulla persistenza della vita.

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