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Andreas von Richthofen ha testimoniato il 18 luglio 2006, durante il processo contro gli accusati dell’omicidio di Manfred e Marísia von Richthofen, avvenuto a San Paolo. Il fratello di Suzane von Richthofen, allora 19enne e studente all’USP, ha parlato per circa tre ore al Barra Funda Forum. Ha negato le versioni presentate dalla sorella e dai fratelli Cravinhos, Daniel e Cristian, condannati per il crimine pianificato nel 2002.

La testimonianza è avvenuta nel contesto di un processo che ha portato a sentenze di 39 anni per Suzane e Daniel e di 38 anni per Cristian. Andreas ha chiesto di testimoniare senza la presenza degli imputati, sottolineando l’impatto personale del caso. Le dichiarazioni hanno acquisito nuova visibilità con la première della serie Tremembé, su Amazon Prime Video, il 31 ottobre 2025.

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Suzane Von Richthofen.
Suzane Von Richthofen. – Foto: riproduzione

Andreas ha riferito di un’iniziale vicinanza con la sorella e Daniel, ma ha sottolineato il deterioramento del rapporto dopo il delitto. Ha confermato di aver visitato più volte Suzane in carcere, ma si è fermato quando ha compreso la portata dei fatti. La testimonianza ha rafforzato la tesi della premeditazione, con contraddizioni nei racconti delle persone coinvolte.

  • Ricatto emotivo: Andreas ha descritto la pressione per influenzare le decisioni familiari.
  • Controversia sui beni: richiesta di un inventario dettagliato degli oggetti presenti nella casa, per un valore di 2 milioni di R$.
  • Negato riguardo alla droga: ha affermato che Suzane non sembrava essere sotto l’influenza la notte del crimine.

Relazione familiare prima del delitto

Andreas aveva 16 anni nell’ottobre del 2002, quando i suoi genitori furono uccisi a colpi di mazza nella casa di famiglia a San Paolo. Era vicino a Suzane, all’epoca 18 anni, e a Daniel Cravinhos, il suo ragazzo. Daniel ha introdotto Andreas all’uso della marijuana, secondo la testimonianza.

La famiglia von Richthofen viveva in un quartiere elegante, con Manfred un ingegnere e Marísia un avvocato. Andreas ha descritto i suoi genitori come assenti per lavoro, ma ha negato maltrattamenti o abusi, contraddicendo le accuse di Daniel.

Accuse di manipolazione emotiva

Andreas ha dichiarato che Suzane lo ha ricattato emotivamente più volte dopo il crimine. Menziona tentativi di influenzare la spartizione dell’eredità, promettendo di rinunciare al patrimonio ma senza ottemperare. Il fratello ha riso della proposta di ritiro ufficiale, secondo quanto riferito dal processo.

L’obbligo di contare gli oggetti presenti in casa, come posate, stoviglie e mobili, si è verificato anche con Suzane in carcere. Andreas ha classificato l’azione come non necessaria e manipolativa.

Ha presentato una nota scritta nel 2003, in cui esprimeva sostegno alla sorella e opposizione alla sua esclusione dall’eredità. Andreas ha spiegato che il testo è stato scritto sotto la pressione emotiva di Suzane.

Il documento servì come prova del ricatto, rafforzando la rottura tra i fratelli. Andreas ha espresso preoccupazione per le visite non autorizzate di Suzane alle case dei suoi parenti.

Dettagli sull’eredità della famiglia

Al momento del processo, l’eredità di von Richthofen era valutata intorno ai 2 milioni di R$, compresi beni immobili e investimenti. Andreas ha riferito che Suzane ha cercato di controllare la divisione, anche se era detenuta nel penitenziario femminile di San Paolo.

Nel 2011, il tribunale ha dichiarato Suzane indegna di ricevere i beni, sulla base del crimine contro i suoi genitori. Andreas, l’unico erede rimasto, amministrò i beni dopo il processo.

La testimonianza evidenziava manovre per accedere all’assicurazione sulla vita di Manfred, stimate in importi rilevanti. Andreas ha negato qualsiasi intenzione di fare del male a sua sorella, ma ha dato priorità alla preservazione della famiglia.

Versioni contraddittorie nel processo

Andreas ha negato che l’arma del delitto, trovata all’interno di un orso di peluche, appartenesse a lui. Ha confermato che l’oggetto apparteneva a Suzane, contraddicendo la sua versione.

Ha negato che sua sorella sia stata drogata la notte del 31 ottobre 2002, quando la coppia è stata aggredita nel sonno. La simulazione della rapina è fallita a causa di incongruenze nelle dichiarazioni iniziali.

Il pubblico ministero Roberto Tardelli ha individuato 14 contraddizioni tra gli imputati, sfociate in scontri. Andreas ha mantenuto un tono calmo ma fermo nel presentare i fatti.

  • Arma del crimine: direttamente associata a Suzane.
  • Condizioni dell’imputato: nessun segno visibile di intossicazione.
  • Pianificazione: Evidenzeied da precedenti incontri con i Cravinho.

Chiusura testimonianza

Andreas ha concluso la sua testimonianza con voce calma, chiedendo al giudice Alberto Anderson Filho di evitare il contatto visivo con gli imputati. Ha dichiarato di non voler incontrare Suzane e i Cravinho in plenaria.

Il giudice ha accolto la richiesta, preservando l’integrità emotiva del deponente. Il processo proseguì per più giorni, culminando con le condanne il 22 luglio 2006.

Andreas ha evitato le interviste pubbliche dopo la testimonianza, mantenendo la privacy sul caso.

Aggiornamenti sui soggetti coinvolti

Suzane ha ottenuto un regime aperto nel 2023 e vive nell’interno di San Paolo con il marito e un figlio, adottando il cognome Muniz. Studia giurisprudenza a distanza ed evita l’esposizione ai media.

Daniel e Cristian Cravinhos scontano la loro pena in regime aperto dal 2025, dopo graduali progressioni. Daniel ha espresso rammarico nei recenti messaggi ad Andreas, senza risposta.

Andreas, ora 39 anni, vive a São Roque e si è laureato in Farmacia alla USP, con un dottorato in Chimica. Ha tagliato i ponti con sua sorella anni fa, citando problemi di eredità.

La serie Tremembé, con Marina Ruy Barbosa nel ruolo di Suzane, mescola finzione e realtà sulla routine carceraria di Tremembé, dove l’imputata ha scontato parte della sua pena.

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