La Corte Suprema degli Stati Uniti espande i poteri del governo nei procedimenti di immigrazione sui titolari di carta verde
Martedì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una sentenza che favorisce l’amministrazione Trump in una controversia sull’immigrazione, ampliando l’autorità del governo sui titolari di carta verde che devono affrontare accuse penali.
La sentenza, approvata con sei voti contro tre, ha analizzato la concessione della libertà condizionale per l’immigrazione fatta da un agente nel 2012 al residente legale permanente Muk Choi Lau. Era tornato da un breve viaggio in Cina ed era sotto accusa per un reato legato alla falsificazione.
Lau ha sostenuto che l’agente ha ecceduto i suoi doveri e che questa misura ha aperto la strada al Dipartimento per la Sicurezza Interna, sotto l’amministrazione di Barack Obama, per accelerare la sua deportazione dopo aver ammesso la colpa di una violazione della vendita di merci contraffatte nel New Jersey.
Il tribunale di ultimo grado, tuttavia, non ha condiviso questa interpretazione. Il ministro Clarence Thomas ha precisato nella sua opinione che gli agenti di frontiera non erano tenuti a dimostrare, con prove chiare e convincenti, che Lau aveva commesso un crimine di depravazione morale.

Nel suo dissenso, il ministro Ketanji Brown Jackson ha sostenuto che la decisione di concedere a Lau la libertà condizionale per l’immigrazione lo ha posto, di fatto, in una condizione di “limbo dell’immigrazione”, prima ancora di qualsiasi condanna penale formale.
“Temo che la Corte abbia concesso al governo un’ampia libertà d’azione”, ha dichiarato nel suo voto contrario, al quale si sono uniti i suoi due colleghi liberali.
L’organizzazione liberale Alleanza per la Giustizia ha espresso solidarietà a questa preoccupazione, avvertendo che la decisione giudiziaria potrebbe facilitare l’annullamento dei visti di residenza permanente, conosciuti come carte verdi.
Al contrario, l’organizzazione Advancing American Freedom, fondata dall’ex vicepresidente repubblicano Mike Pence, ha classificato il caso come cruciale. Per loro, la decisione rende possibile l’espulsione degli individui che “abusano dei benefici dello status di residente permanente legale”.
Questa risoluzione arriva durante un periodo di intensa analisi, in cui la Corte Suprema esamina altre questioni significative sull’immigrazione, nel contesto di un’ampia repressione sull’immigrazione guidata dall’ex presidente Donald Trump. Per i titolari della carta verde, questa decisione rappresenta un aumento dell’incertezza giuridica e della vulnerabilità ai procedimenti di espulsione, anche se le origini del caso di Lau precedono l’inizio del mandato di Trump.
L’ex amministrazione repubblicana sosteneva che il semplice sospetto di un crimine sarebbe stato sufficiente per sottoporre un residente permanente legale, popolarmente noto come titolare della carta verde, alla libertà vigilata sull’immigrazione. I pubblici ministeri federali hanno spinto la corte a sostenere un’interpretazione più espansiva dell’autorità esecutiva in materia di immigrazione.
Inoltre, la corte sta valutando altri processi legati alla proposta di Trump di revocare la cittadinanza per diritto di nascita, la possibilità di riattivare una politica di asilo più rigorosa e la cessazione delle garanzie legali provvisorie per i migranti che cercano rifugio dai conflitti e dai disastri naturali nelle loro nazioni.
















