Il salvataggio a Rondonópolis libera cinque persone da condizioni simili alla schiavitù in un’azienda di riciclaggio nel Mato Grosso
Un’azione degli ispettori del lavoro, effettuata lunedì (22), ha portato al salvataggio di cinque persone in una situazione lavorativa simile alla schiavitù. L’incidente è avvenuto in un’azienda di riciclaggio situata a Rondonópolis, una città a 218 chilometri da Cuiabá, a seguito di una denuncia formale.
Questo recente fatto avviene circa un mese dopo un altro episodio avvenuto nello stesso comune, dove un lavoratore domestico è stato trovato in condizioni simili, dopo aver trascorso undici mesi senza ricevere alcun compenso e sottoposto a un regime di servitù per debiti.
Nonostante abbiano coinvolto diversi datori di lavoro, questi salvataggi consecutivi accentuano un quadro preoccupante nello stato del Mato Grosso. La regione, che ha già registrato il maggior numero di persone liberate da condizioni simili alla schiavitù in tutto il Paese nel 2025, dimostra la persistenza di un profondo problema sociale ed economico, che richiede una continua vigilanza da parte delle autorità per frenare lo sfruttamento della manodopera vulnerabile in vari settori, non solo nell’agroalimentare ma anche nell’industria e nei servizi.
Secondo i dati della Soprintendenza Regionale del Lavoro e dell’Occupazione del Mato Grosso (SRTE-MT), i dipendenti dell’azienda di riciclaggio si sono trovati ad affrontare un ambiente di lavoro e un alloggio forniti dall’azienda stessa che si sono rivelati profondamente degradanti.
Problemi di sicurezza e orari di lavoro lunghi
La squadra d’ispezione ha riscontrato che le persone erano soggette a orari di lavoro estremamente lunghi. I rapporti indicano che il viaggio quotidiano iniziava alle 5:30 del mattino e spesso durava oltre le 22:00.
Inoltre, gli auditor hanno riscontrato l’utilizzo di macchinari obsoleti, privi di adeguata manutenzione e gestiti senza i dispositivi di protezione individuale (DPI) previsti dalla legge.
Le vittime hanno anche assistito al verificarsi di ricorrenti scosse elettriche mentre maneggiavano l’attrezzatura.
Reclutamento ingannevole e condizioni abitative antigeniche
Dei cinque lavoratori salvati, tre provenivano dall’interno del Mato Grosso, mentre gli altri due, un padre e suo figlio, vivevano a Rondonópolis. Dalla denuncia ricevuta emergeva che una coppia, in particolare, si era avvicinata all’azienda con false promesse di lavoro.
Oltre all’adescamento tramite promesse non mantenute, l’ispezione ha rivelato che i lavoratori vivevano in alloggi estremamente precari. La sede non disponeva di una fornitura costante di acqua potabile e l’acqua per il consumo non veniva fornita adeguatamente dai datori di lavoro, in bottiglie PET, come indicato da SRTE-MT.
Dal verbale dell’operazione emergeva inoltre che il cibo dei lavoratori presente nell’alloggio era costituito da avanzi e scarti provenienti dai mercati all’aperto.
Il team di revisori ha inoltre riscontrato che la coppia soccorsa utilizzava i bagni comuni ad altri dipendenti e dormiva in stanze senza armadi, con scarsa ventilazione e senza biancheria da letto.
L’impegno dell’azienda nei confronti del Pubblico Ministero del Lavoro
Dopo la conclusione dell’operazione, l’avvocato del lavoro Pedro Henrique Godinho Faccioli ha mediato un’udienza nella quale è stato proposto di firmare un termine di adeguamento della condotta (TAC) con l’azienda indagata.
Nell’ambito dell’accordo siglato con il Pubblico Ministero del Lavoro (MPT), l’azienda si è impegnata a seguire 16 determinazioni. Tra gli obblighi principali figura il divieto di sottoporre qualsiasi dipendente a condizioni assimilabili alla schiavitù, che comprendono il lavoro forzato, orari di lavoro eccessivamente lunghi, schiavitù per debiti o ambienti degradanti, oltre a qualsiasi restrizione alla libertà di movimento dei dipendenti.
Inoltre, l’azienda si è impegnata a formalizzare la situazione dei lavoratori, registrandoli nella Carta del Lavoro e della Previdenza Sociale (CTPS), effettuando depositi nel Fondo Garanzia Tempo di Servizio (FGTS), pagando il TFR dovuto e il risarcimento dei danni morali individuali.
Sarà inoltre cura dell’azienda coprire le spese di viaggio dei lavoratori verso le città di origine, garantendo l’alloggio fino al rientro.
La TAC stabilisce inoltre una clausola pecuniaria di 20.000 R$ per ogni obbligo inadempiuto e per lavoratore infortunato, nel caso in cui le irregolarità riscontrate si ripetano.
















